Football is coming Rome! Italia campione d'Europa

Dopo una sfida infinita, 1-1 dopo 120' minuti, Donnarumma para due rigori e ci fa sognare

Il giorno è arrivato. Domenica 11 luglio 2021, Inghilterra-Italia, finale di Euro 2020, che a causa del Covid si gioca con un anno di ritardo come tutto il torneo. Un vantaggio per noi, forse, perché un anno fa non tutti i 26 scelti da Mancini, che senza pandemia sarebbero stati 23, erano maturi e in forma come adesso.

Squadra che vince non si cambia, per questo Mancini si affida per la settima volta al 4-3-3 di base, con quelli che sono i suoi titolari: Donnarumma, Bonucci, Chiellini, Barella, Jorginho, Verratti, Immobile e Insigne. Gli altri tre sono quelli che il posto nell’undici di partenza l’hanno ottenuto in corso d’opera per motivi diversi: Di Lorenzo l’ha ricevuto per l’infortunio di Florenzi alla prima, ma meritandoselo di partita in partita, di fatto un titolare per tutto il torneo. Chiesa l’ha conquistato sul campo, con prestazioni alla lunga migliori di quelle di Berardi, decisivi i supplementari con gol agli ottavi con l’Austria. Infine Emerson, al terzo gettone nel torneo, la seconda da titolare di fila per sostituire Spinazzola, crollato a fine quarti dopo 5 gare da migliore in campo o quasi.

Southgate, invece, si dimostra ancora una volta più trasformista. Non il 4-2-3-1 della semifinale con la Danimarca, ma un 3-4-2-1, che può diventare anche 3-5-2. Anche per lui, però, tante conferme: Pickford, Walker, Stones, Maguire, Rice, Phillips, Shaw, Mount, Sterling e Kane. Il cambio è uno, ma che rivoluzione tutto, fuori l’esterno offensivo Saka, dentro l’esterno difensivo Trippier. Da una parte c’è la volontà di continuare a sfruttare le corsie esterne e la velocità, dall’altra sembra esserci maggiore rispetto e timore per la mentalità offensiva degli Azzurri, inoltre, forse, la volontà di non rischiare una possibile superiorità numerica dei ragazzi di Mancini in campo.

LA PARTITA

Londra indossa il suo abito migliore, la pioggia. Noi italiani, forse, partiamo un attimo scoraggiati, per più motivi: un paio d’ore prima del fischio d’inizio un immenso Matteo Berrettini ha perso la finale di Wimbledon contro Djokivic. Va detto che l’azzurro è stato immenso contro uno dei più forti di sempre, se non il più, avendo già vinto il suo “Mondiale” – neanche europeo – essendo stato il primo italiano nella storia ad andarsi a giocare il titolo. Infine, come era previsto, Wembley è un catino infernale che supporta i Tre Leoni. La differenza sugli spalti è netta, di circa 50.000 in più a favore degli inglesi. Si evita anche un’altra polemica, tutti in ginocchio per il Balck Lives Matter, poi si comincia, con il primo possesso azzurro.

L’inizio è terribile. Al secondo minuto l’Italia è già sotto, inizio terribile. Azione in ripartenza smistata da Kane, che apre a destra per Trippier. Proprio l’innesto un po’ a sorpresa, la mette sul secondo palo, dove c’è colpevolmente solo Luke Shaw, che batte Donnarumma sul primo palo.

Il colpo si fa sentire e l’Italia si blocca un po’, nonostante una buona punizione di Insigne pochi minuti dopo il gol inglese. Neanche loro arrivano facilmente da Donnarumma, anzi, non ci arrivano, ma sembrano più fluidi. C’è anche un brivido per Jorginho, che sembra quasi non farcela, ma poi stringe i denti e resta in campo, continuando a dettare, in tutti i sensi, con i piedi e con la voce, i tempi agli azzurri. Pian piano la gara cambia volto. L’Italia tiene di più palla a terra, spesso anche nella trequarti avversaria, ma lentamente, senza trovare varchi, mentre loro ripartono velocissimi con i tanti sprinter in loro possesso. Dopo un paio di brividi per l’Italia, con salvataggi al limite dei vari difensori, intorno al 35’ arriva la era prima grande occasione azzurra, con Chiesa che va via di solo in velocità e di forza e dal limite esplode un missile rasoterra che esce, non di molto, alla sinistra di Pickford.

