Scuola al via con green pass e nuove misure

Debutto della piattaforma per il controllo del green pass a personale scolastico e genitori che accompagnano i bambini. Purificatori portatili e microfoni per gli insegnanti riducono il rischio di infezione.

La campanella è suonata nella maggior parte delle regioni italiane ma, come un anno fa, gli studenti hanno dovuto indossare la mascherina in classe, anche perché il metro di distanza previsto nel 2020 ha ceduto il posto all’“ove possibile”. Osservato speciale il green pass, che le nuove norme vogliono obbligatorio per tutto il personale scolastico e per chiunque varchi la soglia degli istituti. Dalla politica e dai presidi plauso unanime alla riuscita dell’operazione “primo giorno”, eppure i veri protagonisti, gli studenti, hanno denunciato l’assurdità di dover viaggiare su mezzi pubblici affollatissimi e di dover rimanere molte ore all’interno di classi pollaio. Non c’è traccia di interventi sull’edilizia scolastica.

I presidi, che si erano mostrati inizialmente dubbiosi, testimoniano l’efficacia della piattaforma, come confermato da Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale presidi di Roma e del Lazio, intervenuto ai microfoni della trasmissione «L’Italia s’è desta» su Radio Cusano Campus. Il problema è che non tutto il personale scolastico è stato caricato sulla piattaforma, anche perché alcuni docenti non sono ancora stati assunti e saranno nominati in queste ore. In questo caso, la scuola ha comunque la possibilità di verificare il green pass tramite l’app che utilizzano anche i ristoratori. Secondo le indiscrezioni, se emergessero rischi, il focolaio andrà isolato nella classe o nella scuola, intervenendo in forma mirata senza più mettere in DAD un’intera Regione. Rimane la necessità di non abbassare la guardia, fin dai primi giorni di scuola, sia dal punto di vista dei vaccini che relativamente all’utilizzo di mascherina in classe e screening con i tamponi salivari.

I dati del Ministero dell’Istruzione riportati sulla piattaforma rappresentano che il 93% del personale scolastico è vaccinato e sono state somministrate ad oggi quasi 81 milioni di dosi di vaccino anti-covid, per un totale di quasi 40 milioni di italiani che hanno completato il ciclo di immunizzazione (il 74% della popolazione over 12). Con vaccini e l’arrivo della variante Delta molto contagiosa cambia lo scenario in classe. Ormai è noto che la trasmissione del virus avviene soprattutto attraverso l’aerosol, le goccioline infette che permangono nell’aria mantenendo una carica di infettività per un tempo sufficientemente lungo da essere inalate da soggetti suscettibili. Lo scenario che ci attende è radicalmente diverso dallo scorso anno. Ci sono due variabili nuove: da una parte abbiamo i vaccini (obbligatori per gli insegnanti) che si sono dimostrati molto efficaci per prevenire la malattia grave e la morte, ma un po’ meno per prevenire l’infezione, secondo diversi dati internazionali, dall’altra è purtroppo diventata prevalente la variante Delta, notoriamente più contagiosa. La carica virale della variante Delta nelle prime vie respiratorie è da 100 a 1000 volte superiore rispetto al ceppo Wuhan e anche il tempo di incubazione, che all’inizio della pandemia era di 5-8 giorni adesso è più breve, circa 3-5 giorni. Inoltre, la carica virale della Delta è più uniforme tra i contagiati e non esiste quella variabilità (alta e bassa carica virale) tipica del ceppo originale e di altre malattie infettive. Tutte queste caratteristiche hanno reso la variante Delta il 60% più trasmissibile rispetto all’Alfa che a sua volta era il 50% più trasmissibile del ceppo diffuso in Europa lo scorso anno. Con l’arrivo della variante Delta i vaccini da soli non bastano perché, come si osserva soprattutto in altri Paesi che hanno cominciato la campagna vaccinale prima dell’Italia, si stanno verificando quelle che vengono chiamate «infezioni rivoluzionarie» e cioè contagi su persone completamente vaccinate che, a loro volta possono contagiare. I motivi sono principalmente due: con il tempo sembra calare l’immunità indotta dal vaccino, motivo per cui sui più fragili si procederà già entro settembre con la terza dose. Inoltre la protezione del vaccino dall’infezione sintomatica, soprattutto con la Delta, è inferiore rispetto alla protezione dalla malattia grave o dalla morte. Secondo i dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità nell’ultimo report in Italia i vaccini in uso proteggono al 96% dalla morte, al 93% dalla malattia grave e al 77% dalla diagnosi.

