Elezioni comunali 2021: quando si sapr chi ha vinto

Attesa per il nome del prossimo sindaco di Bologna, Milano, Napoli, Roma, Torino e Trieste. Si rinnoveranno anche i consigli comunali di 14 capoluoghi di provincia tra cui Benevento, Caserta e Salerno. Alle urne andranno complessivamente 137 comuni con una popolazione superiore ai 15 mila abitanti, 1.212 con una inferiore. Cosa pu cambiare per il governo Draghi.

Seggi elettorali di nuovo aperti in Italia oggi lunedì 4 ottobre dalle 7 alle 15. In totale sono oltre 12 milioni gli italiani chiamati alla urne per le elezioni amministrative 2021. 1349 i Comuni al voto per nuovi Sindaci e Consigli Comunali. Oltre alle grandi città, si rinnoveranno i consigli comunali in 14 capoluoghi di provincia (Benevento, Carbonia, Caserta, Cosenza, Grosseto, Isernia, Latina, Novara, Pordenone, Ravenna, Rimini, Salerno, Savona e Varese). Alle urne andranno complessivamente 137 comuni con una popolazione superiore ai 15 mila abitanti, 1.212 con una inferiore. In totale la tornata elettorale coinvolgerà oltre 12 milioni di italiani.  In Calabria si vota in tutta la Regione per eleggere il nuovo presidente, a seguito della prematura scomparsa della governatrice Jole Santelli risalente a oltre un anno fa.

Alle 23, secondo i dati definitivi del Viminale, l’affluenza è stata del 41,65%. Nel 2016 era stata del 61,49%, ma il dato va preso con le pinze. Infatti questa volta si vota in due giorni, cinque anni fa in un’unica giornata. Solo alla chiusura dei seggi, pertanto, si capirà quanto aver votato in autunno, una novità rispetto ai frequenti test di primavera inoltrata, avrà influito sulla effettiva partecipazione. Affluenza in calo in tutte le grandi città capoluogo al voto: a Roma è stata del 36,82% (-20,21%); a Milano del 37,76% (-16,89%); a Napoli del 33,72% (-20,4%); a Torino del 36,50% (-20,68%); a Bologna del 35,19% (-24,47%).

Lo spoglio inizia oggi al momento della chiusura delle urne. Non è richiesto il Green Pass per accedere ai seggi ed esercitare il diritto di voto. Obbligatorio, invece, l’uso della mascherina all’interno dei seggi e il rispetto di anche alcune altre norme anti-Covid: igienizzare le mani, evitare assembramenti e non recarsi al seggio se la temperatura corporea supera i 37,5° o se si è in quarantena.

Poche ore di attesa, poi dalle 15 i primi exit poll daranno le prime indicazioni, forse già ben chiare, in concomitanza con la chiusura dei seggi elettorali. Gli exit poll sono dei sondaggi, di solito effettuati da aziende private che lavorano per i media, realizzati fuori dai seggi elettorali che riescono a dare soltanto un’indicazione di massima. Poi intorno alle 17 arriveranno i primi risultati reali delle elezioni comunali nelle grandi città, quando saranno scrutinate le schede elettorali, con le proiezioni che potranno anche già dare segnali forti. Se il candidato raggiunge già al primo turno la percentuale del 50 per cento più uno di preferenze, il nome del prossimo sindaco di Bologna, Milano, Napoli, Roma, Torino e Trieste (i capoluoghi di regione al voto) e tante altre città si potrebbe già sapere nel tardo pomeriggio. Se invece non si dovesse raggiungere il 50 per cento più uno dei votanti, allora i due candidati più votati andranno al ballottaggio il 17 e 18 ottobre 2021, tra due settimane. Nei comuni con meno di 15mila abitanti basta ottenere più preferenze degli altri candidati per essere eletti sindaco, non serve la maggioranza assoluta.

Servirà pazienza. Un piccolo esempio: il voto alle suppletive per la Camera a Roma-Primavalle ritarderà i risultati delle elezioni comunali di alcune zone di Roma perché la Camera ha la priorità nell’ordine dello spoglio dei voti.

