De Luca difende lincremento degli addizionali IRPEF in Campania.

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E’ un De Luca convinto e a tratti spavaldo quello che difende a spada tratta la scelta di incrementare l’addizionale IRPEF regionale e con ciò dando vita a una scelta palesemente contro tendenza rispetto a quanto deciso e attuato dalle altre regioni italiane. Proprio su questa decisione si sono condensate gran parte delle discussioni che hanno accompagnato il provvedimento economico regionale segnando l’insofferenza dei partiti di opposizione e soprattutto di quella destra sempre pronta a scendere sul piede di guerra quando si sceglie l’incremento della tassazione come risposta alle necessità del momento. Ma il governatore dinanzi a simili polemiche non ha necessità di scuotersi e meno che mai d’intimidirsi anzi tira ben dritto a difesa delle sue scelte confidando sulla sua forza politica che, bisogna dirlo, in gran parte è espressione dell’’inconsistenza delle forze di opposizione politica

 

Un aumento a costo zero.

La principale difesa utilizzata dal governatore della regione per sostenere l’incremento dell’addizionale IRPEF è che si tratti di una sorta di aumento a costo zero per le tasche dei contribuenti campani, nel senso che l’incremento sarebbe neutralizzato dall’avvenuto adeguamento delle aliquote IRPEF operato dal governo Draghi a livello nazionale. In sostanza, secondo quanto affermato dal governatore si tratterebbe sostanzialmente di un semplice dirottamente di risorse dal pianto nazionale a quello regionale senza alcun reale effetto incrementale. Per quanto attiene, invece, ai motivi di opportunità che hanno indotto all’adozione del provvedimento, De Luca non ha peli sulla lingua quando chiama  in causa l’operato delle precedenti amministrazioni regionali, colpevoli a suo dire, dell’attuale debito pari a 5,5 miliardi. In tale ottica l’adeguamento dell’IRPEF regionale diventerebbe lo strumento prescelto per continuare l’opera di risanamento dei bilanci regionali senza tuttavia tralasciare la correlativa attività di taglio degli sprechi della politica che rimane uno degli argomenti centrali quando si parla di peso fiscale nel nostro paese.

 

 

Le reazioni dell’opposizione.

Era fin troppo prevedibile che una scelta impopolare  del genere, in questo particolare momentino storico  creasse la ferma reazione dei partiti di opposizione e in particolar modo  di quella destra, sonoramente sconfitta alle ultime elezioni ed in evidente difficoltà dal punto di vista politico. Difficoltà così evidenti da lasciare la leadership del governatore come un dato intoccabile e quasi tacitamente acquisito per il prossimo futuro.

La tesi di De Luca non convince le opposte fazioni politiche che bollano l’iniziativa intrapresa come l’ennesimo ricorso della politica all’aumento delle tasse per far quadrare i conti, denotando l’incapacità dell’amministrazione a  gestire la cosa pubblica, a livello regionale, in maniera ottimale ispirandosi univocamente ai criteri di buon governo.

La stessa teoria in base alla quale gli effetti dell’incremento previsto a livello regionale sarebbero annullati dalle disposizioni nazionali in materia di IRPEF vengono confutate nel merito dai partiti di opposizione che invece al riguardo parlano di una vera e propria stangata che attenderebbe i cittadini della regione per il prossimo triennio, quantificabile in 590 euro all’anno per il 90% delle famiglie campane.

Ma aldilà delle polemiche relative al merito del provvedimento le opposizioni denunciano lo stesso anche dal punto di vista formale quando si denuncia da più parti la scarsa partecipazione democratica alla  discussione che ha condotto all’adozione del provvedimento. Le opposizioni, a tal proposito, parlano di una discussione strozzata in commissione che non avrebbe consentito alle opposizioni di apportare i propri contributi come  generalmente dovrebbe avvenire per ogni provvedimento in democrazia.

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