Vi racconto la mia finale

La giornata, le emozioni, le sensazioni e le stranezze di una giornata ordinaria in un giorno leggendario

Prato, domenica 11 luglio 2021, caldo. La giornata è storica, comunque vada. A Londra l’Italia si gioca un pezzo, anzi due, di storia. Si, ok, sarà anche storia dello sport, ma è pur sempre storia. A Wimbledon alle 15:00 Matteo Berrettini si gioca la finale del Championship di tennis più importante di tutti. E’ il primo italiano a raggiungere questo livello. E’ vero, è svantaggiato, gioca contro il super mega favorito Djokovic, ma possiamo essere già contenti. Lui il suo “Mondiale” l’ha già vinto, portando il tennis italiano là dove non era mai arrivato. Che paradosso strano della mia vita, proprio qualche mese fa ho cominciato, quasi per un’illuminazione arrivata da chissà dove,  a pensare di provare ad imparare a giocare a tennis. Per ora ho mandato solo qualche mail ai circoli pratesi che mi sono usciti su google maps. Poi l’estate, i soldi, il caldo e via dicendo, per ora mi hanno portato a procrastinare la scelta, forse il prossimo autunno, chissà.

Alle 21 ci sarà però la vera fibrillazione, per passione personale e incontrollabile, l’Italia gioca la finale dell’Europeo a Wembley, sempre Londra, contro gli inglesi. Qui è difficile dire chi sia favorito. L’Italia nella mia mente è più forte, ma loro giocano a casa loro, letteralmente, visto che Wembley è lo stadio di qualsiasi gara interna dei Tre Leoni. Vedremo.

FRA DOVERI DI CASA E BERRETTINI A WIMBLEDON

La giornata passa veloce: passeggiata per comprare i giornali, servizi al mattino (cambio delle lenzuola, vaporetto in bagno, cucina) quasi come se non ci fosse nulla di importante all’orizzonte, chissà, forse è anche un sistema per tenere la mente sgombra. Nel frattempo, seguendo quella sorta di tradizione inconscia alla quale abbiamo dato vita mesi fa, io e la mia compagna ci diamo al proseguo del rewatch di Dawson’s Creek, siamo già al punto in cui Joey e Pacy rompono, la prima un po’ in tutti i sensi. Poi alle 15:00 Berrettini. Esulto e soffro, ma sono appagato, alla fine, come detto, l’impresa è già stata fatta. Matteo però è stoico, da buon italiano, perde a testa altissima, con la sua faccia pulita da bravo ragazzo e promette di dare battaglia in futuro. Speriamo Matteo, dopo oggi lo meriteresti.

FINALE SENZA CENA, FRA PRANZO ABBONDANTE E TENSIONE ALLE STELLE

La sfida è stata lunghissima, quindi fra la finale di Wimbledon e quella di Wembley ci sono meno di un paio d’ore di tempo. Il pranzo domenicale (penne tonno e panna, trota salmonata, verdure grigliate, dolce, caffè e Baileys) è stato abbondante. La mia compagna il calcio non riesce proprio a seguirlo ed amarlo, pace, già ha fatto un miracolo amando me, che a tratti ad una sfera rotolante potrei somigliare. Insieme amiamo tante altre cose, il calcio in casa per il momento è solo per me, gioie e dolori, in fondo mi piace anche così. Meglio il silenzio di commenti inutili.  

Si comincia! Doppia bandiera, appesa l’11 giugno all’esordio alla finestra della cucina-soggiorno, maglia azzurra della Nazionale - quella da allenamento per motivi estetici ed economia - appena indossata, pc sul tavolo per scrivere il commento, non questo, quello serio.

