Italia: Green pass per ripartire

Il Governo verso l'estensione ad un anno della certificazione verde. Il rientro nelle scuole mostra incognite.

Il 6 settembre inizierà, in Parlamento, la discussione per la conversione in legge del decreto sul Green pass. In caso di parere favorevole da parte Comitato tecnico scientifico, potrebbe esserci il prolungamento della durata del certificato: dagli attuali 9 a 12 mesi. Il tema è da giorni sul tavolo dei tecnici di Palazzo Chigi e il comitato di esperti dovrebbe esprimersi a giorni. Il dossier costituisce un elemento spinoso, date le proteste dei “no vax” in Italia. L’ipotesi dell’anno di validità della certificazione vaccinale viene valutata anche in vista della terza dose del vaccino e risponde alle richieste degli operatori sanitari, che prospettavano nei prossimi mesi la possibilità che molti colleghi si potessero trovare scoperti, in quanto immunizzati nei primi mesi del 2020.  La ministra per gli Affari regionali e le autonomie, Mariastella Gelmini, in merito alla questione vaccini, ha dichiarato: «L'obbligo vaccinale non è un'eresia: esiste già per alcune malattie. Una decisione del genere però spetta al Parlamento. La mia opinione è che occorre attendere i dati: se dovessimo giudicare irraggiungibile la copertura dell'80% della popolazione non vedrei alternative». La politica italiana, nonostante frizioni dei partiti di opposizione, è concorde nel ritenere che la ripartenza del paese non possa prescindere dal rilascio del Green pass.

Il rientro in sicurezza presso gli istituti scolastici costituisce un obiettivo primario del Governo. Il Commissario all’emergenza Covid, Figliuolo, punta all’immunizzazione dell’80% degli italiani. Intento arduo ma non impossibile. La politica discute circa i protocolli da applicare alle scuole. Un nuovo anno scolastico strutturato secondo i dettami della didattica a distanza sarebbe deleterio. Il 1° settembre l’obbligo del Green pass verrà esteso a trasporti, scuola e università. Il pacchetto di norme per tornare in sicurezza a scuola è stato approvato dal governo lo scorso 5 agosto. L'intero personale scolastico, dai collaboratori ai professori, dovrà possedere la certificazione verde, che costituisce requisito essenziale per lo svolgimento delle prestazioni lavorative. Il mancato rispetto della disposizione sarà considerato assenza ingiustificata e, a decorrere dal quinto giorno di assenza, il rapporto di lavoro è sospeso. La prescrizione legislativa stabilisce che, nel caso si verificasse tale situazione, non sono dovuti né retribuzione né altro compenso aggiuntivo.

I sindacati protestano contro una norma che non esitano a definire “discriminatoria”. Lo scontro tra Esecutivo e parti sociali ha, ormai, superato i livelli di guardia. Secondo fonti di Palazzo Chigi, presto sarà organizzato un tavolo di lavoro per discutere delle condizioni di coloro i quali, sulla base di prescrizioni mediche, non possono ricevere la somministrazione dei sieri vaccinali. Il Green pass non è previsto per gli studenti. Il Governo Draghi ha deciso di prolungare alcune disposizioni già in vigore: dall’uso della mascherina al distanziamento. L’accesso agli edifici scolastici sarà negato in caso di sintomatologia respiratoria o temperatura che supera i 37,5°: ipotesi tipiche da infezioni di Coronavirus. Le stesse norme valgono per il personale universitario. Per partecipare alle lezioni in presenza, invece, anche gli accademici dovranno possedere la certificazione. Controlli e verifiche verranno svolte a campione. Non è chiaro, tuttavia, quali saranno i soggetti deputati allo svolgimento di tali ispezioni.  

L’Italia moltiplica gli open day vaccinali. Proprio in queste ore, arriveranno circa cinque milioni di dosi Pfizer e Moderna. Dopo il calo fisiologico, dovuto alla pausa estiva delle due settimane a cavallo di ferragosto, il ritmo delle vaccinazioni è tornato a crescere. Le dosi somministrate lo scorso lunedì segnano un incremento del 45% su base giornaliera. Dall’inizio della campagna vaccinale, l’Italia tocca quota 75.622.961 somministrazioni, pari a oltre il 67,6% della popolazione nazionale. Dato lusinghiero, considerando il ritardo di altri paesi europei. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, è convinto della necessità di ampliare la copertura nazionale con una terza somministrazione. Secondo il Cts, la priorità spetterà ai soggetti fragili, cioè immunodepressi, trapiantati e over 80. Intanto, la Consulta di Bioetica ha decretato la necessità di vaccinare obbligatoriamente coloro che svolgono attività lavorative legate a servizi pubblici essenziali. La “scalata” autunnale dell’Italia è appena cominciata.

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