Ordinanza anti-prostituzione emanata dal sindaco di Terni: polemica

Resta aperto il dibattito riguardo lordinanza, il sindaco deciso a non tirarsi indietro

Nelle ultime ore si è ampiamente discusso riguardo una particolare ordinanza emessa dal sindaco di Terni, il leghista Leonardo Latini. A smuovere il popolo del web e a rendere l’ordinanza oggetto di molteplici polemiche, è stato il carattere in apparenza radicale e conservatore di quest’ultima. L’ordinanza anti-prostituzione definisce infatti, in un punto decisivo del testo per lo svolgimento della vicenda, il divieto per chiunque di mantenere «un abbigliamento indecoroso o indecente in relazione al luogo ovvero nel mostrare nudità, ingenerando la convinzione di esercitare la prostituzione».

Sembra essere proprio questo provvedimento ad aver smosso gli spiriti di cittadini e soprattutto dei politici, animandone le plurime discussioni: il dibattito ha quindi acquisito uno sfondo prettamente politico, prevedendo al proprio centro lo schierarsi dei diversi e ostili orientamenti. 

Primo fra tutti il M5S, che ha visto la senatrice Emma Pavanelli rivendicare lo status democratico della regione Umbria: quest’ultima ha avanzato un paragone massimale e talvolta forse puntuale, sostenendo e ricordando di non essere a Kabul ma a Terni, e quindi non in stato di sottomissione a quello che apparentemente ha assunto le sembianze dell’anticostituzionale regime talebano. La Pavanelli ha definito le soluzioni della Lega «grottesche e offensive per la tutela del territorio ternano», ritenendole lesive dei diritti e delle libertà delle donne, equiparate a prostitute qualora decidano di vestirsi in modo provocante. Anche il segretario regionale umbro del Pd, Tommaso Bori, ha deciso di affrontare il sindaco invitandolo alle dimissioni: i motivi che hanno smosso Bori riguardano principalmente l’assenza di misure concrete per scongiurare il fenomeno della prostituzione, quali il rafforzamento della vigilanza notturna. L’ordinanza infatti sembra esclusivamente far affidamento sulla lunghezza delle gonne e sulle scollature degli abiti per combattere il fenomeno, proprio come nei regimi totalitari. Bori, infine, afferma: «tutto questo è lontano anni luce dalla cultura democratica e liberale della nostra Umbria». 

Infine, Francesco De Rebotti, il sindaco di Narni, è intervenuto via Facebook invitando Latini a «fare un passo indietro» riguardo l’emanazione di un’ordinanza che propone una soluzione fuorviante e generalizzante del problema. Lo stesso De Rebotti ha chiesto autonomamente e pubblicamente a Latini di lavorare assieme per la stipula di un’ordinanza nuova volta ad aiutare concretamente le vittime della prostituzione. 

Così sia i consiglieri leghisti che lo stesso Latini non hanno tardato a farsi sentire: i primi sostenendo che ordinanze di questo genere non dovrebbero avere colore politico, in quanto orientati a uno scopo comune, cioè quello di «garantire sicurezza e decoro». Latini, invece, ha lamentato la strumentalizzazione delle polemiche riguardo la sua ordinanza, rivendicando l’esclusiva volontà laica di contrastare un fenomeno deplorevole e l’unico modo concesso dalla normativa vigente di poter intervenire, ovvero attraverso provvedimenti ordinamentali. 

In varie interviste rilasciate ha tenuto, inoltre, a ribadire come il suo obiettivo non sia quello di vietare un particolare tipo di abbigliamento, ma esclusivamente di combattere un fenomeno della criminalità organizzata, particolarmente radicato nella società: lo sfruttamento della prostituzione. Latini, quindi, non intende far dietrofront riguardo quella che ritiene essere una soluzione volta alla tutela delle donne, non al loro svilimento. 

 

 

Fonte: Ansa

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