Eutanasia legale: Italia pronta al grande passo

La richiesta referendaria supera le 500.000 firme. La CEI, contraria al progetto, difende lo status quo.

Il tema del “fine vita” scalda i motori della politica italiana. Il Parlamento, avvertito dalle richieste provenienti dalla società civile, si prepara a accogliere le richieste prodotte dall’Associazione Luca Coscioni in merito al varo di una legge che consenta all’individuo una disposizione riguardante la fine della propria esistenza. Come la cattolica Spagna, anche l’Italia non disdegna l’accoglimento di un’ulteriore istanza legata a etica e diritti sociali. Sono più di 500.000 le persone che hanno firmato il referendum per la legalizzazione dell'eutanasia. Lo annunciano Marco Cappato e Filomena Gallo, per il comitato promotore del referendum 'Eutanasia legale' e dell'associazione Luca Coscioni. I gruppi di raccolta firme ai tavoli hanno infatti comunicato al comitato di avere già raggiunto quota 430 mila firme, alle quali se ne aggiungono oltre 70.000 online e un numero per ora imprecisato di firme raccolte nei Comuni. Il comitato centrale referendario sottolinea gli obiettivi da centrare nel prossimo futuro: «Nell'esprimere profonda gratitudine per le migliaia di volontarie e volontari che stanno dedicando parte delle proprie vacanze a fornire il servizio pubblico dell'esercizio del diritto al referendum vogliamo sottolineare che la raccolta firme naturalmente prosegue con ancora maggiore forza, con l'obiettivo di raccogliere almeno 750.000 firme entro il 30 settembre in modo da mettere in sicurezza il risultato da ogni possibilità di errori nella raccolta, ritardi della Pubblica amministrazione e difficoltà nelle operazioni di rientro dei moduli».

Dopo trentasette anni dal deposito della prima proposta di legge sull'eutanasia, a prima firma Loris Fortuna, il referendum costituisce lo strumento per abrogare la criminalizzazione dell’omicidio del consenziente, punito dall’articolo 579 del codice penale e rimuovere tutti gli ostacoli alla legalizzazione dell'eutanasia, anche con intervento attivo da parte del medico su richiesta del paziente. Il modello normativo italiano appare strutturato secondo l’impronta legislativa di Olanda, Belgio, Lussemburgo e Spagna, in funzione di quanto stabilito dalla Corte costituzionale tedesca. Dopo la recente sentenza della Consulta sul suicidio assistito, il tema del “fine vita” è tornato di attualità in Italia segnando un mutamento prospettico necessario. I giudici costituzionali hanno, però, posto delle condizioni per la non punibilità. In particolare, si chiede che vengano rispettate le norme sul consenso informato e che le modalità di esecuzione vengano verificate da una struttura pubblica del Servizio sanitario nazionale, «sentito il parere del comitato etico territorialmente competente». Il nostro Paese, che finora aveva solamente legalizzato il testamento biologico, si unisce così ad altri sei Stati della Ue in cui questa pratica è consentita.

«Grave inquietudine» viene espressa dalla Presidenza della CEI per la raccolta di firme per il referendum che mira a depenalizzare l'omicidio del consenziente, aprendo di fatto all'eutanasia nel nostro Paese. «Chiunque si trovi in condizioni di estrema sofferenza va aiutato a gestire il dolore, a superare l'angoscia e la disperazione, non a eliminare la propria vita. Scegliere la morte è la sconfitta dell'umano, la vittoria di una concezione antropologica individualista e nichilista in cui non trovano più spazio né la speranza né le relazioni interpersonali». La Conferenza Episcopale italiana, come si legge in una nota, tuona contro i promotori del quesito referendario e ricorda gli insegnamenti della Chiesa: «Non vi è espressione di compassione nell'aiutare a morire. Il Magistero della Chiesa ricorda che, quando si avvicina il termine dell'esistenza terrena, la dignità della persona umana si precisa come diritto a morire nella maggiore serenità possibile e con la dignità umana e cristiana che le è dovuta». Lo scontro culturale è appena iniziato. Fede contro Illuminismo, proprio come nei secoli precedenti. La storia segue un andamento ciclico. In ogni caso, ai cittadini italiani spetterà l’ultima parola: in nome della democrazia.

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