Politica, il Ddl Zan approda in Parlamento

Maggioranza e opposizione si sfidano a colpi di emendamenti. Il 13 luglio inizier la discussione in Senato.

Il disegno di legge Zan, contro l’omotransfobia, ha ricevuto il via libera per la discussione parlamentare. La Commissione Giustizia del Senato ha fissato la calendarizzazione del dibattito per il 13 luglio.La frammentazione politica è netta. Il centrodestra, compatto, chiede ulteriori rinvii per apportare modifiche strutturali alla normativa, mentre la maggioranza progressista respinge tali richieste. Lega e Forza Italia chiedevano lo slittamento del dibattito a Palazzo Madama al 20 luglio, nel tentativo di trovare una mediazione. L’Aula del Senato ha, però, votato la conferma della decisione della conferenza capigruppo. La battaglia si annuncia incandescente. I partiti che avevano votato il testo alla Camera: M5S, Pd, Leu, Iv e minoranze linguistiche, si erano già impegnati a votare compattamente per confermare la scelta. I conservatori hanno tentato di ribaltare l'esito scontato del voto, con una mossa del presidente della Commissione, il leghista Andrea Ostellari. L'esponente del Carroccio, che per mesi è riuscito a tenere ferma la norma a suon di audizioni, aveva presentato una riforma che teneva conto delle proposte fatte da Iv nei giorni scorsi, a cominciare dall'eliminazione del termine "identità di genere" dal disegno di legge. Il tentativo, apprezzato dal capogruppo di Iv Davide Faraone, ha spinto i partiti di maggioranza relativa verso posizioni concilianti. Del resto, la politica costituisce l’arte del possibile. 

Fonti parlamentari rivelano l’intolleranza dei grillini alla richiesta di Ostellari, bocciata anche dai dem. L'ostruzionismo leghista ha convinto M5s, Pd e Leu a non credere alla buonafede degli esponenti di via Bellerio. Andrea Cioffi, del M5s, ha parlato di «proposta dilatoria». «Stiamo aspettando da mesi, dico da mesi, di discutere in Commissione» ha detto la capogruppo Dem Simona Malpezzi, analogamente a quanto annunciato da Liberi e Uguali con Loredana De Petris.  La bocciatura del fronte progressista non sembra concedere spiragli per intese dell’ultimo minuto. Le minoranze parlamentari, invece, sono pronte ad ascoltare suggerimenti volti a correggere il testo, nel segno di un ritrovato dialogo. Il confronto, qualora non dovesse concedere i risultati sperati, aprirà una battaglia con ostruzionismi e valanghe di emendamenti da parte del fronte conservatore, guidato da Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Italia Viva, di Matteo Renzi, si è vista respingere dagli “alleati” del Partito Democratico una modifica che cancellava dal testo il riferimento all'identità di genere, pomo della discordia tra i due opposti fronti parlamentari. La sfida tra Enrico Letta e Matteo Renzi, invitato dai dem a votare a favore del testo, è appena cominciata.

La proposta di legge sconta una problematica che le segreterie dei partiti dovranno affrontare in breve tempo. La votazione avverrà mediante l'apposizione della fiducia ed al buio. I senatori, pertanto, avranno piena libertà di coscienza in merito alla scelta da assumere. La maggioranza teme l’agguato di “franchi tiratori”, pronti a trascinare il governo Draghi in una crisi parlamentare senza precedenti. Enrico Letta, segretario dem, blinda la maggioranza e sposta l’attenzione sul merito del disegno di legge: «Calendarizzato il Ddl Zan. Quindi vuol dire che i voti ci sono. Allora, in trasparenza e assumendosi ognuno le sue responsabilità, andiamo avanti e approviamolo». La discussione, in ogni caso, potrebbe provocare uno stallo, con le opposizioni pronte ad arroccarsi sull’Aventino. Il capogruppo di FdI, Luca Ciriani, ha annunciato «una battaglia dura nei limiti concessi dal regolamento» e altrettanto ha lasciato intendere che farà la Lega con il capogruppo Massimiliano Romeo. Il fautore della proposta, Alessandro Zan, conscio delle difficoltà, si prepara alla discussione: «Andiamo in Aula e incrociamo le dita». L’entusiasmo dell’esponente dem è smorzato da Faraone di Italia Viva, che replica: «Non possiamo permetterci di incrociare le dita. Il Pd lavori a un’intesa». La politica italiana giunge, dunque, alla prova dei fatti.

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