Meno 10 giorni alla riapertura delle scuole: tantissimi problemi da risolvere.

Con lAlto Adige il 6 settembre apre ufficialmente il nuovo anno scolastico, ma i problemi restano tantissimi e di difficile soluzione.

Mancano poco più di  10 giorni all’inizio del nuovo anno scolastico che vedrà ritornare sui banchi di scuola, a partire dal prossimo 6 settembre via via tutti gli studenti italiani. Le prime ad aprire saranno le scuole dell’Alto Adige fino ad arrivare alla data del 20 in cui, con la Puglia, praticamente tutte le scuole italiane  saranno aperte.

Come era semplice ipotizzare anche quest’anno sarà un’apertura sofferta e tribolata vista la forzata convivenza con il virus  che non sembra abbia intenzione, almeno nell’immediato futuro, di esaurire i suoi effetti. Quindi è chiaro che questi pochi giorni che ci dividono dalla data ufficiale di apertura saranno particolarmente delicati e accesi, dedicati alla ricerca di un compromesso che possa garantire due diritti fondamentali come il diritto all’istruzione e il diritto alla salute. Dieci giorni in cui arrivare a quelle linee guida, quindi, che dovranno garantire al contempo  il regolare svolgimento in presenza delle lezioni e i sufficienti parametri di sicurezza nello svolgimento.

 

La regola fondamentale: No DAD

Sembra che il punto di partenza di ogni discorso intorno a quello che succederà in questi giorni è rappresentato dal rifiuto deciso e senza compromessi della DAD. La didattica a distanza, per le difficoltà pratiche e per i risultati catastrofici conseguiti e documentati, non rappresenta più un’opzione da tener conto nel ventaglio delle possibilità per dare al prossimo anno scolastico almeno una lontana parvenza di normalità. L’Invalsi a tal proposito è stato spietato nel dare vita ad una disamina preoccupante di quanto abbia pesato in termini di resa scolastica e quindi di preparazione degli studenti di una modalità che pur dovendo rappresentare il futuro, non solo per la scuola, è stata tirata in ballo, come extremis ratio, senza il necessario rodaggio,  sotto l’incalzare degli eventi.

 

Il green pass scolastico: tra disputa ideologica e difficoltà pratiche.

L’anno scolastico che prenderà avvio da qui a poco si aprirà nel pieno della disputa ideologica, relativa ai diritti di libertà, sul  Green pass. Nella complessità di tutte le questioni di cui bisognerà tener conto, non si potrà far a meno di considerare la feroce polemica che ruota intorno a questo documento, ritenuto da taluni fondamentale per garantire la sicurezza nelle svolgimento di tutte le attività e da altri come motivo di discriminazione. Anche sotto questo aspetto quindi per tutte le categorie coinvolte nella macchina scolastica giocoforza bisognerà trovare un contemperamento tra i diritti di libertà e la sicurezza collettiva da cui siamo, a livello paese, ancora lontanissimi, basta vedere a quello che accade nel mondo industriale.

Ma anche tralasciando la disputa meramente ideologica e senza voler andare troppo per il sottile, visto l’incalzare del tempo, il green pass pone anche qualche inconveniente di ordine pratico alla cui soluzione bisognerà mettere mano in pochissimo tempo. Innanzitutto rimane aperta la questione di chi si occuperà del controllo di questo documento o del tampone in mancanza di esso. I limiti imposti dalla privacy rendono complicata la situazione di verifica che dovrebbe solo limitarsi a prendere atto dell’esistenza del documento senza sapere né la scadenza né se si riferisce a tamponi o alla vaccinazione. Questo comporterebbe un’evidente intralcio al regolare svolgimento dell’attività scolastica dovendo eseguire verificare quotidiane con le connesse e necessarie lungaggini che non è difficile fin da adesso ipotizzare.

 

 Tamponi gratis SI o NO?

Anche su questo argomento le posizioni oscillano notevolmente tra governo che vorrebbe assicurare la gratuità del test solo ai docenti fragili esentati con certificato medico e la posizione del sindacato scolastico che vorrebbe, invece, una gratuità estesa all’intero personale scolastico. Difficile ipotizzare allo stato attuale una possibilità di accordo tra posizioni così inconciliabili come testimoniato dalla rottura ormai in atto tra il governo, nella persona del Ministro Bianchi e la UIL scuola.

È, sul punto,  di tutta evidenza che la preoccupazione maggiore del governo è quella di proseguire a vaccinare tutto il personale scolastico e che una eventuale  gratuità del test di verifica non spingerebbe quella residua percentuale di non vaccinati, che va dal 19 al 6% a seconda delle regioni, ad accettare di sottoporsi al vaccino. Si parla tanto di spinta gentile e questo ne è senz’altro un esempio concreto.

 

Mentre restano ad agitare le acque anche altre questioni come il reclutamento del personale scolastico, per cui si stanno bruciando le tappe in questi giorni e il loro definitivo inquadramento negli organigrammi scolastici; il distanziamento tra i banchi, per cui sembra caduta la tassatività del metro ma di cui i presidi chiedono maggiori ragguagli; il trasporto pubblico per il quale si va verso la capienza dell’80% e il ricorso alla figura del controllore su cui graverebbe il controllo delle misure anti-Covid 19.                

© RIPRODUZIONE RISERVATA

....

Raccontiamo nuove storie

Commenta

Top