Direttiva europea 908: stop alla plastica monouso.

A pochi giorni dall'entrata in vigore della direttiva comunitaria il nostro paese non è ancora pronto a garantirne la piena efficacia.

Prepariamoci a dare l’addio a forchette, cannucce, coltelli e bacchette in plastica e in genere a tutti gli utensili monouso che negli decenni sono entrati a far parte della nostra quotidianità. Dovrebbe essere questo l’effetto,più impattante,  della direttiva europea 904 nota come SUP (Single plastic products) che entrerà in vigore dal prossimo 3 luglio, obbligando gli Stati membri a un drastico ripensamento della disciplina relativa al packaging e al confezionamento di migliaia di prodotti di consumo destinati al mercato.

Per quanto attiene l’Italia, tuttavia,  gli effetti del provvedimento saranno, almeno per i prossimi due anni mitigati,  dall’esenzione stabilita dal nostro governo relativa ai contenitori in plastica monuso per alimenti “salvati”in tutti i casi in cui non risulta possibile l’uso di alternative. Esenzione determinata proprio dalla consapevolezza dell’impossibilità immediata, sotto il profilo industriale, di adeguarsi fin da subito.

 

La ratio della direttiva.

La ratio sottesa all’importante disposizione europea, come appare evidente,  è quella di combattere l’inquinamento derivante dalla dispersione del materiale plastico nell’ambiente e soprattutto nei mari.  Presa consapevolezza che la dispersione di materiale plastico rappresenta in termini numerici circa un terzo dei rifiuti marini, l’intento è quello di contenere le  gravissime conseguenze ambientali che si originano. Conseguenze che rischiano di compromettere attraverso l’assorbimento delle  microparticelle plastiche la salute non solo delle specie marine, già fortemente compromessa, ma anche della specie umana.

Il provvedimento emanato due anni fa e di cui si aspetta a giorni l’entrata in pieno vigore attraverso l’obbligo di ricezione degli stati membri, mira così a scardinare la pessima abitudine di far ricorso quotidianamente  agli utensili monuso  che rappresentano il 61% di tutti i rifiuti plastici in Europa.

Situazione sensibilmente peggiorata nei lunghissimi mesi della pandemia dove si è assistito ad un forte aumento nel consumo di packaging non riciclabile eo riciclabile in percentuali irrisorie.

 

Le ulteriori prescrizioni.

La direttiva europea non si limita solo a bandire i prodotti plastici di consumo di cui si è accertata la pericolosità ambientale (una decina in tutto) ma determina anche una stringente disciplina volta regolamentare le tipologie d’imballaggi consentite, introducendo inoltre una serie di ulteriori precise misure  destinate gradualmente ad entrare in vigore in ogni Stato membro.

In questa ottica vanno lette le norme che impongono i produttori a farsi carico finanziariamente dell’attività di raccolta dei rifiuti e l’imposizione di percentuali di riciclo delle bottiglie immesse al consumo che vanno dal 77% da realizzare entro il 2025 fino al  90% da raggiungere entro e non oltre il 2030. Infine si disciplina anche la stessa composizione delle miscele utilizzabili che devono contenere, entro il 2025 almeno il 25% di materiale riciclabile, percentuale che dovrebbe, poi, salire entro il 2030 al 30%.

Una disciplina complessa e impegnativa che per quanto possa originare una serie di profondi sconvolgimenti sul piano industriale imponendo una sostanziale rivoluzione rispetto alle normali modalità in essere, rappresenta al contempo stesso  una scelta inderogabile da attuare senza tentennamenti se si ha cuore le sorti del nostro pianeta.

 

 

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