Stop allo smart working nella PA

Stretta al lavoro agile che dovr interessare non pi del 15% dei lavoratori. La proposta prevede che il lavoro da remoto segua regole scritte che specifichino le modalit dellattivit da svolgere fuori dallufficio. Cauti i sindacati.

Come voleva il ministro Brunetta (che lo aveva definito «un lavoro a domicilio all’italiana»), nel Decreto in discussione in Parlamento si darà un taglio allo smart working per i dipendenti pubblici e per quelli privati. Saranno, comunque, previste quote di lavoratori che, a rotazione, potranno continuare a lavorare da casa. Il punto è come regolare il lavoro da remoto per 3,2 milioni di dipendenti pubblici facendo sì che sia ripristinato un servizio improntato su regolarità, continuità ed efficienza. La fine dello stato di emergenza si avvicina e dopo il 31/12/21 ogni ufficio dovrà dotarsi di un piano organizzativo anche per il lavoro agile (il cosiddetto «Pola») che prevede un massimo del 15% di attività svolgibili da remoto. Oggi le percentuali restano ancora molto alte, tra agenzie e enti locali, i dipendenti pubblici in smart working, anche se solo parziale, toccano il 50%. Il tempo stringe dunque.

Lo smart working nel pubblico impiego avrebbe, quindi, le ore contate e sarà regolato da un accordo individuale scritto. Lo prevede la proposta messa a punto dall’Aran, l’agenzia governativa per la contrattazione la quale prevede che il lavoro da remoto segua regole scritte che specifichino le modalità dell’attività da svolgere fuori dall’ufficio. Esso potrà essere utilizzato solo «per processi e attività di lavoro, previamente individuati dalle amministrazioni, per i quali sussistano i necessari requisiti organizzativi e tecnologici per operare con tale modalità». L’accordo disciplinerà anche le giornate nelle quali si potrà svolgere il lavoro agile, gli orari, i riposi e le forme di recesso.

La prima bozza di contratto per il lavoro agile presentata il 15 settembre dall’Aran ai sindacati nelle Funzioni centrali (cioè ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici non economici) sarà la base per lo smart working in tutta la PA. Questa modalità di lavoro, si legge nella proposta, è finalizzata «a conseguire il miglioramento dei servizi pubblici e l’innovazione organizzativa garantendo, al contempo, l’equilibrio tra vita professionale e vita lavorativa». Saranno previste specifiche attività formative per accompagnare il nuovo smart working. L’accordo sarà individuale e il lavoratore concorderà con l’amministrazione i luoghi dove è possibile svolgere l’attività. Luoghi che dovranno rispettare condizioni minime di tutela della salute e sicurezza e la piena operatività della dotazione informatica. Inoltre, andrà garantita la più assoluta riservatezza sui dati e sulle informazioni che vengono trattate dal lavoratore. L’amministrazione faciliterà l’accesso al lavoro agile ai lavoratori in condizioni di particolare necessità, non coperti da altre misure, come ad esempio i genitori di bambini di età inferiore a 3 anni, i disabili e coloro che assistono disabili. L’accordo dovrà contenere anche le modalità di esercizio del potere direttivo e di controllo del datore di lavoro sulla prestazione resa dal lavoratore fuori dall’ufficio. L’Aran propone di distinguere tre fasce giornaliere: una di operatività, un’altra di contattabilità e un’altra di inoperabilità durante la quale il dipendente ha diritto alla completa disconnessione. Chi è in smart working potrebbe essere richiamato in ufficio per esigenze di servizio, ma con un giorno di preavviso.

L’accesso allo smart working sarà facilitato per chi si trova in determinate condizioni, come i genitori con figli minori di 3 anni o disabili, o lavoratori con disabilità. Saranno esclusi invece i lavori in turno e quelli che richiedono l’utilizzo di strumentazioni non remotizzabili. Nell’accordo verranno indicate anche le modalità di controllo e potere direttivo del datore di lavoro. Nei prossimi giorni ci saranno nuovi incontri Aran-sindacati per la definizione dei contratti di lavoro agile. Cauti i sindacati, che si appellano all’emergenza Covid, la quale, non essendo ancora conclusa, determina la necessità che il ritorno in ufficio avvenga nel rispetto dei protocolli di sicurezza. Le perplessità riguardano soprattutto la natura dell’accordo individuale. Chiesta anche l’erogazione dei buoni pasto per chi lavora da remoto. Per quanto riguarda il settore privato, molte aziende hanno già fatto accordi con sindacati e lavoratori per regolarizzare lo smart working anche dopo la fine della pandemia.

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