Iran e Corea del Nord: dialogo e contenimento

La stabilizzazione di Asia e Medio Oriente impegna le cancellerie diplomatiche.

Lo scacchiere internazionale è in fermento. Il mondo post pandemia ridisegna i rapporti tra le diverse forze nazionali, un tempo inflessibili. La crisi economica generata dal Covid 19 ha costretto gli Stati alla ristrutturazione dei debiti ed imposto una dieta ferrea alla bilancia dei pagamenti. Iran e Corea del Nord, regimi austeri e contrari alle forze globaliste, necessariamente, operano una revisione delle proprie scelte.

Ebrahim Raisi ha vinto le elezioni presidenziali iraniane. L’annuncio ufficiale della vittoria al primo turno è stata data dal ministro dell’Interno Abdolreza Rahmani Fazli. Raisi si è aggiudicato 17.926.345 voti. Già prima dei dati ufficiali dello spoglio, i due principali candidati rivali dell’ultraconservatore Ebrahim Raisi avevano riconosciuto la sua vittoria, congratulandosi con lui. Il popolo iraniano ha scelto di preservare la tradizione. Il moderato Hemmati, principale sfidante di Raisi, non ha avuto scampo. Il timore di una bieca modernità ha scalfito le certezze di un popolo già duramente colpito da pandemia e carestie. La partecipazione alla competizione elettorale ha raggiunto la soglia del 48,8% degli aventi diritto: la percentuale più bassa dalla nascita della Repubblica islamica. La Guida suprema iraniana, Ali Khamenei, ha affermato che l’elettorato ha partecipato alle presidenziali nonostante la propaganda per il boicottaggio di quelli che ha definito “i media mercenari del nemico e alcuni individui ingenui”. Secondo la Guida, citata dalla televisione di Stato, “né i problemi economici, né la pandemia né la propaganda dei nemici che cercavano di deludere il popolo per non farlo votare, hanno potuto minare la determinazione della nazione”. Il presidente uscente, Hassan Rohani, non ha celato un principio di apertura e dialogo anche con potenze avverse al regime. Le parole dell’ex leader iraniano non hanno ricevuto smentite. La questione legata allo smaltimento dell’uranio impoverito determinerà le basi per una futura pacificazione dei rapporti con le potenze confinanti: in primis Israele. Raisi è atteso alla prova dei fatti.

La Corea del Nord, invisa alle potenze mondiali democratiche, vive il momento più complesso dalla sua fondazione. La popolazione è allo stremo, mentre il nuovo Coronavirus continua a mietere vittime. Il leader del paese, Kim Jong-Un, si prepara ad inaugurare una nuova fase politica: meno provocazioni più richieste di supporto. La linea è stata, interamente, condivisa dal partito di Stato. Nei giorni scorsi, erano arrivate immagini della riunione del Comitato centrale del partito dei lavoratori. Le foto, pubblicate dall'agenzia ufficiale Kcna, mostravano Kim che presiedeva una tavola rotonda durante la riunione plenaria, con il ministro degli Esteri Ri Son-gwon impegnato a prendere appunti. La presenza del plenipotenziario aveva suggerito che, oltre ad un focus dedicato al dossier economico, tra i temi al centro della riunione c’era proprio l’esame delle linee politiche da seguire con gli Stati Uniti e la Corea del Sud. L’America, secondo la linea progressista definita dal presidente Biden, ha fatto sapere che il nuovo rappresentante speciale degli Usa per la Corea del Nord, Sung Kim, andrà a Seul verso la fine della settimana per colloqui trilaterali con i suoi omologhi sudcoreani e giapponesi. L’obiettivo degli americani è cooperare affinché si giunga ad una completa denuclearizzazione della penisola. Le colombe della politica gongolano, mentre i falchi attendono.

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