Rapporto ISTAT istruzione: Italia in ritardo rispetto alla media europea.

Meno laureati, meno diplomati e maggior numero degli studenti che abbandonano gli studi, questo il raffronto con lEuropa.

Nella comparizione con gli altri Stati dell’area europea risulta evidente, secondo i dati resi roti dall’ISTAT e relativi al 2020, il gap dei livelli d’istruzione che caratterizzano il nostro paese. Il divario è netto e per alcuni tratti così marcato da sembrare imbarazzante se solo si parte considerando  i numeri relativi ai diplomati e a laureati nel nostro paese rispetto alla media dei 27 paesi che compongono l’Unione Europea, ma le negatività del sistema italiano non si risolvono solo in questo raffronto spaziando  anche su molti altri aspetti legati all’istruzione, come ad esempio l’elevatissimo e maggiore numero di quanti abbandonano  gli studi nella forbice d’età  che va dai diciotto ai ventiquattro anni, nel nostro paese ben 543 mila.

 

Il raffronto tra il numero dei laureati in Italia e la media Europea.

Nel nostro paese solo un adulto su cinque è in possesso di un titolo di laurea e il divario con la media europea sui livelli d’istruzione continua a divenire sempre maggiore in virtù di una crescita sensibilmente più lenta rispetto agli altri paesi dell’area. Così, non solo secondo i dati ISTAT 2020, risulta che  in Italia solo il 20,1%  della popolazione tra i 25 i 64 anni possiede una laurea mentre in Europa, invece, la media è del 32,9% ma anche che l’incremento dei numero dei nostri laureati è molto più lento della media europea. Infatti mentre Il tasso di crescita dell’Italia è dello 0,5% quello europeo è più del doppio, l’1,2%. Evidente che se il trend dovesse confermarsi inalterato nei prossimi anni, il divario del livello d’istruzione tra il nostro paese e i partner europei è destinato a crescere così come, in particolare,  il divario con Francia, Spagna e Germania che incrementano il loro numero di laureati in misura addirittura maggiore alla media europea.

 

Il raffronto tra il numero dei diplomati in Italia e la media Europea.

Sostanzialmente il discorso non cambia se i termini di raffronto con l’Europa sono i diplomati e non i laureati. Anche in questo caso il titolo di studio  secondario che è tra l’altro l’indicatore più importante per determinare il livello d’istruzione di un paese,  evidenzia per quanto riguarda il nostro paese numeri decisamente più modesti della UE-27. Infatti mentre in Italia il 62,9% della popolazione è in possesso di un titolo di studio secondario in Europa sono invece il 79%.

 

543 mila il numero degli abbandoni.

Sicuramente è tutt’altro che tranquillizzante l’elevatissimo numero di studenti che hanno abbandonato la scuola nel 2020, un esercito di 543 mila di quelli che si possono ormai definire come ex-studenti. Un dato apertamente in contrasto con gli intendimenti programmatici dell’Unione europea, come rileva la stessa ISTAT, che mira a contenere il fenomeno, in considerazione degli effetti pregiudizievoli che l’abbandono scolastico ha non solo sulla vita dei giovani ma sull’intera società. Il 13,1% come percentuale di abbandono registrato nel nostro paese si pone, così ben al di sopra, della percentuale che  l’Unione Europea ha fissato come obiettivo, vale a dire il 10%, da ridurre al 9% entro il 2030. Attualmente la media europea si attesta al 9,9% quindi addirittura migliore rispetto a quanto previsto soprattutto grazie a Stati che hanno già contenuto il fenomeno nelle percentuali previste. Per quanto riguarda la mappa degli abbandoni nel nostro paese, il Sud rimane sempre con percentuali più elevate con il 16,3%, anche se tende ad assottigliarsi nel 2020 la differenza con il Nord e il Centro, ridotta al 5% rispetto al precedente 7,7% del 2019. L’ISTAT rivela, poi, che il fenomeno è soprattutto maschile con un tasso di abbandono dei ragazzi che è del 15,6% rispetto al dato relativo alle donne che è in costante miglioramento attestandosi al 10,4%.

 

Donne più istruite degli uomini.

Sono quasi 5 punti percentuali a dividere il numero delle donne in possesso di un diploma rispetto a quello degli uomini. Un gap abnorme se paragonato alla media dei paese UE 27 dove la differenza non supera il punto percentuale. Per quanto attiene al titolo di laurea i numeri confermano la supremazia femminile con il 23% di donne laureate rispetto al 17,2% di uomini. Il divario tra crescita femminile e crescita maschile del livello d’istruzione tende tuttavia ad elidersi presentandosi quasi identico nel 2020.Un vero peccato, poi, che il maggiore livello d’istruzione femminile non venga premiato nell’ambito lavorativo dove proprio le donne sembrano più penalizzate rispetto agli uomini,  sia sotto il profilo delle opportunità di carriera che generalmente per tutte le più importanti condizioni lavorative come la stabilità occupazionale e la retribuzione.

 

 

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