Green pass: conflitto tra salute e libert

LItalia vive un dubbio amletico, complesso da sciogliere.

La pandemia, in Italia, ha scavato un solco profondo tra favorevoli e contrari alla somministrazione dei sieri vaccinali. I dati sono incontrovertibili. Il tasso di ospedalizzazioni e ricoveri in terapie intensive cala vertiginosamente. Il governo Draghi prepara una stretta contro i no vax in due atti. Commedia nel dramma: il decreto dell’esecutivo varerà l’obbligo di esibire il certificato verde per accedere ai ristoranti e agli spettacoli. Il secondo atto si aprirà con un pass che diventerà indispensabile per salire su treni a lunga percorrenza, aerei e traghetti. Gli oppositori delle ferree regole volte a contrastare la pandemia lamentano una grave lesioni dei principi di libertà personale, costituzionalmente garantiti e inviolabili. In ogni caso, la logica dell’obbligo vaccinale impone una serie di riflessioni. La vaccinazione è in ritardo catastrofico in larga parte del mondo. L’Italia costituisce un oasi felice, poiché circa il 60% della popolazione è favorevole alla somministrazione dei sieri. Le parole della politica, a bocce ferme, diventano lame affilate da prudenza e pessima impostazione iniziale della gestione della pandemica. Il tutto ha condotto i cittadini, inermi, sull’alternanza tra compressione depressiva delle emozioni e la loro scarica maniacale e antidepressiva. La logica decompressiva dello sfogo di massa ha, quindi, condotto a decisioni avventate: dalla riapertura degli stadi, durante gli Europei, alla ripresa delle attività giovanili. L’esigenza di porre limiti alla risalita dei contagi, causata da mutazioni del virus, ha stabilito la scelta del male minore.

La vaccinazione è uno strumento di utilità parziale, ma anche l’unico che consente di evitare una reiterazione fatale dello stato di emergenza. Ecatombe mortale per un popolo stremato come quello italiano. I vaccini di cui disponiamo scontano un mancato rigore nelle verifiche, ma la situazione crudele imponeva uno sforzo sovrumano, sostenuto a pieno merito dalla scienza. Ad oggi, il rapporto tra danni e benefici è assolutamente a favore della vaccinazione e il rifiuto di vaccinarsi appare scientificamente ingiustificabile. Il mondo del diritto, tuttavia, impone riflessioni sul vivere quotidiano e non concede certezze pari alle attività scientifiche. Il Green pass è una combinazione tra vaccinazione e quarantena e in quanto tale da una parte è un’innegabile fonte di rischio per la libertà dei cittadini, e, dall’altra, riflette l’esigenza di tutelarci da una probabile recrudescenza impetuosa della pandemia. Il conflitto è innegabile, ma merita un approfondimento. Al termine della seconda guerra mondiale, gli uomini, abbagliati da una luce guidata dalla speranza, diedero vita a Convenzioni internazionali. Dal processo di Norimberga, punitivo dei crimini nazisti, emerse una verità inconfutabile, ovvero: «La somministrazione di farmaci contro la volontà del soggetto è un crimine contro l’umanità». Di certo, un vaccino salvifico non potrebbe essere paragonato alla tortura.

La Convenzione di Oviedo sui diritti dell’uomo e la biomedicina, varata nel 2000 e ratificata dall’Italia, conferma un principio inviolabile, secondo cui: «Un trattamento sanitario, come un vaccino, può essere praticato solo se l’interessato abbia prestato il suo consenso libero e informato». I contrari alla somministrazione dei sieri ritengono non vi sia stata trasparenza nella presentazione degli effetti collaterali nei confronti degli individui che ricevono il farmaco: da qui la contrarietà al progresso scientifico. Sul piano nazionale, la Costituzione italiana tutela il diritto alla salute. Il testo cita, inoltre, la contrarietà a trattamenti medici suscettibili di violare i limiti imposti dal rispetto della “persona umana”. Ma non è tutto. La norma in questione, secondo l’interpretazione della Consulta, deve essere letta secondo il principio di ragionevolezza. La legge fondamentale dello Stato consente di introdurre limiti alla libertà di circolazione, proprio per motivi di sanità. L’obbligo vaccinale, dunque, scatterebbe per sancire la primaria tutela della collettività.

La sesta sezione civile del Tribunale di Roma, con un’ordinanza del 16 dicembre scorso, ha dichiarato l’illegittimità dei DPCM varati dal 31 gennaio 2020. La Corte romana ha bocciato metodo e merito con cui è stato proclamato lo stato di emergenza e definito nulli tutti gli effetti legislativi da esso derivanti. Tradotto: si sarebbe profilata una grave forma di abuso di potere, nonostante l’intento primario dell’Esecutivo fosse il benessere dei cittadini. L’approvazione del green pass, inoltre, non sembra essere stato convertito in legge dal Parlamento nei tempi stabiliti dalla legge. L’editto 400/1988 sancisce che in caso di mancata approvazione di un decreto, sconta la decadenza con efficacia retroattiva. Questioni spinose inerenti al diritto. L’arcaico dilemma tra scienza e diritto prosegue anche in tempi moderni. L’obbligo vaccinale e il successivo passaporto verde inquietano parte degli italiani che, inevitabilmente, protestano nelle piazze. I dati scientifici confermano i benefici dei vaccini, autentica salvezza per l’umanità. Scienza o diritto? Dilemma.

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