FAO: Preoccupazione per l'incremento dei prezzi alimentari

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E’ preoccupante il grido di allarme lanciato dalla FAO, la principale organizzazione inter-governativa ONU, finalizzata alla crescita dell’economia mondiale con competenze nell’alimentazione e nell’agricoltura, relativo a quella che si può definire come una vera e propria impennata dei prezzi alimentari. Fenomeno che preoccupa non solo sotto il profilo squisitamente economico con il conseguenziale e prevedibile incremento proporzionale dell’inflazione, ma soprattutto sotto il profilo delle ripercussioni che tale incremento potrà avere su gran parte della popolazione mondiale che vive in paesi poveri, caratterizzati dalla dipendenza dalle importazioni e da uno scarsissimo e sempre minore potere d’acquisto.

 

Il record di maggio.

Il fenomeno di incremento dei prezzi dei prodotti alimentari ha toccato il suo picco più evidente lo scorso maggio quando si è registrato il ritmo più rapido di aumento dei prezzi registrato negli ultimi 10 anni. Nel mese scorso, secondo l’organizzazione delle Nazioni Unite, l’indice FAO dei prezzi dei prodotti alimentari che rileva le variazioni mensili dei prezzi internazionali dei generi alimentari, ha raggiunto il valore medio di 127,1 punti facendo segnare un incremento del 4,8% rispetto allo scorso  aprile e ben il 39,7% rispetto a maggio 2020.

 

I motivi dell’impennata

Gran parte delle responsabilità dell’incremento del valore medio dei prezzi alimentari è dovuto al notevole aumento dei prezzi internazionali relativi allo zucchero, agli oli vegetali e ai cereali.

Per quanto riguarda proprio ques’ultima categoria, i cereali, l’indice FAO è cresciuto di 6 punti percentuali, incremento trainato soprattutto dal prezzo del mais che risulta dell’89,9% maggiore rispetto al valore medio del 2020. Stesso discorso per il grano che registra un valore medio superiore del 6,8% a maggio rispetto ad aprile.

Il trend si conferma nelle stesse identiche proporzioni per quanto attiene agli oli vegetali dove il 7,8% di incremento è dovuto al rialzo delle quotazioni degli oli di palma, soia e colza. In picchiata soprattutto il valore della soia in previsione di una richiesta record per l’immediato futuro da parte del settore del biodiesel.

Zucchero in crescita del 6,8% da aprile per i ritardi nella raccolta e per il timore di una resa agricola  in calo in Brasile, il principale esportatore di zucchero al mondo.

Più contenuti, invece, gli incrementi dell’indice della carne +2,2% relativo a tutte le tipologie e dei prodotti lattiero-caseari che fanno segnare solo un +1,8%.

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