Enrico Mattei: il caso del secolo

L’indagine sulla morte di un personaggio che voleva rendere automa l’Italia, dopo sessant’anni, non ha prodotto risultati.

La Repubblica italiana, nata dalle ceneri di uno Stato travolto dal secondo conflitto mondiale, era alla ricerca di un’identità ben definita. I primi anni Cinquanta del secolo scorso, prodromi del famoso boom economico, furono intensi e faticosi. La Democrazia Cristiana, principale partito di Governo, assecondava le volontà di capitani coraggiosi che mostravano interesse per imprese finanziarie che inorgoglissero gli italiani. Enrico Mattei, figlio di un brigadiere dei carabinieri, negli anni della guerra, fondò una piccola azienda chimica. L’imprenditore prese parte alla Resistenza contro le truppe naziste che occupavano l’Italia e divenne, in breve tempo, un personaggio di spicco. Intorno alle 18,40 del 27 ottobre 1962, in Lombardia, il sole è appena tramontato e c’è una pioggia leggera. Il bireattore Morane-Saulnier 760, con due passeggeri a bordo, è pilotato da Irnerio Bertuzzi, ex capitano dell’Aeronautica con due medaglie d’argento, una di bronzo e una croce al merito. È un pilota leggendario. Bertuzzi, da un’altitudine di 2000 metri, comunica alla torre di controllo di Linate di essere in dirittura d’arrivo: è l’ultima volta che sentono la sua voce. L’aereo si schianta. Enrico Mattei è un passeggero del velivolo. L’inchiesta si chiude velocemente: si è trattato di un incidente aereo.

Il caso della strana morte di Mattei, date le circostanze del disastro aereo, non convincono l’opinione pubblica. Stampa e inquirenti si concentrano sulla figura di un personaggio che aveva in animo la ricostruzione del Paese. Il filo conduttore delle ultime ore di vita dell’imprenditore è indissolubilmente legato alla gestione dell’Agip. L’azienda, sin dalla fondazione, non aveva ottenuto i successi sperati: tra Italia, Albania, Ungheria e Romania gli scavi non estrassero alcuna goccia di petrolio. Dopo microscopiche concessioni in Iran, l’impresa era ormai destinata alla scomparsa. Nei corridoi si mormora che Agip sia l’acronimo di Associazione Gerarchi In Pensione. Mattei dovrebbe semplicemente liquidarla, ma, appena entrato, si pone una domanda che nessuno si è fatto prima: perché abbattere l’unica azienda petrolifera statale?  Gli americani avevano interesse alla chiusura dell’azienda di Stato, in quanto puntano a espandere il loro dominio petrolifero. Le antagoniste Edison e Montecatini, per evitare la concorrenza statale, approvano il piano a stelle e strisce. In questo clima di guerriglia, Mattei contatta il suo predecessore, allontanato per motivi non chiari. Si chiama Zanmatti. Costui gli rivela che con le ultime trivellazioni del 1944 era stato ritrovato del metano a Caviaga, in provincia di Lodi, ma il fascicolo era stato subito chiuso e secretato: il fronte avanzava e non ci si poteva permettere che il gas finisse in mani sbagliate. Mattei vola a Caviaga, dove trova ancora attrezzature, macchinari e operai disoccupati.

Dal nulla riceve la telefonata di Giorgio Valerio, presidente di Edison, che si offre di comprare tutte le attrezzature dell’Agip per 60 milioni di lire. È un’offerta esorbitante. Perché qualcuno dovrebbe acquistare dei rottami a peso d’oro? Mattei rifiuta. Riassume Zanmatti e tutti i tecnici, chiede un prestito in banca e unifica le sedi di Roma e Milano. Il 17 ottobre 1945 diventa vicepresidente dell’azienda e riapre gli impianti di Caviaga. Nel marzo 1946, dal pozzo numero 2 fuoriesce metano. Enrico ragiona da cattolico e agisce da partigiano: scava viadotti durante la notte, posa tubi e la mattina dopo li ricopre, chiedendo scusa. Quando arrivano avvocati, multe e processi, non esita a pagare risarcimenti e indennizzi. Mattei non è solo un imprenditore bensì un condottiero. Se trovasse il petrolio renderebbe l’Italia autosufficiente dal punto di vista energetico: indipendenza energetica è sinonimo autonomia economica e politica. Nel 1957 ottiene l’autorizzazione a cercare petrolio in tre zone dell’Iran. Il dipartimento di Stato americano scrive: «Gli obiettivi di Mattei in Italia e all’estero dovrebbero destare preoccupazioni. Mattei rappresenta una minaccia per gli obiettivi della politica che gli Stati Uniti intendono perseguire in Italia». L’anno successivo Mattei arriva anche in Giordania. Il sogno è un’unificazione mondiale del patrimonio energetico: ricreare un cartello, ma in maniera equa ed etica. Il mondo sta abbracciando la sua visione. L’obiettivo termina con la morte di un avventuroso uomo delle istituzioni. Le circostanze, ancora oggi, non sono state chiarite.

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