LAfghanistan raccontata da Farhad Bitani: un nuovo libro

Nato a Kabul il 20 settembre 1986, Farhad Bitani uno scrittore e educatore afghano. Oggi uno dei soci fondatori del Global Afghan Forum (GAF), organizzazione che si impegna a unire e creare una comunit per tutti i giovani afghani nel mondo, impegnandosi per una popolazione unita, sicura, giusta e educata. Nel 2014 pubblica Lultimo lenzuolo bianco. Linferno e il cuore dellAfghanistan con prefazione di Domenico Quirico. La sua ultima edizione quella pubblicata per Neri Pozza nel 2020. Dopo lattacco che sub nel 2011 da parte dei talebani, Bitani, decise di deporre le armi e chiedere asilo in Italia, iniziando cos a raccontare la sua storia e quella del suo paese.

I sentimenti che Bitani ha per quello che sta accadendo nel suo paese sono amari e di grande delusione:«Sono sentimenti di dolore e tradimento. Dolore per il popolo afghano, tradimento perché l’America dopo anni ci ha lasciati da soli»

 

I difensori dell’Afghanistan e chi «li ha lasciati soli»

Nel maggio 1996 al-Q??ida arrivò in Afghanistan, Bitani se lo ricorda bene, da quel momento il paese non visse più alcuna stabilità. Gli americani tentarono di aiutare il popolo afghano a sminuire il potere dei talebani, ma intanto con l’attacco dell’11 settembre 2001 i rapporti con l’America si inasprirono. Tuttavia, la pace e la guerra hanno un costo non solo in soldi. Per questo motivo nel maggio di quest’anno le truppe statunitensi e la NATO iniziano la ritirata. I talebani però erano già pronti a sfruttare l’evento, come di fatto è successo.

Secondo Bitani i primi errori americani erano già avvenuti nel 2001: «Quando gli americani sono arrivati sul territorio afghano non avevano nessun tipo di informazione né del territorio né sugli aspetti sociali e culturali. Hanno attaccato perché avevano interessi in Afghanistan. Nella situazione odierna, hanno sbagliato nuovamente perché dopo anni se ne sono andati. Oggi il potere non è più nelle loro mani ma nel Medioriente».

 

Allora abbiamo chiesto a Bitani: “ma l’ONU?”

Le sue parole sono dure nei confronti dell’organizzazione: «Quelli dell’ONU sono persone che sono seduti al tavolo per prendere soldi e decisioni futili. Io e il mio popolo soffriamo adesso. L’ONU da sempre quando succedono queste cose è capace di parlare e basta. Il problema dell’Afghanistan non può essere risolto parlando, ormai il paese è scappato dalla catena: con i talebani non si può parlare di pace, diritti umani e di dialogo e l’ONU non ha mai fatto nulla sino a oggi».

 

In quanto fondatore e socio della Global Afghan Forum abbiamo chiesto a Bitani quale sia il messaggio che l’organizzazione sta divulgando, ma Farhad va oltre e fa un appello ai media di tutta Europa:

«Il messaggio della Global Afghan Forum è fatto di realtà e verità: noi stiamo mostrando la situazione in Afghanistan, cosa succede realmente lì, stiamo facendo informazione. Inoltre, in questo momento stiamo cercando di aiutare tutte le donne e i bambini che sono in situazioni di difficoltà per salvarli e riuscire attraverso il dialogo con la comunità europea ad aprire dei canali comunicativi non con i talebani ma con i pakistani. I talebani, in questo momento, stanno facendo esattamente ciò che fecero nel 1996 quando io ero lì. Questa volta io sono in Italia, ma la prima volta io c’ero e quando il mondo non ne parlava più allora sono iniziate le punizioni, le lapidazioni, le torture. Per poter fermare tutto questo il potere adesso ce l’hanno proprio i media europei, solo loro possono fare qualcosa non smettendo mai di parlare dell’Afghanistan. Questo perché tra qualche mese, quando nessuno o poche persone ne parleranno, sarà allora che i talebani faranno ciò che vogliono. Il ruolo dei media europei è adesso quello di spingere l’Arabia Saudita, il Pakistan e la Cina a dimettere i talebani per un Governo Tecnico in Afghanistan». Bitani pensa che gli stati confinanti con l’Afghanistan come Cina, Pakistan e Arabia Saudita debbano proteggere il popolo afghano dai talebani e cercare di favorire il Governo Tecnico di cui il paese ha bisogno.