Come si può allora contenere la diffusione dell’infezione in un ambiente chiuso come un’aula scolastica? I vaccini sono importanti, ma i bambini dell’asilo e delle scuole elementari e i ragazzini della prima media non hanno ancora accesso alla vaccinazione. Significa che in classe saranno tutti suscettibili. E anche alle scuole superiori difficilmente si arriverà a un 100% di vaccinati. Per ridurre il contagio, in aggiunta alle mascherine andrebbe incrementata in modo adeguato la ventilazione e, soprattutto, limitata l’emissione della sorgente (il soggetto infetto), che significa rendere la persona contagiosa meno pericolosa.

Le sperimentazioni, a fronte di queste evidenze, suggeriscono di indossare mascherine chirurgiche o preferibilmente FFP2, più protettive, ma oggettivamente difficilmente indossabili per 5 ore. Altro consiglio è di aumentare la ventilazione fino a 2-3 ricambi d’aria orari (ad esempio con l’apertura delle finestre per un tempo funzione di dimensione, apertura e posizione delle stesse). A proposito di finestre aperte, i presidi, soprattutto delle scuole al Nord, hanno ben presente che in pieno inverno non si può rimanere immobili a un banco, con le dita talmente indolenzite dal freddo, da rendere difficoltosa persino la scrittura per oggettivi problemi climatici. Per ottenere un risultato migliore dell’areazione naturale l’ideale sarebbe affidarsi a un impianto di ventilazione meccanica in grado di arrivare fino a circa 10 volumi d’aria l’ora (ricambio d’aria totale ogni 6 minuti), ma ben pochi istituti scolastici ne sono provvisti. In alternativa si può optare per i purificatori d’aria, dispositivi poco ingombranti che assomigliano a una stufetta e che per funzionare hanno bisogno di una presa elettrica (costo circa mille euro). Il Governo ha stanziato dei finanziamenti per l’eventuale acquisto di dispositivi per la ventilazione, lasciando però i presidi in balia delle mille offerte di aziende che propongono i propri prodotti, non sempre adeguati e scientificamente testati. I purificatori d’aria, infatti, vanno scelti in modo opportuno e dimensionati in base all’analisi di rischio della classe: questa analisi richiede specifiche competenze scientifiche e non può essere lasciata all’improvvisazione. I sistemi migliori per la purificazione sono quelli dotati di filtrazione, ad esempio i filtri HEPA, mentre ionizzatori, sistemi a radiazioni UV-C, ozono sono poco adatti ad ambienti scolastici. Per gestire l’areazione naturale molte scuole stanno acquistando misuratori di C02 che lavorano come un semaforo, segnalando con il rosso il valore di allerta, quando cioè è necessario aprire le finestre, che possono essere richiuse quando la luce torna verde. Ma anche in questo caso è necessario inserire i giusti parametri come dimensioni dell’aula e numero di studenti ed è un algoritmo che calcola i valori di rischio, nulla è lasciato al caso.

Per ridurre l’emissione di Sars-CoV-2 la comunità scientifica suggerisce, inoltre, di limitare il parlare ad alta voce o cantare, che incrementa le particelle di aerosol emesse fino a 100 volte. Per questo le linee guida dell’ISS suggeriscono agli insegnanti, che devono tenere un tono di voce alto per spiegare, di utilizzare microfoni, così da poter abbassare la voce ed emettere meno aerosol. E proprio l’utilizzo del microfono da parte del docente, unito a mascherine e ventilazione adeguata, rappresenta quel giusto mix, lo scenario migliore, che potrebbe davvero proteggere i ragazzi dalla Delta.

Intanto in Francia più di 3mila classi scolastiche sono state chiuse a causa dell’epidemia da Covid-19, un dato che rappresenta lo 0,5% delle 540mila classi del Paese, anche se progredisce in modo esponenziale visto che una settimana fa le classi chiuse erano poche centinaia. Il Governo francese ha rassicurato la popolazione, prospettando un aumento dei casi nei prossimi giorni e una successiva stabilizzazione, prima di una definitiva diminuzione, riferendo che il 67% dei ragazzi tra i 12 e i 17 anni hanno ricevuto una dose e 54% sono completamente vaccinati.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

....

Raccontiamo nuove storie

Commenta

Top