I talebani padroni dellAfghanistan

Kabul caduta nelle mani dei jihadisti. Ieri sera i ribelli avevano praticamente in mano il controllo dellintero Paese. Panico e caos per il timore di esecuzioni sommarie, rastrellamenti e perquisizioni

I combattenti talebani hanno conquistato ieri la capitale afghana Kabul, tra scene di panico e caos, determinando una fine rapida e inaspettata del Governo di Ashraf Ghani e dei vent’anni di controllo statunitense del Paese. Il Presidente afghano è fuggito dal Paese e sarebbero in corso negoziati per definire le modalità di acquisizione del potere da parte degli insorti. Secondo l’agenzia di stampa russa Ria Novosti, che cita un portavoce dell’ambasciata russa a Kabul, il Presidente Ghani sarebbe scappato con quattro auto e un elicottero pieni di soldi, essendo costretto a lasciarne una parte sulla pista perché non vi entravano. La capitale dell’Afghanistan è caduta nelle mani dei talebani molto più velocemente di quanto si potesse immaginare, lasciando la maggior parte dei residenti senza via d’uscita. Ieri sera i ribelli avevano praticamente in mano il controllo dell’intero Paese, dopo aver conquistato Mazar-i-Sharif, l’ultima grande città del nord a capitolare, appena un giorno prima di Kabul. I talebani avevano iniziato la loro offensiva a maggio quando gli Stati Uniti hanno cominciato a ritirare le truppe e hanno rapidamente sopraffatto l’esercito afghano. Nella missione di guerra gli Stati Uniti hanno speso più di 83 miliardi di dollari negli ultimi due decenni. Nel complesso il bilancio umano ed economico della “guerra dei 20 anni” è stato di 170mila vittime e una spesa di mille miliardi di dollari.

All’indomani della presa di Kabul da parte delle milizie talebane si è aperta un’ulteriore fase di caos. Gli Stati alleati hanno affrettato l’evacuazione di diplomatici e civili occidentali, mentre migliaia di afghani si sono stipati nel terminal dell’aeroporto internazionale “Hamid Karzai”, alla disperata ricerca di un posto sugli aerei militari messi a disposizione dalle ambasciate occidentali per l’evacuazione dei propri concittadini. Al momento la priorità sarebbe data all’evacuazione del personale diplomatico, dopo il fermo dei voli commerciali.

Le truppe Usa, che sostengono di avere sotto controllo lo scalo, hanno sparato colpi di avvertimento in aria per evitare che i cittadini si avvicinassero agli aerei. Gli spari, che avevano la sola funzione di calmare il caos, hanno però determinato il panico tra la folla che riempie le piste dell’aeroporto. I video diffusi in rete mostrano persone che si aggirano intorno ai jet e si arrampicano su per le scale dei “finger” (le porte d’imbarco). Allo scalo di Kabul almeno cinque persone sarebbero morte: in due sarebbero stati uccisi dai colpi dei militari, altri tre schiacciati dalle ruote di un aereo Usa in fase di decollo.

Mentre i nuovi leader degli insorti hanno dichiarato di voler evitare violenze e consentire un passaggio sicuro a chiunque decida di andarsene dalla città, i media ci mostrano scene di panico di residenti che rivelano di vivere nella paura per il timore di esecuzioni sommarie. Sui social ci sono testimonianze di rastrellamenti e perquisizioni dei talebani casa per casa, alla ricerca di dipendenti del Governo, soldati, poliziotti e cittadini che hanno collaborato con le forze straniere e le ONG. Molti cittadini temono un brutale ritorno al regime degli anni ‘90, caratterizzato da esecuzioni pubbliche, lapidazioni e dal divieto alle ragazze di frequentare la scuola.

Il numero due talebano, il mullah Abdul Ghani Baradar, seduto nel palazzo presidenziale circondato da miliziani armati ha affermato chequesta è l’ora della prova. Noi forniremo i servizi alla nostra Nazione, daremo serenità alla Nazione intera e faremo del nostro meglio per migliorare la vita delle persone”.

La caduta di Kabul ha determinato il verificarsi della prospettiva impensabile di un Governo afghano guidato dai talebani estremisti. Il Presidente Biden passerà alla storia, giustamente o ingiustamente, come il leader americano che ha presieduto un umiliante atto finale della missione in Afghanistan. Va ricordato, comunque, che il ritiro delle truppe ratificato da Joe Biden era stato già deciso dalla precedente amministrazione Trump. Si contesta, in ogni caso, di aver fissato la data del ritiro con quella simbolica dell’11 settembre per far coincidere il ventennale degli attacchi con la fine del conflitto. E soprattutto ritirare tutte le forze in estate, quando le campagne belliche dei talebani sono tradizionalmente al loro apice. Per questo l’opposizione del Governo americano chiede di aprire un’inchiesta per verificare cosa effettivamente sapessero l’intelligence Usa e gli alleati nelle settimane precedenti a questa precipitosa e rovinosa caduta del governo afghano.

Nelle ultime due settimane sono già arrivati negli Stati Uniti quasi 2mila afgani grazie a un programma speciale di immigrazione. L’evacuazione di migliaia di altri afghani, che avranno superato tutte le fasi dei controlli di sicurezza, continuerà nei prossimi giorni negli stati “alleati” e in “luoghi terzi”.

La Cina, invece, appare disposta a sviluppare relazioni di cooperazione con i talebani dopo la loro presa del potere in Afghanistan. Il Governo cinese, infatti, intende l’accaduto come la manifestazione del diritto del popolo afghano di determinare in modo indipendente il proprio destino e futuro, nel rispetto della sovranità nazionale e della volontà delle fazioni interne.

Il rischio, però, è di rivivere la stessa situazione verificatasi in Europa nel 1940, per il quale motivo occorre vigilare sulla situazione di tensione tra gli afghani e i jihadisti che hanno preso il potere.

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