Nobel per la pace per il giornalismo dinchiesta e denuncia.

Sono la filippina Maria Ressa e il russo Dmitrij Muratov ad essere premiati con il Nobel per per la pace per il loro modo di fare giornalismo di denuncia senza fare sconti a nessuno.

È la libertà d’informazione e un modo coraggioso di fare giornalismo di denuncia senza soffrire intimidazioni e senza tollerare bavagli ad essere premiato quest’anno con il prestigiosissimo premio Nobel per la pace. La dedizione e il coraggio di due giornalisti dissidenti  come la filippina Maria Ressa e il russo  Dimitrij Murotov trovano nella parole utilizzate nella motivazione dal Nowegian Nobel Committee il più alto riconoscimento dei “ loro sforzi per salvaguardare la libertà di espressione, che è una precondizione per la democrazia e una pace duratura”. Nella motivazione appare evidente l’importanza riconosciuta a  quanti dedicano, rischiando quotidianamente la loro vita, l’intera attività d’informazione  al racconto della verità continuando ad operare senza paura e condizionamenti di sorta in situazioni di estrema pericolosità.   

 

Maria Ressa e la sua infinita guerra al sanguinario Presidente filippino  Duterte.

La minuta giornalista d’inchiesta di origine filippina, naturalizzata statunitense,  è divenuta negli anni, grazie al suo coraggioso impegno nell’affrontare situazioni scottanti di grande pericolo, una vera e propria icona della lotta ai soprusi e alle angherie perpetrate a danno della democrazia.

Per il modo d’interpretare la professione, ispirata,  senza compromessi,   al racconto incondizionato della verità andando oltre ogni pericolo, Maria Ressa ottiene con il Nobel, il riconoscimento più importante della sua brillante carriera professionale sicuramente non avara di altri riconoscimenti già ottenuti nel recente  passato,  con il  Time Magazine che  la nomina Persona dell’anno 2018, e con il  successivo inserimento del 2019 tra le 100 persone più influenti al mondo.

Veri e propri esempi di giornalismo d’inchiesta sono i reportage e le inchieste condotte sul fenomeno di Al Qaeda nel sud-est asiatico ripercorrendo nella sua interezza il fenomeno della sua diffusione con particolare riferimento alle sue Filippine.

Ma  gran parte della sua notorietà è dovuta alla guida di Rappler, un sito di News, di cui è co-fondatrice, che non smette di conquistare pubblico e abbonati dimostrando come il giornalismo, fatto in una certa maniera,  paga sempre.  Proprio attraverso  questo sito,  da sempre sentinella dei diritti e della giustizia,  Maria Ressa ha inscenato la sua lunga  battaglia ai soprusi e alle violenze del Presidente Filippino  Duterte, pagandone le conseguenze di prima persona, una volta ritornata in patria, con innumerevoli accuse e qualche notte di galera. Circostanze quest’ultime che non hanno impedito alla giornalista di denunciare le responsabilità della controversa figura del sedicesimo presidente delle Filippine e delle innumerevoli  morti innocenti causate dalla sua guerra alla droga, condotta con modalità raccapriccianti. Questa frenetica attività di denuncia ha contribuito alla raccolta di prove indispensabili   per condurre il presidente filippino  dinanzi al Tribunale dell’Aia per violazione dei diritti umani.  

 

Dimitri Murotov e la dedica ai giornalisti scomparsi.

Dimitri Murotov storico direttore del giornale Novaja Gazeta di cui faceva parte Anna Politkovskaja, giornalista d’inchiesta scomparsa qualche anno fa in circostanze ancora tutte da chiarire e di cui si sospetta un coinvolgimento  addirittura di Putin, ha inteso dedicare il premio a tutti i giornalisti che nell’adempiere alla loro attività hanno conosciuto la morte. Primo russo ad essere insignito di un Nobel per la pace il riconoscimento arriva in virtù della sua lunghissima esperienza di direttore e fondatore di Novaja Gazeta, un giornale che senza filtro e senza scrupoli ha affrontato temi scottanti e delicati come la persecuzione degli omosessuali in Cecenia.

Il riconoscimento arriva quasi contemporaneamente alla commemorazione dell’omicidio della più nota delle giornaliste della testata, Anna Politkovskaja, uccisa  il 7 ottobre di 15 anni fa. Un omicidio di chiaro stampo politico che continua ad avere mandanti non identificati.e non puniti.

Il premio arriva nel momento più opportuno a dare prestigio internazionale al giornalismo russo proprio quando la libertà di stampa in quel paese  è minacciata dal deciso interventismo statale volta a soffocarla bandendo molte testale e costringendole alla chiusura.

 

 

 

 

 

 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

....

Raccontiamo nuove storie
Com

Commenta

Top