Un calendario a parte è invece quello che riguarda le Regioni a statuto speciale. In Sicilia e Sardegna la tornata amministrativa è fissata per domenica 10 e lunedì 11 ottobre, con eventuale ballottaggio il 24 e 25 dello stesso mese. Date simili anche negli 8 comuni del Trentino Alto Adige, dove le urne però saranno aperte soltanto per una giornata: primo turno il 10 ottobre e secondo il 24. ll 7 novembre (con eventuale turno di ballottaggio il 21 novembre) si svolgeranno le elezioni amministrative straordinarie per i comuni sciolti per infiltrazioni mafiose.

Ci si domanda che impatto potrebbe avere il voto sulle dinamiche che regolano le alleanze tra le principali forze politiche e sul governo. Per avere un quadro generale non bisognerà valutare solo i risultati delle grandi città, ma anche delle località di media e piccola grandezza. E in ogni caso il quadro sarà parziale, dato che si vota comunque solo in una parte del Paese e che si tratta di consultazioni amministrative, in cui le regole e, specialmente, le logiche delle motivazioni di voto, spesso dirette più alla persona del candidato sindaco che alla preferenza di partito, sono diverse da quelle adottate per le elezioni politiche. Trarne indicazioni su possibili esiti delle elezioni politiche che potrebbero aver luogo fra un anno e mezzo è molto complicato.

I risultati delle elezioni comunali conteranno in particolar modo per le forze politiche del centrodestra e per la pseudo alleanza Pd-M5s: sarà inevitabile una “conta” interna. Più che sulla tenuta del governo (Draghi si è tenuto ben lontano dalla campagna elettorale), questa tornata può avere conseguenze nelle dinamiche che regolano le alleanze tra le principali forze politiche, con Fratelli d’Italia che insidia la Lega da una parte e Pd e M5s alla prima prova elettorale rilevante con le “nuove” leadership di Giuseppe Conte ed Enrico Letta. Pd e M5s corrono insieme, oltre che in Calabria, a Bologna e Napoli per quanto riguarda i capoluoghi di Regione, in 5 capoluoghi di provincia (Varese, Pordenone, Ravenna, Grosseto e Isernia) su 14, e in 27 comuni sopra i 15mila abitanti su 97. Letta e Conte dichiarano di andare d’amore e d’accordo ma nei rapporti molto influirà il sostegno reciproco nei ballottaggi nelle città dove al primo turno Pd e M5s sono andati separati.

Queste amministrative capitano in un frammento di legislatura molto particolare, nella quale i partiti si stanno “ripensando”: è un dato di fatto che lo scenario venuto fuori dalle elezioni politiche del 2018 appartiene a un altro mondo, e al contempo il vero appuntamento fondante di questa fase politica non sono queste elezioni comunali bensì l’elezione del presidente della Repubblica tra quattro mesi, a febbraio 2022: sarà la figura di garanzia durante la ricostruzione post-pandemica.

Mario Draghi ha mantenuto la linea della totale “non ingerenza” nel risiko politico. Non è sfuggito a nessuno come nelle ultime settimane abbia accuratamente evitato di convocare vertici con i segretari di partito. Li sente e li incontra uno alla volta. Le decisioni vengono prese nelle cabina di regia composta dai suoi ministri. Così farà anche dopo le amministrative. Non sarà mai il presidente del Consiglio ad abbandonare l’agenda di governo per la quale è a Palazzo Chigi.  Solo un risultato troppo sbilanciato a favore di centrodestra o centrosinistra potrebbe far saltare alcuni equilibri, convincendo uno o più partiti della necessità di esporsi per interrompere questa esperienza di governo: ma non è uno scenario particolarmente “caldo”, almeno fino alle elezioni per il nuovo presidente della Repubblica: per molti osservatori è proprio Draghi il candidato numero uno.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

....

Raccontiamo nuove storie

Commenta

Top