Papa Luciani: 33 giorni per sorridere

Avvelenamento o cause naturali? La morte di Papa Giovanni Paolo I interroga le coscienze.

Giovanni Paolo I, al secolo Albino Luciani fu eletto Sommo pontefice il 26 agosto del 1978. L’Italia sventurata di quegli anni, scossa dal truce omicidio dello statista Aldo Moro, viveva una grave crisi d’identità. La politica, incapace di concedere risposte ai problemi sociali, era sconnessa dal tessuto culturale della popolazione. La crisi della Democrazia Cristiana accese un cono di luce sul malaffare quotidiano. Il Vaticano resisteva. Istituzione temporale e spirituale, la Santa Sede illuminava il cammino di fedeli e laici: punto di riferimento solido e intoccabile. La morte di Papa Paolo VI condusse l’assemblea dei cardinali a scegliere un Papa moderno, capace di condurre la Chiesa di Roma verso un millennio carico di cambiamenti. Luciani, giunto al soglio di Pietro, compì scelte che scontentarono i banchieri del Vaticano. Il pontefice predicava un ritorno alla chiesa delle origini, tipica dell’ideale francescano. L’ex patriarca di Venezia, già dalle prime riunioni con i suoi stretti collaboratori, decise di indagare i conti dello IOR, istituto di credito clericale per eccellenza. Paul Marcinkus, potente cardinale e responsabile delle finanze pontificie, storse il naso e contrastò, da subito, i piani del nuovo vicario di Cristo in terra. Una notte di fine settembre un anatema si abbatté contro la potente cupola di San Pietro. Un fulmine al ciel sereno interruppe i sogni dei credenti che, trafelati, giunsero a Roma. I notiziari annunciarono la notizia della morte improvvisa di Giovanni Paolo I, tra lo sgomento del mondo. Nessuno avrebbe immaginato che la sua morte, inattesa, avrebbe suscitato tanto clamore. Complice un clima di sospetto, secondo i più anticamera della verità, che si respirava all’epoca in una Italia profondamente disagiata, pochi credettero ad un trapasso spontaneo. Dopo trentatré giorni, il “Papa del sorriso” era ritornato alla casa del Padre. In silenzio, come un semplice lavoratore della vigna del Signore.

Qualcuno iniziò ad insinuare che la scomparsa di Giovanni Paolo I, che aveva cominciato a edificare una chiesa che era arrivava dritta al cuore della gente, con parole semplici e un volto amorevole, non fu provocata da cause naturali. Il referto del dottor Buzzonetti specificava che il Santo Padre fosse deceduto per un infarto miocardico acuto. Le mura vaticane, secondo alcuni storici, celano segreti inconfessabili. Peccati originali di dubbia moralità. La storia di una vicenda dai contorni torbidi ruota intorno all’ultimo giorno di vita di sua Santità, a quel pomeriggio del 28 settembre quando a detta di John Magee e Diego Lorenzi, il Papa avrebbe accusato un leggero malore: «Un dolore al petto e fitte accompagnate da un senso di oppressione». Secondo il racconto ufficiale, un collaboratore si premurò di suggerire al Papa di chiamare un medico. Luciani rifiutò e, accompagnato in camera per la notte, gli fu consigliato di suonare il campanello in caso di bisogno. Altri testimoni, che avevano parlato con il Santo Padre nel corso della medesima giornata, raccontarono di non aver notato nulla di strano nella sua voce o nel suo aspetto: «Sereno, disteso e senza alcun segno di stanchezza» secondo Jean Villot, allora cardinale di Stato. Non è un dettaglio marginale, dato ciò che sarebbe accaduto di lì a poco.

Le lancette dell’orologio avevano appena scoccato le 4:30 del 29 settembre 1978, quando suor Vincenza lasciò sulla scrivania dello studio comunicante con la stanza personale di Papa Giovanni Paolo I, una tazza di caffè, come era solita fare dal 1959, quando Luciani assunse l’incarico di vescovo a Vittorio Veneto. Un istante dopo la suora bussa alla porta, avanza, saluta il pontefice e ritorna alle sue faccende. Un quarto d’ora dopo, la monaca ritorna nello studio e nota che il bricco non è stato toccato. La religiosa, preoccupata dall’insolito ritardo, entra nell’appartamento. La scena che le si palesa dinanzi è raccapricciante. Il Papa è sdraiato sul letto, la testa reclinata sulla destra, le labbra dischiuse, gli occhiali poggiati sul naso e alcune carte tra le mani. La lampada è ancora accesa. Suor Vincenza comprese che il Papa era senza vita e corse a cercare soccorsi. Dal comunicato ufficiale della morte sparirono le suore. Un particolare che, insieme ad altre reticenze, come la decisione del collegio cardinalizio di non autorizzare l’autopsia, trasformò le voci di omicidio in tesi che chiamano in causa poteri occulti che avevano in animo la conquista di un’Italia morente, proprio come il pontefice. Le versioni alternative restano in piedi senza prove documentate che accreditino l’ipotesi di un complotto ai danni del Santo Padre. Poco dopo saranno scritte alcune delle pagine più buie e drammatiche della storia italiana, legate indissolubilmente al Vaticano. La morte del “Papa del sorriso”, dopo inchieste e speculazioni, resta avvolta nel mistero. Ombre che oscurano la luce di Dio.

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