PARTENZA DA INCUBO

Pronti, via e si comincia con una doccia fredda: Luke Shaw ci fulmina quando il cronometro segna appena 2 minuti. Assurdo, come è possibile? Sembra di essere alla finale trauma del 2012. Ci aspetta una notte di passione. Il colpevole è il buon Giovanni Di Lorenzo, a volte gioie e dolori anche nel Napoli. Pazienza, è lunghissima, vedremo. Oggettivamente, nella mia incompetenza calcistica, sono costretto ad ammettere che Southgate ha raggirato il Mancio con la mossa Trippier al posto di Saka. Fra i vari Kane, Stearling, Mount e via discorrendo è proprio il terzino dell’Atletico Madrid il più pericoloso. Cioè, stiamo perdendo grazie ad un terzino pescato dalla panchina. Noi, la patria di Fabio Grosso eroe di Germania 2006. Il mondo è davvero ribaltato.

Piano piano, però, comincio a rincuorarmi. Di fatto non arriviamo mai in porta, ma cresciamo. I miei beniamini, anche per onor di patria, Immobile e Insigne non sembrano in serata, ma Chiesa al 34’ sfiora il terzo miracolo del torneo. Ah però, ci siamo. Che la loro convinzione si stia trasformando in un’arma a doppio taglio come qualcuno diceva? Magari. Certo, quando Jorginho è sembrato pronto a dire forfait una parte di me ha detto “E’ finita, di nuovo, pazienza”. Il nostro eroe venuto da lontano, una terra mistica e remota, con origini nostrane però stringe i denti e resta in campo.

FINALE CON DISTRAZIONE

Nel frattempo io soffro, in silenzio, ogni tanto non prego esplicitamente, ma metto le mani in quel modo tipico di chi invoca una divinità, soprattutto Cristiana, e la mia mente e il mio cuore alla fine qualcosa di miracoloso lo sperano. La mia compagna lava i piatti. Un po’ incurante del momento passa più volte davanti allo schermo per riporre nella vetrina sotto alla tv piatti, tazze e tazzine asciugati. Non è il momento, ma non riesco proprio ad arrabbiarmi e dire niente. Si vede quel che si vede. Si scrive poco. Per par condicio ho cucinato e fatto tanto altro in casa, non siamo da anni 30’ qui.

INTERVALLO CON BLACKOUT

Al mio urlo su una mezza buona occasione si gira con la più bella delle ingenuità non calcistiche: “Che succede? Hanno fatto autogol?”. Chi non segue non pensa che ci si possa disperare anche per un gol tuo non realizzato. Alla fine finisce il primo tempo. E’ ora di prendere una busta di patatine, almeno quella. Non è neanche per fame. Abitudine, nervosismo. Non so. Passando in un punto nevralgico del nostro piccolissimo bilocale facciamo anche staccare l’antenna. Attimi di ansia, ma ragionata e fredda, manco fossi pronto a tirare un rigore. In realtà non sono ne freddo ne con ragione, faccio finta, infatti se ne accorge lei del vero problema. A mente sgombra è più facile notare i particolari. L’intervallo è decisamente movimentato a casa mia, visto che mi chiamano da casa, a Napoli.

Avevo pensato più volte nel pomeriggio di chiamare io, di andare d’attacco alla Mancini per evitare chiamate in serata, ma ha vinto la pigrizia. Parlo con mia mamma di tutt’altro, come se la partita non ci fosse. Chiudiamo ad inizio ripresa. Alla fine quello che non vuole chiudere subito sembro io, paradossi della distanza? Chissà.

