I venti di guerra che spirano forti dallEst Europa.

Il ritorno al clima della guerra fredda fa del mondo un posto molto meno sicuro. Spetta alla diplomazia dipanare la matassa rappresentata dalla sempre pi probabile invasione dellUcraina.

Terminato il G7 tenutosi in questi giorni nella città di Liverpool dove i ministri degli esteri delle maggiori democrazie occidentali si sono riuniti sotto la spinta delle emergenze che caratterizzano l’attuale situazione mondiale. Prima tra tutte, la possibile, se non probabile,  invasione dell’Ucraina da parte della Russia, così,  come documentata  dai servizi di intelligence statunitensi attraverso numerose rilevazioni relative agli spostamenti delle truppe russe lungo il confine ucraino. Com’era fin troppo lecito aspettarsi il summit britannico si è concluso con la ferma condanna della possibile iniziativa di Putin e con la difesa dell’integrità territoriale e della sovranità nazionale dello stato ucraino. Seppur non si sia arrivati a sancire delle vere e proprie sanzioni da parte dell’Unione europee per le quali sarebbero necessario l’esplicito consenso di tutti gli stati membri, argomento della discussione odierna a Bruxelles, appare evidente che qualora dovesse realmente verificarsi l’invasione sarà proprio quella  la strada che verrà seguita in maniera dura, senza sconti e senza compromessi.

 

Il ritorno alla guerra fredda.

L’attuale scenario mondiale è dominato da molteplici tensioni di cui la questione della Russia e della possibile invasione dell’Ucraina rappresenta solo un tassello della  problematica situazione globale. Non a caso il summit britannico di questi giorni non si è limitato alla Russia dovendo necessariamente prendere in considerazione altri casi spinosi che non non mancano nello scenario complessivo, come la Cina con la sua particolare aggressività egemonica in determinate strategiche parti del mondo, la Bielorussia  con la longeva dittatura di Lukashenko, e infine la questione nucleare dell’Iran.

Quello che è apparso più evidente in quest’ultimo periodo è che la chiave dai lettura dell’intera situazione mondiale è rappresentata dal dualismo tra il blocco delle democrazie occidentali da un lato, espressione di una determinata visione del mondo e Russia e Cina dall’altro sicuramente espressione di valori diversi. Tutte le questioni che agitano l’attuale situazione mondiale in qualche modo sono riconducibili a questa contrapposizione, in un momento storico quanto mai delicato,  da cui dovrà scaturire la definizione dell’ordine politico mondiale. La contrapposizione strategica di quest’ultimo periodo riporta la mente a quella guerra fredda che ha caratterizzato gli avvenimenti mondiali all’indomani del secondo conflitto mondiale magari con soggetti diversi ma con modalità molto simili.

 

La storica insofferenza della Russia dopo il dissolvimento dell’URSS

Non c’è dubbio che la Russia abbia mostrato costantemente una certa insofferenza per tutti quegli Stati, come l’Ucraina, nati come entità sovrane all’indomani del dissolvimento della vecchia Unione Sovietica. Insofferenza che raggiunge la massima espressione nella misura in cui Repubbliche di questo tipo si avviano verso una possibile integrazione con il mondo occidentale. Il precedente della Georgia, l’episodio della Crimea e anche quello che accade oggi sono tutti  eventi spiegabili alla luce di questo atteggiamento e soprattutto sono l’espressione di una delle maggiori preoccupazioni di Putin, quella di trovarsi territori al confine orbitanti nell’area NATO. La necessità che ci sia una sorta di cuscinetto tra gli Stati appartenenti al Patto Atlantico e la Russia diventa così un’esigenza primaria di Putin che quando si tratta di tutelare i suoi interesse strategici, come dimostra il pregresso, non usa andare tanto per il sottile. L’Ucraina è divenuta così il nervo scoperto da riportare nei ranghi, a qualsiasi costo,  dopo che le relazioni diplomatiche tra i 2 stati, ridotte ai minimi termini dal 2014 in poi, non lasciano che all’iniziativa militare la possibilità di risolvere il problema. A giusta ragione per quello che accade in questi giorni si parla di venti di guerra dinanzi ai quali  la diplomazia mondiale non può restare con le mani in mano. Il summit di Liverpool diventa così fondamentale, in un momento delicatissimo come questo, come deterrente all’invasione e alle più spiacevoli conseguenze ad esse connesse. Conseguenze da evitare anche a costo di rinunciare a qualche progetto in corso come far saltare il banco sulla questione Stream 2, il gasdotto che avvicina la Russia alla Germania nella fornitura del gas la cui entrata in funzione sembra, alla luce della situazione in essere, tutt’altro che opportuna. .

© RIPRODUZIONE RISERVATA

....

Raccontiamo nuove storie

Commenta

Top