Una giornata in spiaggia con amiche

Questa più che la storia di una denuncia sociale è un grido silenzioso che si fa man mano sempre più assordante, lo specchio di una (in)civiltà malata

Tre ragazze di circa 16 anni ci hanno voluto raccontare di un particolare episodio avvenuto la settimana scorsa, quando si sono recate presso la zona balneare di Torregaveta (NA) per passare una giornata all'insegna del divertimento e della spensieratezza. Scrivono che a primo impatto la spiaggia pareva molto tranquilla finché, verso le 13.00, dopo pranzo, tre ragazzi sulla trentina o giù di lì sono arrivati sghignazzando per attirare l’attenzione. Uno di loro, adoperando il dialetto napoletano, passato vicino ha osservato che nonostante ci fossero molte ragazze sulla spiaggia, in realtà non tutte sarebbero state di piacevole aspetto. Poco dopo, essendosi ormai sistemati, questi hanno tentato di approcciare nuovamente con atteggiamenti alquanto prepotenti e confidenziali dicendo di volere scarpe e infradito delle ragazze. 

I continui inviti ad andarsene fomentavano da parte loro una maggior insistenza e scostumatezza, il tutto articolato da un crescente tono di voce che evidenziava ciò che stava accadendo agli sguardi indifferenti del """bagnino""" e dei bagnanti.

Le ragazze raccontano di essersi sentite violentate verbalmente e consequenzialmente impaurite da una loro possibile reazione. Approfittando della loro temporanea assenza sono così andate via prendendo il primo pullman verso la spiaggia più vicina, perché comunque non intenzionate a farsi rovinare la giornata da «soggetti inclassificabili sia come persone che come animali». 

«Ora Corriere ti chiediamo: è giusto che tali esseri ci abbiano messo in condizione di abbandonare la spiaggia? È possibile che nel 2021 ci siano ancora persone che, in presenza di altre in difficoltà, facciano finta di non vedere? E allora ci chiediamo perché se con noi ci fosse stato un ragazzo, almeno uno, niente di tutto questo sarebbe successo? Come si può pretendere la parità dei sessi se a 16 anni abbiamo pensato "meglio essere maschi”?»

Infine le ragazze ci hanno riferito di non aver potuto raccontare l’accaduto alle proprie madri per paura che queste non le avrebbero più permesso di andare al mare, privandole di «quel piccolo spiraglio di libertà che ci consentiva di andare a "fare il bagno" non troppo vicino casa». 

«Avevamo paura. E, non sappiamo spiegarti il perché, ci siamo vergognate. Ci siamo vergognate così tanto. Forse per non aver avuto il coraggio di gridare oppure la forza per sostenere i loro sguardi. A 16 anni adesso, abbiamo timore di incontrarli su un bus o per strada. Di incontrare loro in altre persone, con volti diversi ma con gli stessi atteggiamenti. Cosa avremmo dovuto fare? Cosa avremmo potuto fare? E la domanda che più ci spaventa è: cosa sarebbe successo se, invece di scappare, fossimo rimaste?»

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