RIPRESA DI SPERANZA

Nel mentre all’orizzonte, non troppo lontano dalla Piazza che ho scoperto essere punto d’aggregazione per i pratesi in festa, comincia a sentirsi qualche timido suono. Ci sta. L’Italia è in crescita, pian piano i boriosi inglesi, che ci hanno maltrattato per un mese con i commenti dei vari Ferdinand, Neville e Lineker, che nei loro anni di gloria avrebbero probabilmente dato un pezzo di carriera nei club per vivere le finali che l’Italia ha vissuto fra il 1990 e il 2012, compresa la vittoria del 2006, si affidano a due fondamentali basici: catenaccio-contropiede e lancio lungo. Nel mentre i nostri hanno preso le misure: Kane è surclassato di testa e di fisico da quei due colossi italici di Bonucci e Chiellini, che il Signore ce li preservi fino a Qatar 2022. I vari Di Lorenzo, Emerson, Insigne e Chiesa non lasciano più sfuggire come puledri selvaggi e liberi i vari sprinter di sua maestà. Verratti e Jorginho, insieme a tutti gli altri, riprendono il controllo del gioco. Si può fare, li schiacciamo noi e sappiamo per esperienza che quando giochi in questo modo alla fine lo prendi, Spagna docet. La loro difesa, però, fa paura. Ho sempre provato in questi giorni una forma di rispetto per la loro retroguardia, sono più trapattoniano che sarrista, anche perché noi sappiamo cosa vuol dire in questi tornei avere una difesa che ha preso a stento un gol, su punizione diretta fra l’altro. Noi ci abbiamo vinto un Mondiale nel 2006 in questo modo, prendendo in 6 gare solo un autogol pasticcio di Zaccardo. Nel frattempo resto solo, il mio Amore se ne va a fare la doccia, prima di cominciare a ciondolare di nuovo per casa, di nuovo davanti allo schermo. In realtà è anche una distrazione. I minuti passano e la tensione cresce.

PARI CON BRIVIDO PERSONALE, ANSIA E PESSIMISMO AMICI FEDELI

Cresce anche la fiducia, ma valicare quel muro sembra insormontabile. L’Italia di base concede poco, ma tanti calci piazzati, sui quali i loro giganti mi stimolano ogni paura calcistica possibile. Sembra un paradosso, quindi, quando Bonucci la mette dentro su una baruffa in area. Esulto, meno di contro il Belgio e la Spagna, forse perché oramai adulto questa finale per me vale già tanto, era importante arrivarci. Certo, vincerla non mi farebbe schifo. Fra l’altro, da sfegatato sostenitore del VAR, vedendo per un attimo tutti a terra ho il terrore che lo possano annullare. Probabilmente sono stato l’unico in Italia, ma pazienza. L’ansia è mia fidata compagna. Alla fine è tutto buono e si va avanti. La mezz’ora finale è dura, ricca di ansia, ma anche di soddisfazione. Perché? Ma perché alla fine, serva o non serva, stiamo dominando noi e Wembley è nel panico più totale. Cantatelo adesso It’s coming home. Paura eh? Gli Azzurri ci provano, ma non arrivano mai limpidamente da Pickford. L’unico in grado di farlo sembra Chiesa, sul quale il portiere inglese, forse ingenerosamente poco quotato, ha già fatto un miracolo, senza contare il tuffo riuscito su Verratti nel caos del gol di Bonucci. Il problema è uno, la fortuna di Mancini.

MANCINI SFIGATO, ALTRI CRACK: BERNA UOMO DELLA PROVVIDENZA

Dopo Zaniolo, Pellegrini, Sensi, Florenzi e Spinazzola, rotti fra pre Europeo ed Europeo in corsa, l’Italia perde anche Chiesa. Sapete chi entra? L’uomo più criticato della spedizione, anche da me che avrei voluto Politano, ovvero Federico Bernardeschi. Che l’ex talento della Fiorentina rispolveri i pezzi migliori? Speriamo. Tutto sommato il tridente leggero che Mancini ha creato sembra efficace, anche se occasioni limpide non ci sono, fino a quando su cross di Emerson (per favore Giuntoli portalo a Napoli) proprio Bernardeschi va vicino ad un’esperienza alla Eder del 2016. No, non Eder dell’Inter, ma quello che segnò il gol vittoria del Portogallo in finale contro la Francia. Non ve lo ricordate? Ci sta. Ha combinato poco altro. Per dovere di cronaca è il belloccio in giacca e cravatta che ha portato la Coppa in campo ad inizio gara.

