Sì, riempiamo la piazza per lo stupidissimo calcio, lasciatecelo fare

Costante parallela ai festeggiamenti dei trionfi sportivi, la critica spocchiosa e stucchevole della piazza piena di chi non ama, giustamente, questo sport

L'Italia è Campione d'Europa di calcio maschile ad Euro 2020, rinviato a questo 2021 causa Covid-19. Gli Azzurri, guidati da Roberto Mancini, hanno trionfato a Londra, nello stadio di Wembley, in casa avversaria, gli inglesi. A casa loro letteralmente, perché, se l’Italia quando gioca le partite interna gira fra i vari stadi italiani, l’Inghilterra ha letteralmente un suo stadio, come le squadre di club, appunto Wembley. Per questo sugli spalti partivamo svantaggiati, con un rapporto di 5 inglesi per ogni italiano, che creava una spaventosa differenza di 50.000 uomini della regina contro 10000 italiani. Anzi, secondo alcuni la differenza era ancora maggiore.

LA RETORICA DELLA PIAZZA PIENA

Come nel 1934, nel 1938, nel 1968, nel 1982 e nel 2006, gli italiani sono scesi nelle piazze e nelle strade a festeggiare, alcuni fino all'alba, visto il protrarsi della sfida fino ai calci di  rigore. Lasciando stare per un centesimo di secondo il Covid, problematica seria e per la quale i festeggiamenti sarebbe stato giusto farli con mascherina, distanziati e in ampi spazi, per questo vanno accettate e avallate le critiche ai comportamenti scorretti, noi vogliamo soffermarci su un altro tipo di critica, quella morale, quella etica, quella, perdonateci, a volte spocchiosa del “Scendete in piazza per festeggiare e non per il rincaro della benzina”. Un contro altare che si erge costantemente dinanzi ad ogni festeggiamento sportivo in piazza, in particolare il calcio, che sia per la Nazionale o per i club.

Onestamente, con tutto il massimo rispetto intellettuale, ma quando siamo mai scesi in piazza per i rincari della benzina? Quella percentuale, nemmeno piccola, di italiani che non segue e ama il calcio e che non festeggia la Nazionale, quando mai è scesa in piazza per il rincaro della benzina o delle bollette, o almeno ci ha provato non venendo seguita? A memoria, onestamente, mai. Quindi, perché questa retorica?

Forse, sperando di rivivere presto e spesso altri momenti come questo, magari anche senza l’ansia e la paura del virus serpeggiante e dilagante, sarebbe giusto mettere la parola fine a queste critiche abbastanza spicciole e spocchiose, di chi probabilmente è spesso seduto in divani di lusso in case borghesi con ampie librerie, beato e bravissimo chi le ha queste ultime, che non sa cosa vuol dire provare certe esperienze.

LA LIBERTA’ DI CELEBRARE LE PROPRIE PASSIONI

Ognuno ha i suoi hobby, le sue passioni. Lo sport è una cosa bellissima e importantissima, perché in primis fa bene alla salute, i medici lo predicano da decenni. Lo sport fa crescere e maturare i ragazzi, chi oggi non porta i figli almeno per qualche anno a praticarne uno anche per questo? Lo sport, se trasmesso bene, può insegnare valori immensi: solidarietà, amicizia, rispetto, lavoro, fatica, accettazione della sconfitta e dei momenti difficili.

LE STORIE DI RISCATTO, CHE FANNO ESPLODERE DI GIOIA

Lo sport può essere riscatto. Può esserlo per ragazzi che provengono dalla provincia di Napoli, dove purtroppo è ancora facile perdersi. Lo sport può essere riscatto per un ragazzino bravo, ma piccolo al quale veniva detto “Non ci interessi, sei troppo basso”.  In qualche modo vittima di una sorta di body shaming, se volessimo seguire una linea iper intransigente e moderna su bullismo e razzismo, che spesso oggi è sposata da quelli che criticano chi usa trombette, appende bandiere e scende in piazza. Un ragazzino che oggi è il 10 della Nazionale, che ha trascinato con gli altri E con 2 gol, uno più bello dell’altro, la squadra sul tetto d’Europa. E’ riscatto per un ragazzo come Di Lorenzo, che 4 anni era un C, dove si vive e lavora in un mondo distante anni luce dalla realtà del calcio iper pagato e iper acclamato e che annata dopo annata e partita dopo partita è arrivato alla notte di Wembley. E’ il riscatto di Jorginho, partito giovanissimo dal lontano Brasile, rifacendo la strada degli avi italiani, vivendo momenti difficili, a chilometri e chilometri da casa, costretto a crescere fra estranei, vedendosi mandato anche lui in Serie C, lontano dal calcio che conta, poco considerato in patria, tanto da scegliere quella che è diventa casa sua di fatto. E’ il riscatto di Federico Chiesa, partito qualche anno fa con l’etichetta di figlio di papà e che ha dimostrato, con uno stile diverso, di essere forse più bravo di quel papà famoso e che ha meritato tutto quello che gli è successo. E’ il riscatto sportivo e di vita di Mancini e Vialli. Due amici, prima di qualsiasi altra cosa, che quasi tre decenni fa di impresa ne fecero un’altra, portando sul tetto d’Italia la piccola squadra genovese della Sampdoria, sfiorando il miracolo del tetto d’Europa, fermati in finale proprio in quel Wembley dal super Barcellona. Riscatto di vita, perché Vialli, bello, ricco e famoso, ha vissuto la sofferenza e la paura che ogni giorno provano, purtroppo, tanti uomini e tante donne comuni, la lotta al cancro, che come sappiamo non è finita per lui. Tutte queste storie, che chi segue il calcio le sa, sono quelle che danno ancora più valore ad un’azione di calcio bella da vedere, perché riesce a pochi prescelti al mondo, ad un gol segnato, che a volte sembra un’impresa titanica, ad una difesa ben riuscita con un salvataggio all’ultimo secondo, cosa in cui noi italiani siamo da sempre bravissimi e che rappresenta tutta la nostra storia, tutto il nostro popolo.

LIBERI DI SEGUIRE FOLLEMENTE LE PROPRIE PASSIONI

Sempre Covid permettendo, oggi vogliamo dire a tutti questo: chi ama la musica riempia gli stadi, grida e canti; chi ama il cinema vada sotto i balconi dei suoi idoli o ad assieparsi vicino ai red carpet; chi ama i libri e i fumetti vada agli incontri dei suoi autori preferiti e faccia la fila, di notte, per acquistare il primo giorno la prima edizione dell’opera ultima. Va bene tutto, chi ama il calcio (che poi può amare tutto o tanto delle altre cose citate) oggi vuole scendere in piazza ad urlare la sua gioia, perché il paese in cui vive per una notte e in una cosa, in uno sport, è il migliore d’Europa. Che male c’è?

LE PIAZZE IN FESTA E LE PIAZZE IN PROTESTA, COSE DIVERSE

Scendere in strada, urlare, fare la fila, spendere soldi per le proprie passioni sono tutte espressioni dei sentimenti e delle emozioni legittime, nessuna, nemmeno l’assieparsi in strada, ha qualcosa in comune con la protesta. Quello è tutto un altro sentimento che, purtroppo, spesso riunisce meno gente rispetto calcio e anche ad altre passioni. Per la protesta a volte ci alziamo, gridiamo e scendiamo in piazza, vero, giusto e sacrosanto, a volte necessario, ma solo spesso lo facciamo solo quando ci tocca nel nostro orticello, e questa e tutta un’altra storia, anche questa tutta italiana.

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