La gara di fatto è molto bloccata, con fiammate da ambo le parti, che però spesso si spengono ben prima di arrivare nei pressi dei rispettivi portieri. Di fatto l’Italia non gioca bene, ma è sicuramente superiore agli inglesi, i problemi sono due: manovra lenta, con movimenti prevedibili e linee di passaggio verso l’area inglese bloccata e la difesa inglese, che ad oggi nessuno ha violato su azione in questo torneo, ma anche sui calci da fermo sono stati bravissimi prendendone solo uno. Nel finale, però, un mezza occasione arriva, con il primo vero avanzamento di Di Lorenzo in fase offensiva, che serve Immobile in area per una volèe che sbatte su Maguire, se fosse passata per Pickford sarebbero stati dolori. Dopo un recupero anche eccessivo, quattro minuti, la prima frazione si chiude con gli inglesi in vantaggio. Non una bella Italia, ma nemmeno un Inghilterra spumeggiante, anzi, nel corso dei minuti i ragazzi di Southgate hanno sempre più provato ad affidarsi a due fondamentali: catenaccio e contropiede e lancio lungo, senza arrivare di fatto mai più da Donnarumma.

La ripresa ricomincia un po’ come la prima metà, con gli stessi 22. Dopo un altro tuffo di Stearling, stile semifinale con la Danimarca, l’Italia ha un’ottima occasione con una punizione dal limite, molto centrale. Alla battuta Insigne, che sfiora l’incrocio  alla sinistra di Pickford. L’Italia di fatto è in partita, una partita in cui nessuna delle due continua a brillare e in cui le vere occasioni sono poche. Mancini ha un problema fondamentale, riuscire appunto a trovare la via della porta. Per questo al 54’ c’è un doppio cambio: Cristante per Barella e Berardi per Immobile. Italia senza centravanti, con un falso nuove che dovrebbe essere Insigne, ma con movimenti molto diversi da quelli di un centravanti classico. Un paio di minuti dopo il cambio di modulo dà un primo sussulto, con un’azione Chiesa-Insigne che porta alla conclusione ravvicinata, ma defilatissima, quest’ultimo. Sembra di rivedere la partita con la Spagna, ma con il nostro ruolo invertito, ma il nostro lento possesso è molto meno fruttuoso e pericoloso. Fino al 61’, quando Chiesa prova l’ennesima incursione solitaria di questo europeo, entra in area e calcia di destro a giro basso, ma trova un grande intervento di Pickford che gli dice di no. Subito dopo, però, Stones replica di testa su corner. Donnarumma manda in angolo.

L’Italia però c’è, preme. Sfiora il gol con un cross di Chiesa sul quale Insigne non può arrivare per ovvi limiti fisici e Cristante viene anticipato di un soffio da Maguire. Sul corner, però, gli Azzurri mettono le cose a posto.

Angolo dalla sinistra di Pickford. Cristante sul primo palo la gira al centro. Chiellini ci prova, ma è tirato già da Stones. Ci arriva Verratti, che si avvita e costringe Pickford al secondo miracolo, ma la sfera sbatte sul palo e come un falco si avventa Leo Bonucci, che la scaraventa in rete di forza e fa 1-1.

Poco dopo Southgate rimette il suo solito abito, dentro Saka al posto di Trippier. In teoria un 4-2-3-1 che può diventare 4-3-3.  L’Italia però sembra andare meglio ora, anzi, al 72’ su lancio di Bonucci Berardi sfiora il gol di prima su Pickford in uscita. La sfera termina alta, bravo il portiere inglese non a toccare, ma a chiudere comunque lo specchio. Subito dopo l’Italia arriva palla al piede in area, ma Cristante non riesce a calciare. Con calma l’Inghilterra sembra riconquistare qualche metro, la tensione è palpabile quando siamo a poco più di dieci minuti dalla fine e c’è una punizione nella metà campo azzurra, ma l’Italia sventa e riparte, con Chiesa che riesca di creare altri grattacapi alla retroguardia inglese, ma poi finisce a terra dolorante. Sono minuti di preoccupazione, il giovane juventino è stato probabilmente ancora una volta il migliore, almeno nella ripresa. Alla fine resta in campo, come Jorginho nel primo tempo. Adesso però l’Inghilterra ha ripreso coraggio e spinge. Noi ci facciamo schiacciare. Dopo poco dal tentativo di restare stoicamente in campo Federico Chiesa non ce la fa ed entra un compagno di squadra, in tutti i sensi, Federico Bernardeschi, che ha una stagione e anche una convocazione da farsi perdonare. Secondo molti la sua partecipazione all’Euro 2020 non è stata meritata, ma Mancini ci ha sempre creduto. Al 87’ la sfida è interrotta anche da una lunga invasione, con il protagonista che dribbla per quasi un minuto gli addetti alla sicurezza. Alla fine per fermarlo ne servono 4.

