La sindrome del rientro

Sembra malinconia ma non . Assomiglia alla nostalgia con laggiunta di qualcosaltro. Non ansia e nemmeno paura, non neanche pigrizia ma un disagio emotivo, un vero e proprio malessere, definito post-vacation blues.

La sindrome del rientro è uno dei problemi con il quale ci si confronta al termine delle vacanze estive. L’estate volge al termine e l’arrivo di settembre segnala il ritorno alla quotidianità. Finite le vacanze, il totale relax, le notti di divertimento e il risveglio senza la necessità di puntare la sveglia, ecco che, per buona parte delle persone, arriva il trauma emotivo. Non è un momento di pigrizia ma un vero e proprio malessere, tanto da essere definito sindrome da rientro o post-vacation blues. Sembra malinconia ma non è, assomiglia alla nostalgia con l’aggiunta di qualcos’altro. Non ansia, l’ansia di ricominciare a lavorare, quella della scuola che si riapre; e nemmeno paura, la paura di riprendere quello che si era interrotto prima delle vacanze estive, la paura dell’eterno ricominciare daccapo, del traffico, dei semafori, delle riunioni, delle assemblee di condominio, della fila alla cassa del supermercato, dell’autobus in ritardo, della metro che non passa. La sindrome da rientro è un male passeggero che attacca dopo aver smesso di vedere il mare o la montagna tutti i giorni, pensando che dovrà passare un anno per ricominciare a farlo e un anno è tanto, tantissimo, non passa mai. È il male della prossimità al micidiale ripetersi delle nostre vite, reale o presunto che sia. Qualcuno la chiama «routine» ma è qualcosa di diverso, perché la «routine» di settembre è diversa dalla noia dei giorni identici del resto dell’anno. È il ritorno a qualcosa nel quale sei destinato a rimanerci tutto l’anno.

Questo stato d’animo ha ispirato artisti e musicisti. «Settembre, tu mi hai lasciato con un messaggio e io non ti ho detto niente», Cesare Cremonini; «Quante gocce di rugiada intorno a me, cerco il sole ma non c'è», la Premiata Forneria Marconi; «Ah, settembre, mi dirai quanti amori perderai», Alberto Fortis; «Che risuonino ancora le campane, come quando è iniziata la primavera: svegliatemi quando finisce settembre», i Green Day. E poi una strofa della canzone «Gente di Mare», Umberto Tozzi e Raf: «Gente che muore / di nostalgia / ma quando torna dopo un giorno muore / per la voglia di andare via». Muore prima e muore dopo, anche se il morire è uno solo.

I sintomi sono non solo psicologici, ma anche fisici: stanchezza eccessiva, nervosismo, insonnia, difficoltà nella concentrazione e nella digestione. Il cambio dello stile di vita, il ritorno agli orari che scandiscono le fasi della giornata, agli impegni di lavoro e alle responsabilità, fanno sì che il corpo reagisca lanciando i primi segnali. La sindrome da rientro dura alcuni giorni. Per riprendere pian piano i ritmi e tornare al lavoro in forma è utile ristabilire i ritmi del sonno e mangiare bene. In vacanza si va a letto tardi e ci si sveglia senza orari. Quando si rientra, uno degli errori che spesso si commette è quello di continuare ad andare a letto tardi e puntare la sveglia presto. Il giorno successivo la stanchezza la fa da padrone. Si aggiunge poi l’ansia di non essere in grado di affrontare la giornata e questo genera tensione e stress. Ristabilire un equilibrato ritmo sonno-veglia è uno degli accorgimenti essenziali dai quali ripartire. Occorrerà organizzarsi per riuscire a dormire almeno otto ore. L’impatto con il lavoro ma anche con le altre attività che richiedono impegno, deve essere affrontato, laddove sia possibile, con gradualità evitando la full immersion.

Altro passo dal quale ripartire è la tavola, fissando degli orari per i pasti principali e ripristinando una sana alimentazione. Mente e corpo sono collegati ed è il loro equilibrio che ci consente di raggiungere un certo benessere. Proprio per questo motivo, per un ritorno alla routine meno traumatico possibile, è consigliato dedicarsi allo sport. Andare in palestra, riprendere il running o dedicarsi ad una camminata a passo veloce almeno 30 minuti al giorno, fanno bene al corpo e allo spirito: si bruciano i grassi in eccesso accumulati con i peccati di gola fatti durante le vacanze e si tonificano i muscoli. La mente, pure, ringrazia: scarica lo stress favorendo il buon umore e un miglior riposo. Se da soli ci si annoia e il rischio è quello di lasciar perdere ogni buona intenzione, allora è meglio allearsi con un amico. Ci si stimola a vicenda e l’appuntamento diventa motivo per stare in compagnia.

Tornare dalle vacanze non vuol dire trincerarsi dietro le mura domestiche e uscire solo per andare a lavoro o fare la spesa. I momenti di svago e relax per sé stessi non devono mai mancare. Proprio per questo motivo ritagliarsi degli spazi personali sarà di grande aiuto, ad esempio vedere qualche amico, fare una passeggiata o anche programmare un weekend fuori porta, che darà un maggior stimolo ad affrontare la settimana perché avrà l’effetto di creare l’aspettativa del relax come “premio”.

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