Quando il potere logora chi ce l'ha

M5S in evidente stato di crisi, tra contese interne e rischi di scissione, gran parte dei provvedimenti voluti per rilanciare il paese vengono messi in soffitta.

Tra le tantissime perle di saggezza che nella sua lunghissima carriera politica ci ha regalato , Giulio Andreotti, una in particolare secondo la quale “il potere logora chi non c’è l’ha”sembra decisamente sconfessata dall’esperienza di quest’ultimo frangente relativa al Movimento Cinque Stelle. Ad assistere, infatti, alla continua parabola discendente sembrerebbe ,che il potere abbia in maniera fin troppo evidente,  logorato il Movimento che oggi appare una forza politica svuotata di gran parte di quella carica innovativa con quale si riprometteva di curare i mali atavici del nostro paese.

In questo continuo e inesorabile moto calante, in attesa che si venga a capo della faida interna tra Grillo e Conte dal quale potrebbe scaturire uno scisma dalle conseguenze irreversibili, la storia di questi mesi cracconta la progressiva sconfessione di gran parte delle linee guida che i penta stellati hanno concretizzato per il tramite dei due successivi governi Conte.

 

La riforma della giustizia

In questa scia si pongono l’insieme di eventi che hanno caratterizzato le profonde novità relative al delicatissimo tema della giustizia. Più che una modifica della riforma Bonafede si è trattato di una vera e propria riscrittura operata dal neo ministro Cartabia. Non sono mancate tensioni, specie sulla spinosa questione dei termini di prescrizione,  che tuttavia non hanno impedito che la riforma andasse avanti. Anche in questo caso il Movimento è stato costretto a fare più di un passo indietro rispetto a quella intransigenza che lo caratterizzava fin dalle sue prime origini.

La giustizia, quindi, viene riformata ma non tanto per mano dell’ex ministro pentastellato, che pur aveva iniziato un difficoltoso disegno di modifica investendo  buona parte delle energie del suo dicastero, quanto per l’intervento successivo del nuovo ministro che sicuramente ha potuto beneficiare dell’appoggio di un esecutivo, che nella centralità di Mario Draghi ,dispone di capacità di mediazione indubbiamente superiori  rispetto agli ultimi governi nazionali. Mediazione che ha permesso a Draghi di far rientrare, almeno apparentemente, il dissenso del Movimento. Ma c’è chi, sul punto è pronto a giurare che all’esame del voto parlamentare non mancheranno sorprese lasciando presagire un comportamento non uniforme del Movimento al riguardo, con un ulteriori lacerazioni tra parlamentari favorevoli e parlamentari sfavorevoli.

Il rischio è che la riforma possa perdere il suo peso specifico, smarrendone l’essenza, il tutto mentre l’Europa vigile fa dipendere da riforme, come questa, le erogazioni del Recovery Found.

 

Decreto Dignità e Cashback.

Ma quello che è successo per il tema giustizia, dove peraltro rimane ancora tutto in pericoloso bilico, si è già compiuto negli ultimi mesi per altri provvedimenti voluti da Di Maio e compagni come il Decreto Dignità e il Cashback oltre che per il Memorandum filo-cinese noto come la “nuova via della seta”

Per quanto attiene il primo, il Decreto Dignità, provvedimento fortemente voluto dal Movimento e che dal 2018 ha irrigidito la disciplina dei contratti di lavoro a tempo, si è arrivati alla modifica dell’art 19 stabilendo la possibilità che anche per quest’ultima tipologia di contratti possa estendersi la disciplina dei contratti collettivi, in pratica liberandoli dal peso delle rigide causali legali. Quindi grazie al nuovo comma che s’intende aggiungere all’art. 19 si prevede che si possa arrivare all’attivazione di contratti a tempo determinato anche attraverso esigenze previste dai contratti collettivi. Una modifica da non poco considerando che arriva sulla base della consapevolezza delle criticità che avevano caratterizzato il funzionamento dello stesso articolo nell’originaria formulazione risultato troppo rigido per adattarsi alla necessaria flessibilità della ripresa industriale nazionale.

Per quanto attiene al Cashback, altro progetto caro al Movimento, la conclusione a cui si è arrivati e che ha indotto alla sospensione è quella dell’eccessiva onerosità per le casse statali della misura a fronte di benefici ridottissimi in termini di recupero dell’evasione fiscale. In altre parole  almeno nella formulazione voluta sul finire dell’anno scorso e attuata fino allo scorso giugno, si è arrivati alla conclusione  che  “ il gioco non vale la candela” decidendo di riporlo in soffitta così decretando l’ennesima sconfessione di chi fortemente lo aveva voluto: il Movimento.   

 

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