Fine anno con la Legge di Bilancio, inizio 2022 con la scelta del nuovo Presidente.

Lanno in corso si concluder con lapprovazione del provvedimento di programmazione economica, mentre sar il prossimo gennaio il momento di scegliere il nuovo Presidente della Repubblica.

Sono ore febbrili queste ultime del 2021 per la politica nazionale impegnata nell’approvazione della legge di Bilancio. Ancora una volta, come già successo per le ultime due, si arriverà al fotofinish per completare l’intero iter che permetterà al paese di dotarsi di quello che può essere definito come il principale provvedimento di programmazione economica. Dopo il via libera del Senato, arrivato alla vigilia di Natale, l’intera discussione si sposta alla Camera dei deputati dove non mancheranno, in questi ultimi giorni dell’anno, lunghissime e accese  discussioni, interminabili sedute notturne e dove, soprattutto, sotto l’incalzare della scadenza del 31 non è escluso il ricorso da parte del governo del voto di fiducia per dare l’accelerata definitiva all’intero processo.

 

Legge di Bilancio, una battaglia senza esclusione di colpi.

Quella in discussione in queste ore al Parlamento è una legge di Bilancio che ripercorre, con tutte le  difficoltà che ne accompagnano la definitiva approvazione, la storia particolarmente tribolata delle ultime due quando il paese era retto dal governo Conte nelle due versioni conosciute dal nostro paese: il Conte 1 e il Conte bis. In entrambi i casi maggioranze eterogenee avevano reso difficile l’approdo veloce a una sintesi concordata delle diverse posizioni facenti capo ai partiti di maggioranza. Niente di diverso per tempistiche e per modalità rispetto a quello che accade oggi, in un quadro politico dove per maggioranza di governo s’intendono praticamente tutti i partiti politici meno Fratelli d’Italia. Inevitabile che si sfiori la rissa ad ogni seduta perché tranne la figura di Draghi che funziona, più o meno bene, da collante della maggioranza nient’altro è effettivamente in grado di mantenere coesa la compagine governativa i cui singoli pezzi in pratica non condividono nulla se non l’emergenza del momento.

Sono così lontanissimi i tempi in cui già a Novembre si era compiuto buona parte del percorso di approvazione del provvedimento di programmazione economica come nel caso dei governi Gentiloni e Renzi di qualche tempo fa.  Ora ci sarà da sudare molto di più, magari arrivando a due passi dal gong finale dell’ultimo giorno dell’anno.

 

La variabile delle elezioni presidenziali

Se il fine anno è caratterizzato dalla corsa ad ostacoli rappresentata dall’approvazione della legge di bilancio non mancano per i mesi a venire incombenze tali da far ritenere particolarmente infuocata l’attività politica di inizio 2022. Innanzitutto grava, come una spada di Damocle, sull’intero mondo della politica italiana la questione relativa alla nomina del nuovo Presidente della Repubblica. Anche in questo caso si prevedono scintille tra i partiti politici nella misura in cui all’orizzonte, almeno al momento, non sembrano profilarsi figure in grado dai ottenere la tacita approvazione di tutte le forze politiche. La stessa ipotesi Draghi che pur avrebbe la possibilità di captare la necessaria approvazione politica ha le sue controindicazioni nella misura in cui priverebbe la guida dell’esecutivo del suo naturale protagonista. Di qui il dilemma del se sia opportuno portare l’attuale premier in carica al Quirinale o se lasciarlo al vertice dell’esecutivo fino alla fine naturale della legislatura. Scelte che nell’uno o nell’altro caso condurrebbero a connesse  problematiche rispetto alle quali i partiti politici dovrebbero comunque sforzarsi, attraverso la mediazione ad oltranza,  di raggiungere un’intesa quanto meno accettabile per ognuno di essi.

 

Gli apprezzamenti internazionali all’Italia.

Per quanto si possa avere la memoria lunga è difficile ricordarsi di periodi, come quello attuale, dove la guida politica del paese è circondata a livello internazionale da apprezzamenti autorevoli, provenienti da ogni parte del mondo. La considerazione del nostro paese è cambiata negli ultimi mesi soprattutto da quando responsabilmente si è deciso di affidare nelle mani di una persona competente ed autorevole la gestione di uno del momenti più delicati di sempre della storia non solo italiana ma dell’intero mondo. Per quanto la situazione continui  a restare difficile e condizionata dall’imprevedibilità del virus, dagli aumenti energetici, dalle incombenze del PNRR, dalla recrudescenza dell’inflazione e dalle diverse emergenze sociali,  il nostro paese fornisce al mondo intero, finalmente, l’idea di essere dotato di tutte le capacità idonee ad affrontare in maniera adeguata la situazione. Un ritorno d’immagine al quale non si possono negare importanti e positivi ritorni, anche,  dal punto di vista strettamente economico,  nella misura in cui il recupero della credibilità internazionale vale a tranquillizzare i mercati finanziari incutendo fiducia negli investitori internazionali che detengono la stragrande maggioranza del corposissimo debito nazionale. I risultati economici di questo periodo alimentano il  momento positivo con il PIL in crescita del 6,2% che per quanto possa essere ritenuto una misura parziale e fuorviante dell’indice di  benessere reale di un paese resta comunque l’indicatore più utilizzato al mondo  per interpretarne lo stato di salute e le prospettive future.

 

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