Quando il calcio diventa tragedia…

La vita trionfa sulla morte. Eriksen è fuori pericolo.

Le immagini del malore occorso al calciatore Eriksen hanno compiuto il giro del mondo, terrorizzando spettatori e presenti. Al minuto 43 del match tra Danimarca Finlandia, valevole per la fase a gironi di Euro 2020, Il cuore del fantasista danese ha ceduto di colpo. Dapprima ingobbito, poi esanime, è crollato al suolo privo di sensi. Simon Kjaer, capitano della compagine del regno, è stato lucido nel compattare la squadra, organizzando uno scudo umano attorno alla vittima durante i soccorsi. La panchina danese ha introdotto sul rettangolo verde teli ed una bandiera per coprire il compagno ed evitare che qualcuno potesse fotografarlo.  Da capitano vero e grande amico di Eriksen, il difensore danese ha consolato con parole rassicuranti Sabrina Kvist Jensen, compagna di Chris, che era entrata sul terreno di gioco in lacrime per le condizioni di suo marito. La stella danese, “morto per un minuto”, è stata salvata grazie all’ausilio di un defibrillatore.

 La sicurezza nello sport è un tema delicato, che in passato ha suscitato profonde tensioni. La vicenda di Eriksen ha mostrato la rilevanza della presenza di macchinari di primo soccorso a bordocampo. In passato, numerosi calciatori hanno pagato con la morte l’assenza di dispositivi di salvataggio. Domenica 30 ottobre 1977. A Perugia, i grifoni ospitano la Juventus. La squadra ligure schiera Renato Curi, ventiquattro anni, regista del team. Nella ripresa, dopo cinque minuti di gioco sotto la pioggia, il giovane si acca­scia improvvisamente al suolo. Il gesticolare disperato dei giocato­ri juventini accanto al suo corpo lascia presagire la gravità della situazione, ma nessuno riesce a comprendere, non essen­dosi visti contrasti di gioco vio­lenti. Arriva la barella, il giocato­re viene portato fuori dal campo. I medici sociali del Perugia gli praticano due iniezioni e la respira­zione bocca a bocca. Curi è pao­nazzo, il cuore ha frenato il battito. Mentre la partita, tra com­pagni e avversari ignari, prose­gue, il centrocampista viene caricato su un’ambulanza e condotto al Policli­nico di Perugia. I sanitari di turno registrano il decesso. Una fine terribile per la sua fulmineità.

Un triste epilogo differenzia anche i percorsi di vita tra Christian Eriksen e Piermario Morosini. Sabato, 14 aprile 2012. Lo stadio Adriatico di Pescara ospita una gara di campionato della serie cadetta tra gli abruzzesi e il Livorno. Piermario, che indossa la maglia dei toscani, al 31’ si accascia a terra. Il calciatore prova a reagire, ma resta prigioniero dei capricci del suo cuore. La situazione è drammatica. Piermario morirà dopo qualche minuto. La gestione dei soccorsi diventa oggetto di contestazione. Tre medici vengono successivamente condannati e poi prosciolti per non aver usato il defibrillatore, che avrebbe potuto salvare la vita al giovane centrocampista toscano.

Christian Eriksen è stato protagonista di un miracolo. Il campione danese è rimasto aggrappato alla vita con tutte le sue forze, riuscendo a salvarsi. Alle 18.46 del 12 giugno 2021 il fato era a Copenaghen per restituire la vita ad un sognatore.

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