Semaforo rosso sulla via della seta.

.

Il nuovo vento che spira a livello internazionale rischia seriamente di eliminare un altro tassello, questa volta relativo alla politica estera,  realizzato dal passato esecutivo a guida Giuseppe Conte : il memorandum d’intesa del 2019  noto ai più come  come La nuova via della seta.

Il G-7 tenuto negli ultimi giorni in Cornovaglia, infatti,  è stata l’occasione per il nuovo presidente degli Stati Uniti Biden,  al primo viaggio ufficiale, non solo di rinsaldare i rapporti con gli alleati occidentali, rafforzando i vincoli di cooperazione e collaborazione, ma anche per ribadire il sostanziale boicottaggio delle autocrazie nella costruzione del nuovo ordine geopolitico mondiale. Termine autocrazia che va riferito in primo luogo alla Repubblica Popolare Cinese e poi alla  Russia di Vladimir Putin.

Il neo presidente statunitense, invertendo di  360 gradi le linee guida della politica estera, rispetto al suo predecessore Trump, nelle giornate del G-7 ha saputo ridare vigore, in  grande stile, al progetto egemonico dell’ atlantismo come modello d’ispirazione del nuovo ordine mondiale, un nuovo ordine mondiale nel quale i principi democratici e i diritti e le libertà  individuali sono destinati a rappresentare non solo valori invalicabili e intoccabili, ma anche gli elementi fondanti su cui l’intero progetto si basa.

Il progetto denominato “Build Back Better World” rappresenterà non solo il  mantra attraverso il quale edificare il nuovo ordine geopolitico mondiale ma anche un vero e proprio atto di sfida al modello cinese di cui s’intende contrastare la possibile diffusione.

 

Il memorandum del 2019

Così Il memorandum sottoscritto nel 2019 dal governo Conte, nato in un clima politico molto diverso da quello che viviamo in questi mesi, sembra destinato a restare improduttivo di effetti reali e condizionanti la politica estera del nostro paese.

Quello che all’epoca fu definito come un ottimo accordo,  oggi appare del tutto superato dagli eventi,  lasciando spazio, come unico effetto, all’imbarazzo per essere stato l’Italia l’unico paese tra quelli del  G-7, fondatore dell’Unione Europea,  ad aver stipulato  un accordo del genere, concedendo alla diplomazia di Pechino la possibilità di sventolare come un vero e proprio successo, dinanzi all’intero occidente, il risultato conseguito.

L’ambizioso progetto cinese elaborato ed enunciato dal  Partito Comunista Cinese,  fin dal 2013,   prevedeva una serie di  investimenti strutturali finalizzati alla  creazione di  un grande spazio euroasiatico integrato che potesse agevolare l’approdo delle merci cinesi verso nuovi mercati oltre che facilitare l’approvvigionamento energetico e determinando l’ulteriore effetto di contribuire ad espandere  l’influenza politica economica del dragone sul resto del mondo.

Quello che appariva, almeno secondo il duo Conte-Di Maio, come la mossa più giusta per garantire un prezioso sbocco del Made in Italy in oriente, non mancò fin da subito di suscitare qualche perplessità fin originando chiavi di lettura  ben diverse dall’entusiasmo dimostrato dal nostro governo.  A tal riguardo, infatti, oltre al pericolo di prestare  il fianco all’espansionismo cinese non furono in pochi a dubitare dell’effettiva convenienza dell’accordo, soprattutto osservando che Francia e Germania pur ottenendo  contratti più importanti con il gigante cinese non avevano siglato  alcun tipo di accordo similare a quel memorandum.

La nuova linea di Draghi.

Fin dall’atto d’insediamento, il nuovo premier Mario Draghi con il richiamo esplicito all’atlantismo aveva lasciato presagire quale fosse l’orientamento di politica estera a cui il nostro paese si sarebbe ispirato.  Sicuramente niente di conciliabile con la ratio sottesa al memorandum del 2019 ma piuttosto un solenne richiamo all’alleanza con gli Stati Uniti nel pieno e tradizionale solco che ha, dal secondo dopoguerra,  caratterizzato le posizioni di politica estera del nostro paese. Quel memorandum, divenuto solo fonte di imbarazzo,  non avendo a sostegno alcuna obbligatorietà dal punto di vista giuridica,  lascerà  libero Draghi di annullarne qualsiasi tipo di effetto per il prossimo futuro.

La riserva esplicitata nell’affermazione del premier ”esamineremo l’atto nello specifico e con particolare attenzione” non sembra lasciare spazio ad ipotesi diverse da una chiara ed inequivocabile sua bocciatura.

Del resto quello che sembra fin troppo chiaro all’indomani del G-7 è che o si sposa in toto, il nuovo atlantismo a trazione statunitense, o si rischia di far parte del modello opposto, quello cinese, che francamente per molti aspetti non può che suscitare legittime preoccupazioni oltre che una acclarata estraneità rispetto alle nostre tradizioni tipicamente occidentali.             

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

....

Raccontiamo nuove storie

Commenta

Top