Rinascita italiana a Tokyo 2020

Quella in terra nipponica è stata la spedizione azzurra più medagliata di sempre con un'atletica mai vista

Giorni e giorni di dirette alla Rai soltanto per sperare nell'accesso ad una finale. Queste sono state per anni le Olimpiadi degli sportivi italiani. Americani, russi e tedeschi raramente ci hanno lasciato spazio sul podio. Lo sprint vincente di Mennea, gli anelli magici di Yuri Chechi o il salto sinuoso di Sara Simeoni sono stati rarità. Per noi italiani la vittoria olimpica è stata da sempre il simbolo dell'impresa ai limiti dell'impossibile.

Tutto l'oro di Tokyo in una volta sola sommerge, stupisce e lascia senza fiato. Cinque ori nell'atletica leggera, poi, sono qualcosa di inimmaginabile. Nelle precedenti 26 Olimpiadi a cui l'Italia aveva partecipato, dall'atletica leggera erano arrivati soltanto 19 ori. Solo un visionario poteva attendersi dall'atletica azzurra una tale ricchezza di risultati.

É successo qualcosa di molto vicino al concretizzarsi di un sogno. Ma se dentro un sogno c'è la speranza, dietro una vittoria olimpica ci sono fatica, lacrime e sudore. Nello sport, quello pulito, non si può barare.Quello che semini, raccogli. E nella raccolta vi è il frutto di ore, giorni, mesi, anni di allenamenti. Ogni giorno per dieci, cento, mille volte al giorno, lo stesso esercizio, provato e riprovato, fino alla nausea. Nel giorno della gara, poi, devi fare i conti con l'ansia e le palpitazioni del momento che non consente repliche. Hai un'unica possibilità. Non puoi sbagliare. Cuore e palle d'acciaio. Non hai un cellulare per ripetere il Tik Tok o cancellare la foto venuta male. E te la giochi con altri indemoniati che per anni non hanno mai smesso di pensare a quella sfida. Tutti i santi giorni hanno sacrificato tutto il proprio tempo per il tuo stesso sogno, versando le tue stesse lacrime e sudore. E ci pensate? Nel bel mezzo di una pandemia mondiale, una crisi economica storica e l'imbarazzante vacuità della politica che non riesce a fermare la rovina del nostro pianeta, trionfa proprio adesso l'Italia.

Siamo un popolo molle nella ricchezza e follemente cazzuto alle soglie della rovina. Quest'anno abbiamo vinto tutto quello che potevamo vincere. Eurovision, Europei dei calcio, finale a Wimbledon, Olimpiadi. Il mondo è in ginocchio e l'Italia reagisce, spinta da un incredibile desiderio di ripartenza e di ritorno alla normalità. Uno ci crede, ci spera, poi quando succede davvero, è meravigliosamente bello.

Queste Olimpiadi servano a tutti noi per puntare con speranza all'impossibile, passando per la fatica, senza cercare scorciatoie, perché proprio nello sforzo enorme e coraggioso di vincere la fatica riusciamo a provare la sensazione autentica di vivere. La qualità della vita non risiede nella quantità di denaro, nei voti conseguiti o nei numeri raggiunti, ma è insita nell’azione stessa del vivere, vi scorre dentro. Il migliore riconoscimento per la fatica fatta non è ciò che se ne ricava, ma ciò che si diventa grazie ad essa.
Mi piace pensare ad un popolo, il nostro, che smetta di piangersi adesso, per le tasse, il colore della pelle o le diseguaglianze economiche e in cui ciascuno faccia il massimo che può, senza perdersi nella sterile osservazione dell'isola che non c'è.
Teniamoceli stretti i ricordi di queste Olimpiadi, ci accompagneranno nelle sfide più difficili che ancora ci aspettano

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