Non c pace nella Lega di Salvini.

Non esclusi imbarazzi per le accuse rivolte allex responsabile della comunicazione di Matteo Salvini.

Come se non bastassero le diatribe interne di natura politica, a sconvolgere la vita della Lega Di Salvini ci si mette anche la torbida vicenda, tutta da chiarire sotto il profilo delle responsabilità penalmente rilevanti, di Luca Morisi  a capo della comunicazione social del leader leghista fin dal lontano 2013.

In un partito, in cui storicamente forse per la prima volta,  si agitano in maniera fin troppo evidente due anime diverse, quella filo—governativa facente capo al ministro Giorgetti e quella più fedele alle origini e ai moti di piazza di Matteo Salvini, tanto da minacciarne l’identità, complesse e torbide vicende di natura giudiziaria rischiano di rendere ancora più pesante l’aria che si respira intorno al carroccio. Direttamente investito della questione è proprio il Senatore Salvini che con una leadership mai in discussione come in questo momento, è costretto a prendere le distanze da un personaggio direttamente ricollegabile  a lui nell’organigramma del partito.  Pur premettendo che al momento non si può parlare in alcun modo di colpevolezza dell’indiziato, ciò almeno fino a quando le autorità giudiziarie non si siano a tal proposito pronunciate, è innegabile che ci possa essere dell’imbarazzo provocato dalla natura, molto antipatica e riprovevole, della condotta attribuito all’ex stratega della comunicazione di Salvini, con il  quale, tuttavia, il connubio professionale si era ufficialmente disciolto  lo scorso primo settembre.

 

La vicenda

La particolare ripugnanza deriva essenzialmente dalla natura delle  accuse rivolte dalla procura di Verona a  Luca Morisi: cessione e detenzione di stupefacenti. L’iscrizione nel registro degli indagati per  entrambe le fattispecie penalmente rilevanti sarebbe successivo all’avvenuto ritrovamento, nel corso di una perquisizione eseguita qualche giorno fa presso la cascina di Belfiore di sua proprietà, di una sostanza liquida di natura stupefacente.

Inoltre a tale ritrovamento si aggiungerebbero anche le accuse risalenti allo scorso mese di agosto, da parte di 3 ragazzi, che colti in possesso della sostanza stupefacente avrebbero fatto il nome di Morisi come persona da cui l’avevano ricevuta.

Al momento e in attesa dell'accertamento dei fatti ad opera dei competenti organi a ciò preposti,  Morisi si affretta ad escludere qualsiasi rilevanza penale della condotta tenuta, pur riconoscendo sotto il profilo morale la sua “caduta di  uomo” e ribadendo l’ormai distanza da qualsiasi incarico all’interno della Lega.

Dal canto suo Salvini non rinnega affatto l’amicizia decennale con Morisi pur condannandone il comportamento. 

 

Ma chi è Luca Morisi?

Laureato in filosofia con 110 e lode e con grande esperienza nel campo dell’informatica e della formazione, Luca Morisi ha iniziato a collaborare con Matteo Salvini fin dal 2013 con il compito di responsabile della comunicazione e social media strategist.  In termini pratici si deve alla sua attività la costruzione social della figura dell’ex ministro dell’Interno.

Indubbiamente un’attività condotta con grande successo, visto i risultati conseguiti che hanno fatto del leader leghista il più seguito tra i leader politici con oltre 3,5 milioni di like sulla sua pagina.

Nel corso degli anni in cui si è articolata questa attività Morisi ha saputo amplificare alla perfezione la presenza sui social di Salvini tenendo sempre vivo l’’interesse di ben 13.200 followers su Twitter e 24.000 su Facebook. Se deve  a lui l’invenzione del soprannome “ Il Capitano” il termine divenuto ormai consueto tra i seguaci di Salvini per identificarlo sui social.

I risultati conseguiti, tuttavia, non hanno escluso che talune iniziative intraprese finissero nell’occhio del ciclone e originassero addirittura richieste di immediate dimissioni per Morisi. Un caso su tutti, la foto di Salvini che imbraccia un mitra alla vigilia delle trionfali elezioni europee. Foto che provocò una reazione di sdegno generalizzata e soprattuto le accuse di incitamento alla violenza.

  

 

 

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