Il sistema scolastico in Italia: confronto con i modelli europei

Lemergenza legata al Covid-19 ha messo in risalto carenze strutturali del sistema scolastico italiano che necessiterebbero di massicci interventi per essere superati

I sistemi scolastici nei vari Paesi europei hanno tra di loro differenze sostanziali. Quasi ovunque la scuola dell’obbligo (gratuita) copre la fascia d’età che va dai sei ai sedici anni, ci sono però discordanze relative a modalità di selezione e stipendi degli insegnanti, organizzazione delle giornate scolastiche, durata delle vacanze, sistemi di ammissione all’università, orari delle lezioni, programmi decisi a livello nazionale o locale, classi con più o meno studenti etc.

Non è detto che ci sia una scuola perfetta unendo le caratteristiche migliori di tutti i paesi, perché nelle varie nazioni esistono condizioni sociali differenti, che rendono migliore un sistema piuttosto che un altro. Pur se la scuola ideale forse non esiste, alcune caratteristiche delle scuole straniere potrebbero però essere introdotte con successo nel nostro sistema scolastico, ad esempio le politiche di integrazione degli studenti stranieri o la prontezza ad introdurre le nuove tecnologie.

A prescindere dal sistema scolastico adottato, è importante investire sulla pubblica istruzione perché nella scuola vengono formate le menti che contribuiscono al progresso e al futuro di una nazione.

Investire nella scuola significa investire sul futuro e sulla crescita del Paese, non solo per garantire a tutti una scolarizzazione adeguata ma anche per fornire le competenze, specie in ambito digitale, che saranno indispensabili nei prossimi anni. La crisi dovuta al Covid-19 e il proliferare dello smart working ha amplificato, infatti, la necessità di competenze in ambito tecnologico.

Un’istruzione di qualità offre ai giovani maggiori possibilità di trovare un’occupazione stabile all’interno di un mercato del lavoro sempre più competitivo. A partire dalla crisi economica del 2008, in Italia vi è stato, però, un forte contenimento della spesa pubblica, che spesso è stato pagato proprio dal comparto dell’istruzione. Le strategie di investimento dei vari Stati ci possono dire molto sugli orientamenti seguiti e sulle conseguenti ricadute in termini di opportunità per i più giovani e in generale per la crescita della nazione. L’Italia è il paese UE con la più bassa percentuale di spesa pubblica nel campo dell’educazione.

Un altro elemento interessante è il mondo in cui le risorse vengono distribuite tra i vari gradi di istruzione, in particolare quelli più elevati. La possibilità di accedere a percorsi di istruzione superiore di qualità, infatti, permette generalmente ai giovani di avere accesso a lavori più stabili e meglio retribuiti. Gli adulti con un livello universitario di istruzione guadagnano generalmente di più rispetto a quelli con un livello d’istruzione secondario superiore.

L’emergenza legata al Covid-19 ha purtroppo messo in risalto molte carenze strutturali che da tempo affliggono il sistema scolastico italiano ad ogni livello e che necessiterebbero di massicci interventi per essere superati.

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