Alla fine dopo ansie, sofferenze, mezze imprecazioni interiori, si va al terzo supplementare su 4 gare ad eliminazione diretta. Un piccolo pensiero va al Napoli di Spalletti, che si ritroverà un Insigne e un Di Lorenzo sicuramente un po’ usurati. Pazienza, sono problemi dei quali ci occuperemo fra qualche settimana. Nel frattempo resto solo, la mia futura moglie va a letto. Ho il tempo di andarle a dare il bacio della buona notte e chiuderle la porta della camera da letto. Si resta da soli, in trincea come il buon ragionier Ugo Fantozzi e con un lavoro da fare per il nostro CDC. Mi sento un po’ Will Smith in Io sono leggenda, speriamo che la prossima variante Covid non ci faccia finire in una realtà simile.

Pronti via e di Insigne non ci si deve più preoccupare, perché Mancini perde pure lui. Dentro Belotti, mentre diamo un’occhiata al viaggio Wembley – Lourdes. In aiuto a Mancini in vista del Final Four di Nations League e del Mondiale del 2022 in fondo ci vuole. Qualcuno potrebbe iniziare a rifiutare l’azzurro per paura di rompersi di questo passo.

ULTIMO CAMBI: TORNA L’IDOLO FLORENZI, SOUTHGATE FA LO STRATEGA

Caspita! L’Italia c’è e come se c’è, il primo tempo supplementare è nostro. Sembriamo quelli delle tre partite del girone, anche se più lenti, ma i 22 in campo sono tutti stanchi, non capirlo sarebbe da folli. Alla fine batti e ribatti ma l’occasione migliore fra post gol di Bonucci e la della mezz’ora di extratime l’abbiamo noi con Berardi, lanciato da Bonucci come Giaccherini nel 2016. Il tutto è però più impreciso e Pickford è bravo a chiudere almeno lo spazio. Non la tocca neanche. Piano piano l’Italia rallenta e poi si soffre, poco meno della sfida con la Spagna. L’ultima parte è durissima, perché a sorpresa premono un po’ più loro. Mancini si gioca l’ultima carta, giocatore di cui sono da sempre innamorato e che mi fa non comprendere le scelte della Roma, ovvero Florenzi. Come fai a non amare uno che salvò di tacco al volo il quarto con la Germania 4 anni fa e che baciò il pallone prima di mandarlo in area nel fatale spareggio che ci mandò fuori dai Mondiali di Russia 2018? In più sa fare tutto, con quel tacco ha dimostrato anche di saper fare il portiere. Southgate invece fa una mossa coraggiosa. Due cambi ad un minuto più recupero dalla fine, mettendo Rashford (che fra l’altro aspettava da una vita a bordo campo, praticamente il CT inglese si fida solo di come tira dal dischetto) e Sancho. Scelta giusta? Difficile dirlo. Già so che se sbaglieranno saranno tutti gettati dagli inglesi e non solo nell’umido, se dovessero fare bene Southgate diventerebbe per qualche mese il nuovo Messia della panchina. Alla fine si, si va ai rigori.

RIGORI CON RIFLESSIONE LIBERA

Parte Berardi, che pensavo tirasse con la Spagna. E’ uno di cui ci si può fidare, anche se appare teso. Alla fine la mette, partiamo bene. C’è un pensiero che aleggi nella mia mente “Qualcuno ha mai vinto due volte di fila ai rigori in questi tornei?”. Onestamente non lo sapevo, solo dopo scoprirò che no, non era mai successo. Nel mentre Kane batte Donnarumma, che però si dimostra sveglio sfiorando. Poi tocca a Belotti. Altra sentenza, lo so, ma Bizzotto (che ha preso il posto del povero Rimedio infettatosi con il Covid) fa quello che mai si dovrebbe fare, dicendolo in diretta nazionale ad alta voce. Belotti calcia malino, Pickford intuisce. La frittata è fatta. Rimedio e Di Gennaro quando tornate? (Anche se la Serra è stata brava davvero). Maguire mette un rigore quasi alla CR7, esulta come fosse un gol su azione anche se ne mancano 3 per parte. Il flusso di pensieri alla Joyce, irlandese, comincia: “Loro hanno quasi sempre perso ai rigori, prima o poi . . . ”; “Due volte di fila in rimonta è impossibile”; “I migliori nostri sono tutti usciti”. Però, mai dire mai, perché Bonucci con un po’ di brivido lo mette, Pickford sfiora. Dai, oggettivamente non è male questo ragazzo, considerando che per anni il portiere degli inglesi è stato Hart. Siamo sotto, arriva il momento della prima Southgate’s card (me lo sono appena inventato io, spero di non fare figuracce): Rashford. Il giovane talento dello United parte come peggio non si può: passetti, indecisioni, stop. Donnarumma è giovane, ma tutto tranne che sciocco, resta al suo posto. Rashford lo spiazza, ma le troppe indecisioni mandano la sfera sul palo e poi sul fondo. Possiamo rientrare, ma tocca a Bernardeschi. I pensieri sono mille, perché non è amato, non lo avrei voluto, però ha giocato discretamente, Mancini si è fidato ad occhi chiusi e con la Spagna ha piazzato un tiro dal dischetto pazzesco. Stavolta Berna non esagera, ma di semplicità, piano al centro, lo mette. Pickford non capisce: siamo di nuovo in parità e ne mancano due a testa! In realtà ho già perso il conto. Oggettivamente ora la pressione è tutta su di loro.

