Sistemi scolastici a confronto, il modello finlandese

Per seguire il modello Finlandia serve lo stesso atto di coraggio che il Parlamento finlandese ebbe nel 1963: puntare sulla scuola per rilanciare l’economia

I sistemi scolastici nei vari Paesi europei hanno tra di loro differenze sostanziali, a partire dalle modalità di selezione e dagli stipendi degli insegnanti, continuando con l’organizzazione delle giornate scolastiche, la durata delle vacanze, i sistemi di ammissione all’università, gli orari delle lezioni, i programmi decisi a livello nazionale o locale, le classi con più o meno studenti etc. Altro aspetto determinante è la quantità di spesa pubblica stanziata per l’istruzione che però non è, singolarmente, un indicatore che rappresenta la qualità del sistema educativo.

Secondo i dati del 2019 dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), l’Italia è il paese Ue che destina la più bassa percentuale di spesa pubblica all’educazione, mentre la Finlandia è tra i paesi che investe di più.

In Finlandia l’intero percorso di studi, università compresa, è completamente gratuito e ciò spinge a proseguire il percorso di formazione anche dopo la scuola dell’obbligo. Sono gratuiti libri, mensa, alloggio ed assistenza sanitaria ed ogni studente residente in aree rurali ha accesso gratuito all’efficiente sistema dei trasporti pubblici. Vi è, inoltre, autonomia dal Ministero e le scuole possono di scegliere il proprio personale senza vincoli di graduatoria. Altro elemento caratteristico è il programma di studi personalizzato e su misura per ciascun allievo a partire dalle scuole medie. Ogni studente viene seguito dal docente con una consulenza settimanale, per modulare lo studio in base agli interessi e alle predisposizioni. La scuola inizia verso le nove per permettere agli studenti un riposo adeguato e lavorare bene in classe. Le lezioni si svolgono in tre o quattro ore, durano quarantacinque minuti e sono intervallate da pause di un quarto d’ora all’aria aperta. Non è richiesto più di trenta minuti al giorno di studio a casa, in modo da poter  dedicarsi ad altri hobbies, come la musica, ritenuta di fondamentale importanza per lo sviluppo cognitivo e sociale. L’idea alla base è quella di uno studente che autonomamente impari a responsabilizzarsi e a stare con le persone.

Un altro punto fondamentale su cui si basa il sistema scolastico finlandese è il difficile percorso per diventare docente. Si tratta di circa 62mila insegnanti sparsi in tremilacinquecento scuole: un numero così basso da poter consentire una dura selezione. Solo un candidato universitario su dieci viene ammesso a seguire corsi di specializzazione post laurea per l’insegnamento. Il ruolo dell’insegnante è un privilegio per pochi e gli stipendi sono più alti rispetto alla media degli altri professionisti. L’assunzione non avviene tramite graduatoria o con concorso, ma è la singola scuola che attinge dal parco educatori nazionale con una formazione universitaria alle spalle. Questo significa che gli studenti finlandesi, che vivano in campagna o in città, hanno buone probabilità di ricevere un’istruzione di pari qualità. Il sistema scolastico finlandese non prevede test. C’è solo un esame finale al termine della scuola superiore. Non ci sono graduatorie, confronti o competizioni tra studenti, scuole o regioni.

La Finlandia oggi è così perché nel 1963 il Parlamento prese una decisione coraggiosa: puntare sull’istruzione pubblica come fattore chiave della ripresa economica. “Il grande sogno della scuola finlandese” ha migliorato la competitività garantendo a tutti un’istruzione di qualità, cosa che non sta accadendo attualmente in Italia. Per seguire il modello Finlandia serve lo stesso atto di coraggio che il Parlamento finlandese ebbe nel 1963: puntare sulla scuola per rilanciare l’economia.

Il modello finlandese appare però troppo sbilanciato verso l’autonomia a discapito delle conoscenze  delle singole discipline. Non esistono, infatti, le canoniche classi su base prettamente anagrafica: gli alunni sono divisi per interessi e livello di apprendimento, cosa che però non privilegia il concetto di integrazione. Negli ultimi anni, inoltre, vi è stato un calo del rendimento degli studenti finlandesi forse dovuto ad un uso eccessivo delle nuove tecnologie, che vengono utilizzate per un numero di ore troppo elevato, condizionando negativamente la lucidità dei ragazzi e la loro capacità di concentrazione.

La scuola ideale forse non esiste ma alcune caratteristiche delle scuole straniere potrebbero con buon senso essere introdotte con successo nel nostro sistema scolastico, per migliorarne l’efficienza.

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