Venezia 78: un successo di qualità.

.

Senza alcun dubbio, la mostra del cinema di Venezia, conclusasi lo scorso 11 settembre, è stato un enorme successo. Dopo lo  stop imposto dalla pandemia che ha caratterizzato gli ultimi  2 anni, molto  non poteva esserci un modo migliore per ripartire, consegnando, così, anche all’importante mondo del cinema, l’idea di un ritorno alla normalità.

Aspettative della vigilia confermate in pieno non solo per il tramite dei personaggi prestigiosi che hanno fatto la loro comparsa nei giorni della manifestazione ma anche e soprattutto per la qualità dei film in concorso. La splendida città lagunare con tutta la sua bellezza è tornata, così, ad essere la più degna cornice di una delle più importanti manifestazioni cinematografiche e allo stesso tempo un appuntamento irrinunciabile e imperdibile che caratterizza l’inizio della più importante stagione per il mondo del cinema.

 

Pandemia e cinema

In questo particolare momento storico caratterizzato dalla pandemia era necessario che proprio da Venezia venisse fuori un messaggio di sostegno al mondo del cinema, letteralmente collassato sotto il peso dei diversi lockdown. Al riguardo la presenza del ministro Franceschini è servita come rassicurazione all’intero comparto nazionale anche attraverso l’annuncio di  una campagna promozionale, con i volti più noti del cinema italiano, per incoraggiare il ritorno nelle sale cinematografiche. Seppure con tutte le cautele del caso- mascherine, green pass e distanziamento- il messaggio del ministro è volto a ribadire che andare al cinema in tutta sicurezza è possibile. Ma lo scenario di Venezia e il clima magico della manifestazione è stato propizio anche per annunciare una maggiore e più incisiva  considerazione a livello istituzionale per il cinema,  nel riparto di quelle risorse che saranno nei prossimi mesi a disposizione del paese come supporto economico alla crescita nel periodo post pandemico. 

 

Il leone d’oro e il leone d’argento.

I massimi riconoscimenti della manifestazione di Venezia, arrivata alla 78esima edizione, come tutti sanno, sono il leone d’oro e quello d’argento con i quali, in pratica, si finiscono  per premiare i migliori film della rassegna.

Seppure l’attribuzione di un leone d’oro a Venezia, come dimostrano molte delle precedenti 77 edizioni della manifestazione, non  significa di per sé un sicuro successo ai botteghini, l’essersi, tuttavia meritati tale riconoscimento è sicuro indice della notevole qualità artistica della produzione cinematografica. 

Per quanto attiene a questa edizione nm.78 tale riconoscimento è andato  al film L’Evenement di Audrey Divan, considerato dalla giuria,  presieduta dal regista sudcoreano Bong Joon-ho, salito agli onori della cronaca qualche tempo fa per il film Parasite,  il miglior film della rassegna 2021. Il film, la cui proclamazione ha trovato l’unanimità di consensi non solo da parte della giuria ma anche della critica, ha come oggetto la storia vera di un aborto. Un tema delicato e di stretta attualità ben commisurato a quello centrale della manifestazione: la violenza sulle donne. Un film rispetto al quale non si è potuto non rimarcare il carattere di una forte rivendicazione di tutte le istanze proprie del mondo femminile compromesse al cospetto di un evento, quale l’aborto, denso di immane tragicità. Il film della regista francese non solo vince la manifestazione come film di una donna sulle donne, ma ha il grosso merito di esaltare la funzione principale di fare cinema che è quella non solo di emozionare ma anche di sensibilizzare gli animi su argomenti di assoluta attualità. 

La chiave autobiografica, invece, è il motivo ispiratore di  “La mano di Dio” del regista partenopeo Paolo Sorrentino, divenuto celebre negli ultimi anni soprattutto per il film “La grande bellezza”. I nove minuti di applausi ricevuti al momento della premiazione e le lacrime di pura commozione del regista hanno sicuramente rappresentato il momento di più forte impatto emotivo della rassegna. Un film che fuoriesce dagli schemi a cui Sorrentino ci aveva abituato nella sua carrellata di protagonisti dipinti in maniera impersonale, dalla vita solitaria, racchiusi nella loro  particolare eccentricità che rappresentava, per il regista, il modo attraverso cui invitare alla riflessione sulle debolezze della natura umana. Questa volta il punto di partenza dell’opera è proprio la vita del regista, anzi il capitolo più tragico di essa, rappresentata dalla morte di entrambi i genitori quando aveva solo 16 anni. Il dolore che si snoda e in qualche modo si mitiga in una Napoli che si appresta a vivere e che poi vivrà le gesta di un mirabile fuoriclasse:Diego Armando Maradona. 

Il tratto d’unione con tutte le precedenti opere, in questo caso, è rappresentato dalla proficua continuazione del sodalizio artistico con l’attore, anch’esso di origini partenopee, Toni Servillo, alla  cui interpretazione, con continuità Sorrentino, affida il ruolo di dar vita ai suoi personaggi.

 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

....

Raccontiamo nuove storie
Com

Commenta

Top