VITTORIA INCONSAPEVOLE, SOSPENSIONE D’ESISTENZA

Tocca al secondo asso del CT inglese, Sancho. Donnarumma, che statisticamente un rigore o due su cinque li prende, lo ipnotizza e para. Siamo ad un rigore dal trionfo e tocca di nuovo a Jorginho, lo so perché lo dice Bizzotto. Oramai sono in un stato d’esistenza, fra ansia e gioia, attenzione e distrazione. Vuoi che Jorginho sbagli dopo tutto quello che si è detto su di lui e che ha fatto? Ovviamente si, con Pickford che è bravo e fortunato, perché il suo tocco finisce sul palo e ritorna fra le sue braccia. Tutto da rifare, due errori a testa. In realtà onestamente ho perso il conto. Con quel “Tutto da rifare” pronunciato da Bizzotto non mi rendo conto che se Donnarumma para è fatta. Nel frattempo ho anche chiuso la finestra, perché avverto urla e botti sfalzati. Non so chi fra me e i vicini sia in ritardo o se addirittura nei pressi della mia dimora pratese ci sia un nugolo di inglesi. Nella mia ingenuità del momento sono convinto che comunque vada si continuerà almeno con un altro a oltranza. Quindi, quando Gigione para come su Sancho anche il penalty di Saka esulto poco, scrivo nel pezzo l’intervento e poi riguardo. Solo allora capisco. Siamo Campioni d’Europa.

 

E’ un’esultanza solitaria, silenziosa. Chiudo il pezzo come merita, apro la finestra, la festa a distanza comincia. Nel frattempo carico tutto, il titolo va da se, che gli vuoi dire se non “Footaball is coming Rome”. Guardo tutto, in pace e in serenità.

NOTTE DI FESTA, INTIMA, SILENZIOSA

All’inizio di Notti Europee su RAI 1 faccio una doccia veloce. Nel 2006 feci mattina con gli amici del liceo, mangiammo in un posto al volo dove non avevamo mai preso neanche una coca-cola, macinammo chilometri a piedi e, scena orribile, svuotammo le vesciche in punti dove non si sarebbe potuto. Avevamo fra i 15 e i 17 anni. Oggi a 32 me la godo diversamente, bella lo stesso. Ho visto l’Italia Campione del Mondo e d’Europa. Mando qualche messaggio in giro. Una festa mia, silenziosa, con la maglia azzurra. Sistemo meglio le bandiere, le lascerò per giorni, forse fino al 24, quando tornerò per un po’ a casa, a Napoli. Che 2020-2021 folle, indimenticabile: trasferimento e convivenza quasi per caso, ma bellissimi. Primo anno intero di insegnamento in una scuola pubblica, matrimonio messo in piedi per l’estate 2022 e l’Italia Campione d’Europa dopo i disastri recenti, quando il quarto perso ai rigori nel 2016 ci sembrò un miracolo. Grazie ragazzi, grazie di tutto. Di questi momenti ne abbiamo bisogno.

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