Manovra finanziaria al vaglio dellUe

Documento programmatico di bilanci da 23 miliardi: 8 per i tagli alle tasse, 1 per la riduzione delle bollette, proroga del Superbonus del 110% e conferma del Reddito di Cittadinanza.

Per la prima finanziaria di Draghi si è andati lunghi. L’Italia è stata l’ultimo, tra i diciannove Paesi dell’Eurozona, ad aver presentato alla Commissione Ue il Documento programmatico di bilancio (Dpb), che definisce l’architettura della prossima legge di Bilancio. La tenuta del governo è stata messa alla prova con la stesura del Dpb, che serve ad anticipare la manovra di fine anno alla Commissione europea. Non si tratta di una versione definitiva, perché il bilancio dovrà prima essere approvato dalla Commissione europea, ma è indicativo per capire quali sono le priorità del governo in materia di economia.

Il pacchetto dovrebbe valere 23 miliardi, cioè l’1,2% del Pil, prevedendo il taglio dell’Irpef sui redditi fino a 55mila euro annui (attualmente al 38%) con il cosiddetto cuneo fiscale per cui sono stanziati 8 miliardi. Forza Italia e Italia Viva ne hanno chiesti dieci, pari a quasi metà dello stanziamento totale. C’è anche un miliardo per il taglio delle bollette sull’energia, un miliardo aggiuntivo per il Reddito di cittadinanza, che quindi arriva ad avere 8,8 miliardi totali, mentre 2 miliardi andranno al Fondo sanitario nazionale. Tra gli altri provvedimenti previsti ci sono la proroga del Superbonus del 110% per le ristrutturazioni, fondi per il giubileo e le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina e la proroga del bonus per l’acquisto di tv e decoder. Confermati superbonus 110% ed ecobonus al 50% e al 65% per interventi di efficientamento energetico, ma al momento non sembrerebbe prevista alcuna proroga per il bonus facciate. Non pare esserci accordo, inoltre, sulla riforma di ammortizzatori e pensioni.

L’idea del governo Draghi è infatti quella di non rinnovare la Quota 100, che scade a fine 2021, per sostituirla con un’alternativa meno favorevole per i lavoratori: la Quota 102 nel 2022, solo per gli statali e solo per due anni, e la Quota 104 nel 2023 ed eliminando l’Opzione donna, che permette alle donne di andare in pensione a 58-59 anni con 35 anni di contributi. Il partito che più si è messo di traverso sul tema è la Lega, che aveva accettato di dire addio alla Quota 100 ma avrebbe preferito farlo in tempi più lunghi.

La proposta di quota 102, che dovrebbe sostituire la quota 100, permetterebbe di andare in pensione anticipata non più a 62 anni e con 38 anni di contributi ma a 64 anni di età e con 38 anni di contributi. Come per la quota 100, non dovrebbero essere previste penalizzazioni sull’importo di pensione finale, pur andando in pensione anticipata, se non quelle risultanti dal versamento di un minor numero di contributi, e dunque per un montante contributivo minore rispetto a quello che si accumulerebbe se si andasse in pensione di vecchiaia maturando i normali requisiti pensionistici di 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi. La quota 102, se approvata, sarebbe attiva fino al 2023 e, secondo le stime, dovrebbe permettere l’uscita anticipata a circa 50mila persone ogni anno.

Un altro tema in discussione è quello del salario minimo. La proposta del M5s prevede un salario minimo di 9 euro all’ora e ricalca leggi che, in Europa, esistono già in 21 Paesi su 27. Il tema del salario minimo è tornato d’attualità dopo la pubblicazione di una recente analisi effettuata dalla fondazione indipendente Openpolis e basata sui dati Ocse, che ha mostrato come l’Italia e la Grecia siano gli unici due Paesi europei in cui negli ultimi 20 anni gli stipendi medi sono diminuiti invece che aumentare, in pratica, oggi si guadagna meno che nel 2000.

Una bella porzione di maggioranza vorrebbe stravolgere il RdC che però dovrebbe essere conservata come misura, in quanto Draghi la riterrebbe fondamentale per la tenuta sociale. Sventato un primo assalto, portato prevalentemente del centrodestra, la misura è stata rifinanziata con 200 milioni fino a fine anno. Quanto al prossimo, dovrebbero essere pronti quasi 9 miliardi, con alcune modifiche allo strumento sul fronte delle politiche attive.

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