Giornata mondiale dellAfrica: contro discriminazione e xenofobia

Problema della povert, casi di razzismo in Italia, problematiche di inclusione

«Nessuno nasce odiando i propri simili a causa della razza, della religione o della classe alla quale appartengono. Gli uomini imparano a odiare, e se possono imparare a odiare, possono anche imparare ad amare, perché l’amore, per il cuore umano, è più naturale dell’odio.»

Nelson Mandela

 

Il 25 maggio viene annualmente celebrata la Giornata mondiale dell’Africa, istituita nel 1963  in occasione dell’instaurazione dell’Organizzazione per l’Unità Africana (OUA), divenuta in seguito Unione Africana (UA), per celebrarne l’indipendenza conquistata. Lo scopo di tale ricorrenza è porre dinanzi agli occhi di tutti le gravi problematiche che tuttora affliggono il continente africano, culla dell’umanità: grava più di tutte la questione della povertà. Alla base di quest’ultima numerosi sono i fattori, primo fra tutti emerge il problema dell’istruzione: il 40 % della popolazione resta infatti ancora analfabeta. E non essere istruiti significa non avere possibilità di trovare un lavoro ben retribuito. Anche l’approvigionamento di acqua resta ancora non accessibile a tutti: un terzo della popolazione infatti si trova distante da una fonte d’acqua potabile sicura. Soprattutto la fame grava sul continente, nel quale si riscontra la maggior percentuale di persone malnutrite e di bambini sottopeso. La disuguaglianza di genere impone, inoltre, alla donne di restare a casa a curare i bambini privandole di ogni diritto umano, tra cui il diritto al lavoro, la libertà d’opinione, d’espressione, il diritto di voto: queste sono così sottoposte a violenza domestica ripetuta. Numerose sono inoltre le malattie, infettive, parassitarie, da carenza alimentare, che mirano alla salute degli africani: alcune costandogli la vita. L’Africa è il continente in cui vi è maggior diffusione di AIDS con il maggior numero di vittime. Un paese che si classifica per primo in quanto a sottosviluppo, soggetto a migrazioni irregolari: fatte di barche e gommoni alla deriva, mari in tempesta, centinaia di morti. C’è chi si sposta per studiare, chi per sfuggire alla propria povertà: tutti accomunati dall’essere smossi dalla speranza e dal desiderio di una vita migliore, senza certezze che ciò possa però avverarsi. Trattati da occupanti abusivi, intenti a battersi per farsi riconoscere ospiti. 

La popolazione africana è sempre stata soggetta a una perpetuata discriminazione atavica nei propri confronti: solo in Italia in 18 anni ci sono stati circa 7.426 episodi di xenofobia. Accade infatti che il 6 settembre a Colleferro il ventunenne Willy Monteiro venga ucciso da 4 giovani a suon di calci e pungi: alla base un movente razziale. Accade che il 3 febbraio del 2018 Macerata sia stata scenario di un raid razzista: un uomo in corsa sulla propria auto ha sparato sei persone, tutte africane. Poi accade anche che Jerry, ventinovenne originario del Ghana, mentre nel 2017 si recava a lavoro tramite autobus su cui abitualmente era solito salire, venga colpito da un pugno sferratogli così precisamente da un passeggero (il quale dapprima aveva iniziato a inveirgli contro verbalmente) tanto da provocargli una lesione irreversibile al midollo spinale, rompendogli una vertebra, costringendolo alla paralisi irreversibile. Accade che al suo stesso avvocato Hillary Sedu,- praticante presso il Foro di Napoli, di origine nigeriana- nel 2021, a distanza di pochi anni, un giudice chieda se si sia o meno laureato. E di violenza indiscriminata è vittima Victor, poi Luis. Poi succede anche però che nella metropolitana di Napoli un giovane, dichiaratosi espressamente razzista, nell’insultare un immigrato pakistano per le sue origini venga zittito da un’altra passeggera, la quale afferma «non sei razzista, sei str…» Accade che un migrante pianga tra le braccia di una giovanissima volontaria della Croce Rossa; accade l’umanità, la fratellanza, la cura per il prossimo. Poi arrivano le critiche smisurate a quello che è stato, semplicemente, un gesto d’amore filantropo, un inno solidale all’empatia. E quindi accade l’odio. 

E le scritte sui muri, la discriminazione istituzionale, quella sociale, l’emarginazione del più debole, palesato talvolta dalla propaganda politica come capro espiatorio. La discriminazione razziale è in Italia, come nel mondo, esercitata quotidianamente, sotto gli occhi di tutti: si annida infatti prima di tutto nei gesti comuni, poco plateali. E’ la storia dell’uomo nero, dell’immigrato che ruba il lavoro, della famiglia che non accetta la controparte straniera. E’ il puro trattamento di sufficienza, seguito da quello animalesco. Il controllo esclusivo del biglietto sull’autobus, qualsiasi sia il frutto di un trattamento riservato a base pregiudiziale. La ghettizzazione. L’emarginazione, la privazione di possibilità. E’ il lavoro precario, l’assenza di garanzie in caso di ferite. L’accoglienza fallace e ostruzionista, le pessime condizioni di permanenza, i porti chiusi. 

E’ la lotta per la cittadinanza, la sua burocrazia macchinosa. La discriminazione razziale risiede nel doverla ancora combattere, nella sensibilizzazione ancora necessaria, nell’aver istituito tale giornata. Perché, come diceva Martin Luther King, «Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo imparato l'arte di vivere come fratelli». Oggi con l’intento di provarci, nella speranza un giorno di riuscirci. Perché «E’ sempre il momento giusto per fare quello che è giusto». Ed è quindi sempre il momento di non voltare la faccia, facendo silenzio, di non deporre le armi di quella che risulta essere una guerra combattuta per la pace.

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