Elezioni Cile: la spunta Gabriel Boric

Scongiurata la svolta reazionaria le elezioni di ieri sanciscono la vittoria dei socialdemocratici. Affluenza record alle urne nonostante il clima di generale sfiducia che domina il paese.

Si chiudono  con la vittoria del 35enne socialdemocratico Gabriel Boric le elezioni del piccolo stato sudamericano del Cile. Al termine della lunga volata elettorale il paese ha scelto il più rassicurante dei candidati in lizza preferendo alla figura espressione dell’estrema destra di  Josè Antonio Kast quella di Boric, ex leader del movimento studentesco e deputato dal 2014 chiara espressione della sinistra del paese. Vengono così ribaltati i risultati del primo turno elettorale che avevano sancito la vittoria parziale del candidato della destra che si presentava all’appuntamento elettorale di ieri con tutte le carte in regola per guidare nei prossimi anni il paese .

 

L’elezione dei record.

Quelle che sono state definite come le elezioni più importanti del Cile post Pinochet si chiudono con un duplice record nella storia politica di questo paese, innanzitutto per essere quelle che hanno visto la più alta partecipazione dell’elettorato, circa  8 milioni di votanti e soprattutto per aver condotto alla nomina del più giovane presidente dello stato sudamericano che raggiunge la presidenza all’età di soli 35 anni. Con le operazioni di spoglio quasi terminate sono ben 4,6 milioni di cileni che hanno sancito quest’ultimo risultato consentendo a Boric di vincere la  disputa con il 55,6% dei voti totali contro il 44,14% di preferenze conquistate dal suo avversario. Numeri che esprimono in sé un'altra affermazione senza precedenti per Boric che diventa di gran lunga il presidente più votato della storia cilena.

 

Boric VS Kast: due mondi contrapposti.

Non c’erano  dubbi all’indomani del primo turno elettorale sul fatto che il risultato finale sarebbe stato determinato dall’elevatissimo numero di indecisi che con la loro scelta avrebbero, all’appuntamento finale, sancito la vittoria di uno dei due candidati. Una larghissima percentuale di indecisi che nonostante il diffusissimo senso di sfiducia verso la politica imperante nella società cilena ha deciso, comunque e responsabilmente,  di prendere parte attiva alla scelta propendendo verso una determinata visione politica del paese e bocciandone decisamente quella alternativa. Agli occhi dell’elettorato è apparso evidente che la differenza tra le candidature non fosse una questione di sfumature ma l’espressione di due modi contrapposti di intendere il paese negli anni futuri. Alla fine è prevalsa l’idea più rassicurante, quella facente capo a Boric, espressione della  sinistra riformatrice in luogo di una possibile svolta reazionaria rappresentata da Kast. Svolta reazionaria ben delineata dai tratti salienti e dalla storia personale del candidato dell’ultra destra, simpatizzante nostalgico dell’ex dittatore Pinochet, antiabortista e sostenitore di scelte bizzarre ed estreme in tema di migrazione. Spetterà ora al giovanissimo Boric, sostenuto in maniera coesa da tutte le forze della sinistra nazionale, far seguire ai proclami elettorali, quella necessaria ventata riformatrice promessa al paese che possa magari scuoterlo dal suo torpore,  dopo le tante scottature subite, convincendolo a dar credito al suo programma politico nei prossimi anni. Un paese, il Cile, che vive quasi assopito dopo i tanti anni di dittatura e  incapace di svoltare realmente, una volta riconquistata la democrazia, liberandosi una volta per tutte da un passato ancora ingombrante che le fallimentari esperienze governative che si sono succedute nel tempo non sono riuscite a scalfire. Un compito difficile attende il neo presidente, ma anche un compito imprescindibile,  per conquistare uno spessore politico di rilievo e per non passare alla storia semplicemente per essere stato scelto solo come il male minore tra le alternative in gioco.

 

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