Lazio, inizio amaro per Hysaj

Inizia male l’avventura biancoceleste per il terzino classe 1994, colpevole di aver cantato “bella ciao” durante un pranzo con la squadra

“Hysaj verme, la Lazio è fascista”. Recita così lo striscione apparso nella serata di ieri su Corso Francia a Roma, autori ultras di estrema destra. Non inizia nel migliore dei modi l’avventura del terzino albanese, reo di aver cantato “Bella ciao”, noto canto intonato dai partigiani che durante la seconda guerra mondiale lottarono per la liberazione dal regime nazifascista. Il video dell’esibizione è stato diffuso sui social del compagno di squadra Luis Alberto, poi prontamente rimosso a causa delle polemiche già sorte nelle prime ore. Alcuni esponenti della tifoseria organizzata hanno ribadito la loro posizione all’agenzia ADN Kronos: "Storicamente la nostra è una tifoseria di estrema destra e ne siamo orgogliosi. ‘Bella Ciao' cantato con la maglia della Lazio è una cosa fuori dal mondo, Hysaj ha sbagliato. Non ha scuse".

La S.S. Lazio si è schierata subito a difesa di Elseid Hysaj, pubblicando un comunicato sui suoi canali social dichiarando: "È compito della Società tutelare un proprio tesserato e sottrarlo a strumentalizzazioni personali e politiche che certamente in questo caso nulla hanno a che vedere con il contesto informale ed amichevole in cui si è svolto l’episodio. Il ritiro della squadra deve proseguire nel massimo impegno sportivo e nel clima di serenità che si è respirato fino ad oggi".

Nel video, infatti, non c’è alcuna rivendicazione politica. Probabilmente Hysaj conosceva la canzone grazie alla serie tv spagnola “La casa di carta”. Il filmato è stato girato nel corso di una “sorta di rito di iniziazione”, una tradizione ormai diffusa in tutte le squadre di calcio, che vuole che l’ultimo arrivato canti una canzone durante la cena di squadra. In serata l’ex calciatore del Napoli è stato costretto anche ad un confronto verbale con gli ultras presenti ad Auronzo di Cadore, località dove la squadra di Lotito sta svolgendo il ritiro.

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