La partita diventa quasi infinita, con sei minuti di recupero. In questo breve frangente è l’Italia a detenere quasi in esclusiva il possesso palla, senza creare però enormi problemi agli inglesi, che si affidano a lanci lunghi e calci da fermo. La sfida si conclude dopo una punizione, appunto, per gli inglesi dopo un’ingenuità di Chiellini su Saka poco dopo il centrocampo. Dopo altri trenta secondi aggiuntivi Kuipers manda le squadre ai supplementari.

Ad inizio supplementari Mancini dimostra la sua poca fortuna con gli infortuni, pochi istanti prima di cominciare Insigne dà forfait, entra Belotti. Tridente completamente rivoluzionato. Dopo un brivido, per un pallone casuale che diventa pericoloso grazie a Sterling, Mancini è costretto a togliere anche Verratti per Locatelli, cambi esauriti. Sul corner seguente Phillips calcia bene, ma largo, dalla lunga distanza. L’Italia ci prova un paio di volte con Belotti, ma sono occasioni poco limpide, sempre sporcate dagli inglesi. Poi anche South cambia: Grealish per Mount, dopo Saka e Henderson inseriti molto prima. Oggettivamente ora l’Inghilterra attacca di più, ma l’Italia dà un ennesimo saggio della sua abilità difensiva. I problemi sono in avanti, come prima, con gli Azzurri che si sono allontanati troppo dall’area inglese. Al 103’ però sono gli italiani ad andare vicini al gol. Azione manovrata da Belotti e Bernardeschi, che aprono per Emerson. Il terzino italo – brasiliano salta un uomo, entra in are e cross. Pickford, scomposto, anticipa Bernardeschi e poi Belotti, ostacolato, manda sul fondo. Dopo un altro calcio di punizione per gli inglesi si chiude anche il primo tempo supplementare.

Adesso mancano solo 15 minuti, al massimo poi i rigori, che sono storia a se. Mancini stringe tutti, forse per un’ultima volta, nel suo cerchio. Lo fa anche Southgate. Comunque vada, entrambi meritano gli applausi per quanto fatto negli ultimi anni con queste due squadre. L’inizio dell’ultimo atto fa paura agli inglesi, con Pickford non proprio sicurissimo su una punizione dai 35 metri di Bernardeschi. Il portiere di Southgate la blocca in due tempi. Pochi istanti dopo Donnarumma lo imita con un’uscita pericolosissima, l’Italia se la cava. Gli uomini della regina ora premono come forse non hanno mai fatto, l’Italia è spesso troppo in affanno, è anche vero che le nostre migliori frecce oramai sono tutte out. A otto dalla fine Jorginho rischia grosso, in ritardo su un pallone entra male su Grealish, quasi con il piede a martello. All’azzurro va bene il giallo. L’ultimo jolly di Mancini è Florenzi, uscito dopo il primo primo tempo di questo europeo per infortunio, entra per giocare l’ultima manciata di minuti al posto di Emerson, che non è stato Spinazzola, ma ha giocato una grande sfida. Nel finale l’Italia aumenta nuovamente il possesso palla, guadagnando un angolo al minuto 119, mentre Southgate manda dentro Rashfford e Sancho per Henderson e Walker. Tre leoni iper offensivi, ma il tecnico guarda soprattutto ai rigori. Kuipers dà tre di recupero. L’Italia chiude in attacco, senza però preoccupare Pickford. Alla fine si va ai calci di rigore.

Si va sotto la curva inglese, ma è la stessa porta che ci ha visti trionfare contro la Spagna. Cominciamo noi con Berardi, che spiazza Pickford alla sua destra. Va Kane, che battezza in modo perfetto lo stesso lato di Berardi, Donnarumma intuisce ma non può mai arrivarci. Va Belotti, che invece si fa ipnotizzare da Pickford, che para sulla sua sinistra. Tocca a Maguire, che è perfetto, mettendola nell’angolino alto alla sinistra di Donnarumma. Per l’Italia va un veterano, capitano ad interim con Chiellini, Bonucci, che si prende un rischio, ma batte Pickford sulla destra. A questo punto è il turno delle carte di Southgate, con Rashford, messo praticamente appositamente per questo. L’attaccante del Manchester è indeciso già dalla rincorsa e prende il palo alla destra di Donnarumma. Bernardeschi deve riportarci in parità e lo fa con un tiro morbido e centrale. Per l’Inghilterra tocca a Sancho. Donnarumma lo ipnotizza e para alla sua destra.

Come con la Spagna tocca a Jorginho, ma stavolta Pickford para alla sua destra. Tutto da rifare, ma Donnarumma para su Saka e manda l’Italia sul tetto d’Europa. Football is coming Rome!

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