Presidenziali francesi ammucchiata a destra.

Sono 3 i candidati espressione della destra con il possibile rischio che la polverizzazione dei consensi possa pregiudicare le chance di vittoria finale.

In vista delle prossime elezioni presidenziali che si terranno il 10 Aprile del 2022 iniziano a scaldarsi gli animi sulla  scena politica francese. L’appuntamento elettorale arriva in un momento delicato in cui la nazione transalpina è scossa al suo interno da un vero e proprio moto ultra nazionalista con pericolose conseguenze  sotto il profilo dei rapporti e della considerazione delle tante etnie che vivono a contatto di gomito nel paese. Questo rigurgito fatto  di nazionalismo e di patriottismo che nelle forme più deteriori può condurre a pericolose ricadute in termini di ordine pubblico condiziona, in maniera fin troppo evidente, anche la prossima corsa all’Eliseo,  caratterizzata da una sorta di ammucchiata di candidati espressione della destra del paese,  area politica che  si collega con più immediatezza ai valori della nazione e della patria.

 

Marine Le Pen una leadership tutta da conquistare.

Alla luce delle molteplici candidature, espressione della destra, che si presenteranno agguerrite alle prossime presidenziali del 2022 è concreto il rischio che la leadership dell’intera area politica di Marine Le Pen possa essere messa in discussione e che divenga un risultato tutto da conquistare nella prossima tornata elettorale. Infatti, se fino alle scorse elezioni, perse al ballottaggio, sotto il nome della Le Pen finivano per trovare spazio un po’ tutte le istanze della destra francese, da quelle più estreme a quelle più moderate, oggi con le due ulteriori candidature,  espressione ideologica sempre stessa area politica è possibile che quelle stesse istanze possano trovare la loro naturale espressione in un candidato diverso dalla storica leader della destra francese. Così la destra più estrema e intransigente potrebbe rispecchiarsi di più nella figura prorompente di Zemmour e del suo nuovo partito il cui nome, “Riconquista” è già di per sé più di un programma politico  di estrema destra. Allo stesso identico modo le posizioni più moderate potrebbero preferire all’eterna sconfitta Marine Le Pen la neo candidata del Partito repubblicano, Valeriè Percasse.

 

Una Francia mai stata così a destra.

È già scattato l’allarme della comunità internazionale su quelli che possono essere  i rischi e gli effetti qualora le porte dell’Eliseo dovessero aprirsi a una figura espressione di questo recente rivolgimento nazionalistico che percuote il paese. A tal proposito inquieta la figura di Zemmour, le cui precedenti  condanne per istigazione all’odio razziale  sono potenzialmente in grado di giustificare tutti i campanelli d’allarme che si susseguono in questi giorni. La figura del sessantenne giornalista, dalla tagliente vena polemica,   rischia, così,  di rappresentare la classica variabile impazzita dello scenario politico che accompagnerà la Francia fino alle prossime elezioni del 10 Aprile contribuendo a rendere questo periodo più incandescente di quanto non sia normale per ogni campagna presidenziale.

Più tranquillizzante è invece la figura Valeriè Percasse, espressione della destra cattolica e candidata quasi a  sorpresa dal Partito Repubblicano avendo inaspettatamente conquistato l’investitura con più del 60% dei consensi dei delegati del partito. L’attuale presidente della regione ile-de-France, infatti,  già reduce da molteplici esperienze di governo ed istituzionali per essere stato ministro due volte e portavoce dell’ex presidente Sarkozy, in forza di un programma politico improntato tutto sulla sicurezza e sull’immigrazione si presenta senz’altro in una veste più rassicurante agli occhi dell’elettorato delle prossime consultazioni. Una figura senza dubbio più omologata al sistema politico ufficiale e meno di rottura a cui il partito neo gollista affida il compito di rinverdire le sue ambizioni di primato,  dopo essere scomparso dalla scene politiche che contano dal 2012 con la sconfitta di Sarkozy e il tonfo delle elezioni del 2017 con un candidato bocciato al primo turno della consultazione elettorale.

 

E intanto Macron….

Saranno sicuramente mesi difficili per l’attuale Presidente della Repubblica francese che dovrà abituarsi a replicare in maniera esaustiva alle bordate che soprattutto da destra lo bersaglieranno fino al 24 aprile data prevista per il probabile ballottaggio. Ma come arriva il presidente in carica a questa lunga volata? Probabilmente la risposta più azzeccata a questa domanda è quella che vede l’attuale inquilino dell’Eliseo in condizioni ottimali per affrontare la bagarre elettorale. Alla luce degli ultimi sondaggi, infatti, quel  processo di caduta di  popolarità, successivi all’adozione dei provvedimenti restrittivi derivati dall’emergenza sanitaria, sembra si sia non solo arrestato ma che abbia addirittura avuto una evidente inversione. Gli ultimi mesi, così,  danno l’idea di un presidente sufficientemente forte per reggere l’urto della prossima contesa elettorale. A tutto questo non si può non considerare un’ulteriore elemento che gioca a favore di una possibile rielezione di Macron rappresentato dall’eccessiva frantumazione dell’elettorato di destra che potrebbe dividersi e annullarsi su tre candidature diverse e  ben delineate perdendo la capacità d’incidere sul risultato finale.

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