Salernitana-Napoli: la storia del “Derby di Piombo”

Molti non conoscono il motivo dell'astio tra le due tifoserie. Con questo storytelling, viene raccontato il "derby di piombo", un match sentito più degli altri in Campania e per capirne i motivi dobbiamo fare un passo indietro e tornare al lontano 1945

Siamo giunti alla vigilia di Salernitana-Napoli. Non una partita come tutte le altre, non un derby come tutti gli altri e la storia lo insegna.

Nei 22 precedenti, solo 3 sono state le vittorie dei granata; 9 quelle per gli azzurri e ben 10 pareggi. Il Napoli però ha un tabù da sfatare: non ha mai vinto contro la Salernitana in Serie A (solo due incontri giocati in massima serie, nella stagione 1947/48, finiti entrambi in pareggio).

Ma facciamo un passo indietro, anzi, forse qualcuno in più… Ci troviamo nel 1945, periodo post Seconda Guerra Mondiale. In quell’anno, a causa degli scombussolamenti dovuti ai conflitti militari, si optò per organizzare tanti “mini-campionati” a stampo regionale e non un unico campionato nazionale come avveniva in precedenza. Sia il Napoli che la Salernitana presero parte, dunque, al Campionato Campano.

In quell’epoca, il Napoli affrontava le partite casalinghe al campo “Vesuvio” nel rione Ascarelli. Tuttavia, a causa dell’inagibilità del terreno di gioco in seguito ai bombardamenti, il presidente Luigi Scuotto inizialmente commissionò la costruzione di un campo nell’attuale Piazza Nazionale; dopo le prime giornate di campionato fece disegnare un terreno di gioco all’interno dell’Orto Botanico, in via Foria. All’interno dell’Orto Botanico venne anche costruita una struttura in metallo che poteva contenere fino a 3000 persone circa per ogni match.

L’inizio di campionato da parte degli azzurri non fu così eccezionale come da pronostici iniziali, mentre in vetta vi erano, a sorpresa, Salernitana e Stabia.

Nel girone di ritorno inizia la scalata del Napoli con l’obiettivo di riconquistare il primo posto tanto ambito. Dopo un apparente tranquillo incontro d’andata, disputato a Napoli, tra gli azzurri e i salernitani, il match di ritorno fu tutt’altro che pacifico.

Era il 13 maggio 1945, al “Vestuti” di Salerno si gioca Salernitana-Napoli. Uno scontro diretto che avrebbe praticamente deciso le sorti delle due squadre. Nei primi minuti del match passa in vantaggio il Napoli. Intorno al minuto 30, i granata trovano il gol del pari e inizia il putiferio. Pochi secondi più tardi viene assegnato un calcio di rigore per gli azzurri che si spense sul palo. In quei minuti successe praticamente l’inferno: ci fu un’invasione di campo da parte di tutti i tifosi e dalle tribune vennero esplosi diversi colpi di arma da fuoco (da qui il nome “derby del piombo”) a tal punto che quando la situazione degenerò, l’arbitro Stampacchia si finse morto per cercare di calmare gli animi.

In un’intervista, il medico della squadra, Athos Zontini definì il derby come: “drammatico ma per certi versi anche grottesco”. Aggiunse, poi: “Gli animi erano accesi in campo e sugli spalti. L’arbitro sudava freddo per tenere in pugno la tensione, poi improvvisamente si accasciò al suolo e fece temere il peggio. Era stato colpito da un colpo d’arma da fuoco? Neanche per sogno! Fingeva di essere morto per placare gli animi, riuscendo parzialmente nell’intento. L’arbitro fu trasportato negli spogliatoi dal terzino Puzzo, rinomatissimo per la durezza del suo cranio, che si sfilò la maglia aprendosi un varco tra la folla a poderose testate”.

L’episodio segna la fine del sogno per le due squadre di poter vincere il campionato. Il Giudice Sportivo squalificò il campo della Salernitana che disputò le rimanenti partite in campo neutro, comminandole, inoltre, 25.000 lire di multa e soprattutto ordinò che il campionato venisse sospeso per un mese.

Il torneo riprese a giugno ma venne vinto dallo Stabia a tavolino. I gialloblù trionfarono nel Campionato Campano anche grazie alle prestazioni di Romeo Menti, calciatore defunto qualche anno dopo nella tragedia di Superga. A Menti, gli fu dedicato lo stadio di Castellamare di Stabia oltre che quello di Vicenza, di Nereto e di Montichiari.

Le cose tra Salernitana e Napoli, tuttavia, non migliorarono negli anni successivi. Nel 1947/48 il Napoli spedì in Serie B la Salernitana (che non si salvò per un solo punto) con il pareggio dell’11 aprile del 1948, ma gli azzurri furono declassati all’ultimo posto (con conseguente retrocessione in B) per tentativo di corruzione. L’anno successivo il Napoli risalì in Serie A mentre i granata restarono in B.

Le due squadre si rincontrarono nel 1982, in una gara di Coppa Italia che si giocò a Salerno. Il match terminò 0-1 in favore dei partenopei che si qualificarono agli ottavi di finale.  Anche in quell’occasione non mancarono colpi di armi da fuoco e risse tra tifosi.

L’ultimo incontro risale al 16 agosto 2009, gara di Coppa Italia giocata al San Paolo di Napoli e terminata 3-0 per gli azzurri con reti di Maggio, Lavezzi e Hoffer. All’Arechi di Salerno non si gioca dal 3 aprile 2004, gara di Serie B, terminata a reti inviolate.

Con la promozione della Salernitana in Serie A, finalmente potremmo assistere ad un derby che i tifosi granata (soprattutto) da tanto stanno aspettando; con l’auspicio di non rivedere più risse tra le tifoserie delle “cugine” campane e di non udire più colpi di arma da fuoco a Salerno durante e dopo la gara.

 

 

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