I talebani entrano a Kabul e hanno in mano l’Afghanistan

I miliziani sono alla periferia della capitale afghana in attesa dell’esito delle trattative per negoziare la transizione. L’ordine sarebbe quello di evitare violenze e consentire un passaggio sicuro a chiunque decida di andarsene dalla città.

Venti anni fa partiva l’operazione di guerra “Enduring Freedom” in risposta agli attacchi terroristici dell’11 settembre. Gli Stati Uniti attaccarono i talebani accusandoli di fornire copertura ad Al Qaeda. Il recente ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan ha segnato la fine della più lunga campagna delle forze armate americane nel dopoguerra.

Nei primi mesi di combattimento, le truppe occidentali e i loro alleati afghani conquistarono una dopo l’altra le roccaforti del regime, che capitolò con la resa di Kandahar e la fuga sia del leader talebano, il Mullah Omar, che del capo di Al Qaeda, Osama bin Laden. Fu insediato un governo di transizione e sembrò scongiurarsi un nuovo Vietnam.

Fu però solo l’inizio di un logorante tentativo di stabilizzare una nazione dove i talebani continuavano a controllare vaste aree e milizie fedeli ad Al Qaeda non cessavano di seminare terrore. Mentre il Paese tentava una faticosa ricostruzione, Bin Laden lanciava messaggi da località ignote e dopo qualche anno la violenza riesplose in tutto il suo furore, con centinaia di attentati suicidi e attacchi con esplosivi. La coalizione alleata iniziò a mostrare crepe, mentre il consenso dei talebani aumentava al crescere del numero di vittime civili causato dalle operazioni occidentali.

Una svolta arrivò nel maggio 2011 con l’uccisione di Bin Laden e il dibattito iniziò a concentrarsi sulla fine della missione e la cessione del controllo del Paese al governo di Kabul. L’operazione “Enduring Freedom” fu rimpiazzata dall’omologa “Freedom’s Sentinel”, con l’attività antiterrorismo e il sostegno e l’addestramento delle forze locali quali obiettivi principali. Si decise di concentrarsi sul prosciugamento delle risorse finanziarie delle milizie, distruggendo le coltivazioni di oppio e tagliando l’assistenza militare al Pakistan, accusato di sostenere gli estremisti. I talebani accettarono così di sedersi al tavolo della pace ma le storiche trattative iniziate a Doha non sono andate a buon fine.

La situazione di grande instabilità e il ritiro delle truppe americane e delle forze straniere a guida Nato ha così favorito l’avanzata dei talebani in tutto l’Afghanistan. A sostegno degli “alleati” del governo di Kabul e nel tentativo di frenare l’avanzata talebana, gli Stati Uniti hanno lanciato un contrattacco aereo di bombardieri, che sarebbero partiti da basi aeree in Qatar.

I talebani, a loro volta, hanno accusato il Governo di Kabul di aver scatenato i recenti combattimenti, per la mancanza di qualsiasi accordo all’orizzonte. Le misure che i Talebani hanno preso sarebbero, dunque, in risposta e in reazione al comportamento del Governo afghano.

I militanti hanno, così, continuato la loro avanzata nel Paese da cui nelle scorse settimane sono andate via le forze straniere a guida Nato dopo vent’anni di presenza, che aveva arginato la presenza talebana.

Tra le ultime conquiste dei talebani la più rilevante a livello strategico è stata Kunduz, considerata la porta d’ingresso alle province afghane del nord, ricche di materie prime e per questo molto ambite. A livello logistico poi, la provincia che ha come capoluogo Kunduz ha un’importante frontiera, con il Tajikistan, che è una delle rotte più battute per la fuoriuscita di oppio ed eroina dal Paese, diretta in Asia centrale, da dove trova la sua strada verso l’Europa. Controllare Kunduz ha rappresentato un acceleratore all’offensiva che ha proceduto ad un ritmo costante e senza trovare grandi ostacoli sulla sua strada. I talebani erano già arrivati senza combattere a Jalalabad, nella quale sventolano da giorni le bandiere bianche talebane in tutta la città.

Dell’ultima ora la notizia che i talebani sono entrati anche a Kabul. Per adesso il portavoce dell’Emirato islamico avrebbe ordinato a tutte le sue forze di attendere alle porte della città, essendo in corso trattative al palazzo presidenziale per negoziare la transizione. L’ordine sarebbe quello di evitare violenze e consentire un passaggio sicuro a chiunque decida di andarsene dalla città. Sui social i residenti confermano però la presenza di «combattenti talebani armati nel nostro quartiere», anche se al momento non ci sarebbero combattimenti.

Dopo che tutte le principali città afghane si sono arrese, gli insorti sono dunque in procinto di entrare a Kabul, impadronendosi, inoltre, di un importante snodo della rete elettrica ed espugnando la principale prigione dell’Afghanistan, da cui sono fuggiti 5mila detenuti, che è presumibile si siano uniti ai talebani. In soli dieci giorni i talebani hanno preso il controllo di tutto il Paese.

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