Giornata Internazionale della Tolleranza: La tolleranza larmonia nella differenza

Limprescindibile prodotto del riconoscimento dei diritti umani. La discordia il male pi grande del genere umano, e la tolleranza ne il solo rimedio (Voltaire).

Ogni 16 novembre, da venticinque anni a questa parte, ricorre periodicamente la Giornata Internazionale della Tolleranza, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite un anno dopo l’adozione della Dichiarazione dei Principi sulla Tolleranza, avvenuta nel 1995, testo a cui tale ricorrenza fa apposito rimando.

L’anno 1995 è stato proclamato dall’UNESCO anno della tolleranza in occasione del cinquantesimo anniversario delle due Organizzazioni internazionali. La Dichiarazione sulla Tolleranza, la quale celebra alcuni dei principi essenziali della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, redatta e firmata a Parigi nel 1995 e approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1996, è stata l’apice di un processo volto alla sensibilizzazione Statale riguardo tale tema, in una realtà sempre più improntata alla globalizzazione.

In un mondo in cui dimostrazioni esplicite di insita intolleranza sono -e sono sempre state- all’ordine del giorno, visibile è l’emersione di tendenze opposte atte a disciplinare l’inquadramento sociale in senso evolutivo. L’iniziativa sovranazionale, come affermato nello stesso preambolo della Dichiarazione, ha deciso di operare in virtù di un crescente e diffuso sentimento discriminatorio, incompatibile con il processo di avanzamento storico improntato alla convivenza pacifica, alla cui base è condizione necessaria il sentimento di tolleranza. Quest’ultimo si trova a essere disciplinato sotto tutti gli aspetti, in un’analisi giuridicamente filantropa che mira a una esatta puntualizzazione: la tolleranza è rispetto, accettazione e accondiscendenza. E’ un ordine etico ma al contempo una necessità, imprescindibile attributo nella pluralità del mondo, riconoscimento avanzato dell’uguaglianza formale, trasversale alla diversità sostanziale: al contrario, l’intolleranza, sempre più immotivatamente diffusa, viene presentata come una minaccia all’umanità tutta. Razzismo, xenofobia, sessismo, misoginia, antisemitismo, ghettizzazione, intimidazione: ciascuna manifestazione negativa della personalità umana facente leva su discriminazioni ingiustificate, che si ergono su motivazioni anacronistiche avverse a quanto necessariamente notificato dalle attuali Costituzioni degli Stati Membri, soggetti alla normativa sovranazionale improntata all’uguaglianza e all’attenta valorizzazione della dignità umana, appartenente a ogni persona in quanto tale. 

Il provvedimento inoltre ratifica, nella parte finale, la disposizione di strumenti atti all’educazione alla tolleranza, postulato prioritario per la formazione di ogni fascia della popolazione, soggetta a suo modo a differenti manifestazioni di intransigente misantropia. 

La tolleranza è quindi attualmente un atteggiamento non opinabile, non facoltativo: è amore filantropico per l’umanità, rispetto e valorizzazione della diversità, corretto indirizzo per la convivenza. E’ alla base dell’empatico sentire dell’individuo, obbligatorio precetto da rispettare; la tolleranza è faticata conquista del ventesimo secolo. Immancabile predicato statale, imprescindibile protagonista di una realtà cosmopolita: resta spazio per l’intolleranza solo negli angoli mondo, ad oggi un globo più tondo che mai.

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