Mancini, l’uomo del rinascimento italiano

Il peso di non aver centrato la qualificazione ai mondiali, la voglia di ripartire. La cura di del Mancio ha portato l’Italia sul tetto d’Europa. Cerchiamo di capire quali sono stati gli ingredienti vincenti, al di là dei tatticismi.

Gli occhi ancora gonfi per l’emozione, il cuore che batte, gonfio anche lui di emozione, e soprattutto di orgoglio. Non sono passate nemmeno 24 ore e, mentre ci stropicciamo gli occhi per la notte quasi insonne, sorridiamo guardando le storie sui social degli Azzurri. No, non è stato un sogno: l’Italia è campione d’Europa!

Un traguardo impensabile fino a 3 anni fa, quando la Nazionale italiana finì nel baratro, dovendo rinunciare al mondiale del 2018. Senza stimoli, senza voglia, senza passione; a dover guardare la coppa sollevata al cielo dalla Francia, l’eterna rivale, senza poter fare nulla. Ora, invece, eccoci lì, sul trono d’Europa a guardare dall’alto mostri sacri come Germania, Spagna, Francia, Portogallo, Belgio e Inghilterra con la consapevolezza di aver incontrato e battuto almeno 3 di queste 6.

Un momento. Fermiamo un attimo questa girandola di emozioni, riavvolgiamo il nastro e cerchiamo di capire cosa è accaduto. Ritorniamo al 10 novembre 2017, a Solna, dove gli azzurri si giocano lo spareggio contro la Svezia. Quella che doveva essere una passeggiata diventa un incubo. Finisce 1-0 per i gialloblù. Il ritorno rivela tutti i difetti degli Azzurri. Ce la mettono tutta i ragazzi di Ventura, De Rossi impazzisce, vuole far entrare Insigne. A quanto pare, il Magnifico non serve. Cronaca di un disastro annunciato. Per la seconda volta nella sua storia, la Nazionale di calcio del Belpaese, quella dei 4 mondiali, deve rinunciare a Russia 2018. Una conseguenza, dovevamo aspettarcelo, ma fa male lo stesso.

14 Maggio 2018: Roberto Mancini viene nominato ct della Nazionale Italiana. Molti, troppi storcono il naso, non era ciò che ci aspettavamo. Inizia così un nuovo percorso, la cura del Mancio. Il nuovo commissario tecnico convoca tante nuove leve, giovanissime, “fateli giocare i giovani italiani, sono bravi!”. Il primo impegno dell’Italia targata Mancini è la Nations League. Si inizia male con le sconfitte con Polonia e Portogallo. L’ultima gara con la Polonia è decisiva: gli Azzurri rischiano la retrocessione. Si vince, all’ultimo respiro, un po’ zoppicando, con il gol di Biraghi. Il successivo pari col Portogallo, ad un anno dalla disfatta con la Svezia, fa crescere un cauto ottimismo.

Marzo 2019: iniziano le qualificazioni all’Europeo itinerante che si disputerà tra giugno e luglio 2020 (salvo poi slittare l’anno successivo a causa della pandemia). Il ct chiede “allegria, gioco e soprattutto gol”. Arrivano 18 punti nel girone con Finlandia, Armenia, Bosnia Erzegovina, Liechtenstein e Grecia e la qualificazione viene ottenuta con 3 turni d’anticipo, un record.

Giugno/luglio 2021: l’Europeo Azzurro. Un’Italia intera si rinnamora definitivamente della Nazionale, la sente più sua grazie alla presenza di un gruppo eterogeneo con calciatori che vengono da diverse squadre. Subito si mettono in mostra gli Azzurri che per Ventura non servivano: Insigne diventa titolare inamovibile, Jorginho è imprescindibile. Pessina e Locatelli esordiscono a suon di gol e trascinano l’Italia. Di Lorenzo da riserva diventa titolare per sostituire Florenzi e lo fa egregiamente. Spinazzola è il simbolo dell’Italia che non molla mai. Tutti sono fondamentali nell’Italia di Mancini. Quel monito “allegria, gioco e soprattutto gol” ha funzionato eccome. Ragazzi che prima di essere giocatori, sono stati bambini provenienti dai paesini più piccoli d’Italia e sono saliti sul tetto d’Europa.

Mancini è l’uomo del rinascimento azzurro. Un percorso fatto di sudore, passione e mentalità. Mancini è un folle che ci ha creduto fino alla fine, ma non era solo. Con lui, uno staff tecnico formidabile: il capodelegazione Gianluca Vialli, il team manager Gabriele Oriali, Daniele De Rossi, Alberico Evani, Attilio Lombardo, Nuciari, Fausto Salsano. Scelte non proprio fatte a caso: un gruppo unito, uomini che hanno fatto anche loro la storia dell’Italia del football e, quindi, possono dare tutto ai ragazzi scesi in campo. A insegnarci che nel calcio, come nella vita, si può cadere, ma si ci rialza e si riparte. Insieme.

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