Passeggiata emozionale con Diego

La mostra creata da Siano e De Rosa ci porta nella Napoli di Maradona, quella fra Soccavo e Fuorigrotta, quella della gente che si beava della sua vicinanza

Un tuffo nel passato, una macchina del tempo, una passeggiata fra i ricordi. La mostra Diego Armando Maradona - il riscatto sociale attraverso lo sport, creata dalla sapienza dietro la macchina fotografica di Sergio Siano e dalla capacità di creare qualcosa di ulteriormente profondo della curatrice Yvonne De Rosa è tutto questo e molto di più.

Al Jambo 1 di Trentola-Ducenta il talento di questi due artisti si fonde creando un percorso breve ma intenso, ricco di istantanee in bianco e nero del Maradona napoletano. C'è tutto. Dalle scene più memorabili, i grandi gol contro le rivali dell'epoca, i trionfi ma, soprattutto, il Maradona più intimo, di coloro che se lo godevano, a volte anche solo per necessità, al Centro Paradiso di Soccavo. Era in quelle occasioni che Diego si regala alla sua gente, forse addirittura più che al San Paolo, in modo molto più intimo, umano, un vero Dios sceso in terra fra gli uomini e che vuole passeggiare fra loro, stare con loro. E' da quelle foto che si vede la lucentezza dell'animo puro di Diego, dai suoi occhi immortalati da un giovane Siano, erede del padre e al quale appartengono le foto del primo anno a Napoli esposte all'evento.

Una mosta gratuita, per tutti, come dice il direttore dell'ufficio stampa del Jambo 1, Carlo Alvino, non solo per i tifosi del Napoli, non solo per gli appassionati di calcio, non solo per i meridionali o gli argentini, ne solo per tutti questi messi insieme, ma per tutti, per tutti quelli che vogliono semplicemente emozionarsi attraverso un'arte, come quella della fotografia, che non ha nulla da invidiare alle altre, soprattutto se dietro c'è un artista come Siano. Un'artista che dimostra, con quelle foto e i commenti e gli anedotti forniti durante l'evento, quanto ci sia tutto il suo trasporto emotivo e personale in quelle foto. L'amore di un giovane napoletano per Diego. Maradona che diventava salvezza con quei momenti non rubati in silenzio, ma offerti da Diego in massimo rispetto e affetto, dove le foto, i gesti, i silenzi hanno parlato forse per entrambi più di qualsiasi parola. Diego che salva l'artista al Centro Paradiso dalle brutture del mondo, anche di quel lavoro, che a volte portava Sergio Siano è immortalare eventi tragici dove non c'era più vita. 

Ma il quid della mostra, come dichiara il titolo, è un altro, o forse no, perché tutto si intreccia. L'idea di De Rosa è mostrare al Mondo, a tutti quelli che, riprendendo sempre Alvino, vogliono emozionarsi, quanto un luogo unico e martoriato come Napoli si sia sentito salvato e riscattato dallo sport, da una squadra di calcio, da un uomo, che semplice non era, che si era riscattato grazie a quel talento, conquistando tutto. Un uomo al quale, forse, bastava o sarebbe bastata solo quella gente, quel popolo, che lo amava davvero, senza chiedere nulla in cambio, o quasi, perché la vittoria la voleva, ma con Maradona in campo era il minimo da chiedere.

In fondo l'autore dell'opera è salvato da colui che diventa opera, ma che era vera carne e vero corpo, l'autore uomo del popolo, del quale tutti all'epoca si sono sentiti salvati da quella Napoli finita, quasi all'improvviso, sul tetto del Mondo grazie a Diego. Un riscatto sociale che si abbina, in un evento dove tutto si intreccia grazie ai suoi autori non per caso, con quello del luogo in cui è ospitato, il Centro Jambo 1. Una location che grazie a Salvatore Scarpa e allo Stato, che se vuole c'è anche in certi luoghi e territori, sta riscattando un altro piccolo pezzo della Campania difficile in maniera esemplare, con il lavoro, la serietà, la dedizione e anche l'arte, che serve e servirà sempre, soprattutto se è com'è quella creata dal duo Siano - De Rosa.

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