La democrazia digitale.

Per quanto il digitale abbia avuto effetti positivi in ogni aspetti della vita, sarebbe sbagliato non considerarne i rischi.

Non esistono dubbi sul potere rivoluzionario che l’avvento del digitale ha avuto sulle  nostre vite.  Certo, non sempre le cose sono andate nel verso sperato e i miglioramenti sono stati reali e troppe volte ci si è abbandonati ad una sorta d’idea di  determinismo tecnologico raffigurando la società attuale come in ostaggio della tecnologia e ormai totalmente asservita ad essa.

In molti settori, l’avvento del digitale ha letteralmente cambiato le regole del gioco, imponendo logiche totalmente diverse rispetto a quelle in uso nel mondo pre-digitale. Basta pensare a cosa è accaduto nel mondo dell’informazione dove si è passato da una sorta di “oligarchia dell’informazione”, con pochi soggetti abilitati alla raccolta e alla diffusione delle notizie, all’attuale frammentazione illimitata con una sorte di estrema polverizzazione dei soggetti attivi nel settore.  Come sempre effetti positivi ed effetti negativi di questa trasformazione sono intimamente connessi e se da un lato questa pluralità può essere ritenuta espressione di una sorta di democratizzazione dell’informazione, dall’altro non  si possono sottovalutare gli effetti distorsivi rappresentati dalle fake news o dalle approssimazioni oltre che dal decadimento generalizzato  della sua qualità.

Ma  di esempi del genere se ne possono fare tantissimi altri che dimostrano puntualmente come  l’avvento dello strumento digitale, insieme ad effetti positivi determina effetti negativi non trascurabili che obbligano  ad interventi  normativi  piuttosto urgenti.

Emblematica a tal proposito la questione relativa al copyright per quanto attiene alla diffusione dei contenuti multimediali in rete. Sul punto si è dimostrato quanto possano essere profondi gli affanni con cui il mondo politico adempie alla regolamentazione di nuove questioni imposte dall’avvento del digitale. Internet, nel volgere di pochi anni, infatti, ha imposto necessità diverse alle quali la vecchia regolamentazione del copywriter, essenzialmente basata sulla territorialità, non può dare alcun tipo di risposta. Ormai l’avvento della rete ha dissolto, infatti, il concetto di territorio che per tanto nel nuovo mondo dell’era digitale è totalmente anacronistico di fronte a una realtà che vive la sua dimensione più evidente prescindendo dalle comuni regole spazio-tempo.

 

La democrazia online.

Alla stessa stregua dei casi considerati va analizzato anche quanto, in questi ultimi mesi sta succedendo, nel nostro paese, per quanto riguarda l’iniziativa popolare in materia referendaria. Ancora una volta il ragionamento si presta ad evidenziare come agli effetti positivi possono essere collegati altri negativi tutt’altro che trascurabili.

Certo pur non intendendo negare che in ogni democrazia evoluta la partecipazione popolare è da ritenersi un elemento essenziale oltre che essere indice di una società civile matura e pronta a partecipare al processo decisionale relative a materie in cui si sente particolarmente coinvolta, va comunque considerato che la svolta digitale dei criteri di realizzazione dell’iniziativa popolare potrebbe porsi all’origine di ulteriori problemi nello svolgimento della vita democratica.

Basti pensare al caso specifico del referendum , di cui si stanno raccogliendo le firme proprio in questi giorni, relativo alla liberalizzazione della cannabis. Grazie ad una evidente semplificazione procedurale, realizzata  attraverso internet con la possibilità di aderire in qualsiasi momento e tranquillamente da casa all’iniziativa, sono stati sufficienti solo 3 giorni per raccogliere 330.000 firme digitali, in altri termini 72 ore per mettere insieme circa il 60% delle adesioni necessarie per dar corso all’iniziativa. Eliminato l’ostacolo della solita firma, ai soliti banchi dislocati qua e là nei centri cittadini, quello che veniva realizzato in settimane dall’impegno dei promotori, consentendo magari all’opinione pubblica di avere idee più chiare in merito, è stato ottenuto in pochissime ore.

La tanta semplicità con cui l’intera procedura si sta compiendo, pur non volendo disconoscere né l’importanza del digitale né tantomeno quello che sembra essere divenuto un vero e proprio mantra di questi tempi, ossia quello della semplificazione, ci induce a chiederci se per il prossimo futuro dovremo aspettarci una vera e propria impennata delle iniziative referendarie come effetto della semplificazione stessa. Qualora tale fenomeno dovesse realizzarsi, il vero rischio è che l’iniziativa popolare potrebbe arrivare a  sconvolgere gli assetti costituzionali mettendo  a dura prova il normale svolgimento della funzione parlamentare. Un parlamento, infatti,  costretto ad operare sulla spinta popolare  rappresenterebbe un’anomalia difficilmente conciliabile con una democrazia rappresentativa dove la funzione legislativa, attraverso il vincolo della rappresentatività, è ad appannaggio del parlamento senza alcun tipo di condivisione, nemmeno popolare.

E’ più che evidente, anche in questo caso, che l’avvento del del digitale ha profondamente modificato lo scenario in cui trova espressione la partecipazione popolare attiva alla vita politica del paese,  di conseguenza e per evitare che il tutto possa trasformarsi da fenomeno positivo in fenomeno  negativo  è essenziale ridefinire i criteri attraverso cui rendere possibile l’esercizio dell’iniziativa popolare magari stabilendo nuove regole a partire dai criteri numerici su cui essa è fondata.  

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