 

I talebani

Parliamo così dei talebani, questo termine indica “studenti/studente” nasce come identificativo delle scuole che studiavano i testi sacri ma poi diventa significato di politica e di movimenti militari: «I talebani sono nati in Pakistan come tutti i gruppi fondamentalisti, sono sorti lì. Inizialmente trasmettevano le scritture islamiche, poi sono serviti i militari e loro sono diventati militari che hanno preso potere in Afghanistan nel 1996. Quello che loro professano, la loro ideologia fondamentalista non è religione. Qualsiasi società che metta nella politica la religione commette un grave errore: non si può mischiare la politica con la religione. Quando una società inizia a imporre la religione e determinati atteggiamenti diventa fondamentalista».

Per Bitani i talebani rappresentano un duro passato impossibile da dimenticare, era giovane quando nel 1996 questi occupavano l’Afghanistan, oggi questa situazione fa riemergere i ricordi difficili di quel passato che lo scrittore vive con rabbia: «È una situazione complicata. Io oggi mi batto affinché nessuno viva un’infanzia come quella che ho vissuto io nel ’96, quando arrivarono i talebani per la prima volta. La preoccupazione per quelle persone non si può descrivere con le parole».

 

Donne e guerra e Shari’a

Bitani ci parla del ruolo della donna da un punto di vista interessante e che apre un ampio margine di discussione. Il motivo per cui i talebani per prime controllano le donne è «perché i fondamentalisti hanno paura della donna. Perché la donna ha un ruolo principale nell’educazione dei bambini, una madre si prende cura dei suoi bambini e della loro educazione e istruzione, quindi loro hanno paura delle donne e di concedere loro libertà. Per questo, purtroppo, le categorie più colpite adesso in Afghanistan sono proprio le donne e i bambini».

Bitani, lei cosa ne pensa della Shari’a?, gli chiediamo: «La shari’a è una legge antica che fa parte dell’educazione. E per noi è fondamentale l’educazione. E gli uomini e le donne senza educazione non ragionano, si tratta delle regole di vita per creare una società stabile e forte». 

Ad oggi molte giovani ragazze stanno combattendo per la libertà, per dimostrare che l’Islam non è come i fondamentalisti stanno mostrando. Pensa che un giorno si riuscirà a dimostrare che anche le donne sono libere di scegliere?, a questa domanda Bitani risponde: «La figura della donna è contemporanea, la donna è una parte fondamentale della società e della vita. Oggi le donne stanno dimostrando un’enorme forza, anche nelle manifestazioni davanti ai talebani hanno rivendicato le loro libertà, nonostante la paura. In questo momento pensate che mia sorella sta a Kabul, io sono qua in Italia, ma mia sorella è rimasta bloccata lì. E sta rischiando tantissimo dimostrando una grande forza e coraggio, io sono in Italia e ne parlo da qui ma naturalmente la preoccupazione è tanta».

 

Le prossime pubblicazioni di Bitani

Per concludere eravamo curiosi di sapere se alla luce dei nuovi avvenimenti, lo scrittore di L'ultimo lenzuolo bianco, avrebbe aggiunto o cambiato ancora qualcosa del suo libro uscito in più edizioni. La sua risposta ci ha sorpreso: «Quel libro l’ho mandato in ristampa ma tutto ciò che sta succedendo oggi è la ripetizione degli eventi che si sono manifestati a quei tempi. Tra pochissimi mesi, invece, pubblicherò un altro libro sulla situazione dell’Afghanistan. Il titolo non c’è ancora ma a breve lo avremo, sicuramente posso dire che sarà un libro geopolitico e che sarà incentrato sul potere dei talebani in Afghanistan».

 

Che dire, nella speranza che la situazione migliori e che finalmente anche l’Afghanistan possa conoscere la pace a lungo negata, attendiamo le prossime pubblicazioni di Farhad Bitani per poter toccare con mano la realtà da chi l’ha vissuta e la vive ancora.

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