Dati Immatricolazioni auto: settembre il mese del sorpasso dellelettrico puro sullibrido.

Gli eco-incentivi statali fanno volare nel terzo trimestre dellanno le immatricolazioni dellelettrico puro.

I dati delle immatricolazioni di fine estate confermano la crescente  sensibilità degli italiani verso la mobilità green. Ormai l’obiettivo dello zero emissioni di cui si fa un gran parlare negli ultimi tempi e in particolare nell’ultima settimana per la COP26, sembra ispirare buona parte degli italiani quando si tratta di scegliere una nuova vettura. La tendenza emersa nello scorso agosto e in maniera ancora più decisa  nel successivo mese di settembre è che gli italiani stiano abbandonando anche le motorizzazioni ibride optando in maniera sempre più convinta per l’elettrico puro. Il dato delle immatricolazioni, a tal proposito documenta l’avvenuto sorpasso dell’elettrico puro nello scorso settembre che conquista l’8% del mercato contro il 5,2% delle ibride plug-in.

 

Crescita dell’elettrico trainato dagli incentivi statali.

Non v’è dubbio che gran parte del successo confermato dalle immatricolazioni di agosto e settembre è dovuto alla forte politica di incentivazioni messa in capo dallo Stato. Incentivazioni che hanno permesso di abbattere una delle principali criticità relativa alle auto elettriche, vale a dire il prezzo che di solito è  il doppio rispetto a un corrispondente modello endotermico. Approfittando degli eco incentivi statali, andati letteralmente a ruba, gli acquirenti di nuove vetture hanno potuto scegliere l’elettrico a prezzi vantaggiosissimi, spesso arrivando ad uno sconto fino a 10.000 euro con la rottamazione.

 

Fondi esauriti e rischio calo delle immatricolazioni nel quarto trimestre 2021.

L’esaurimento dei fondi statali risalente alla metà dello scorso settembre con ogni probabilità provocherà un rallentamento nelle vendite di auto elettriche nel quarto trimestre dell’anno in corso. Il trend virtuoso  che conferma l’acquisita sensibilità degli italiani verso la  mobilità green potrà, così, riprendere vigore solo a partire dal prossimo 2022 quando ritorneranno disponibili i fondi stanziati con l’ultima  legge di bilancio.

In un sistema che ha sostanzialmente funzionato bene, contribuendo a determinare scelte consapevoli e rispettose  dell’ambiente, l’unica evidente criticità è rappresentata dalla mancanza di un programma a largo respiro in grado di garantire leve commerciali di sostegno alla domanda dotate delle caratteristiche della continuità e con ciò contribuendo a dare stabilità al mercato dell’elettrico.  L’attuale procedere a singhiozzo, con fondi erogati ad intermittenza, potrebbe alla lunga condurre ad effetti disincentivanti rendendo impossibile, per il nostro paese,  la realizzazione dell’ambizioso proposito esplicitato dalla Commissione Europea, vale a dire arrivare a vietare la  vendita di veicoli termici a partire dal 2035.

 

Il problema della distribuzione delle stazioni di ricarica

  1. È evidente che il primo problema da risolvere una volta che nel paese si troveranno a circolare in buon numero auto elettriche è garantire un numero appropriato di stazioni di ricarica. Preoccupazione già prese in esame dal PNRR con la previsione, entro il 2030,  di ben 7.500 stazioni di ricarica sulla rete autostradale e di 13.500 nei centri urbani che dovranno numericamente essere in grado di soddisfare la richiesta di energia dei 4 milioni di veicoli elettrici e dei 2 milioni di ibridi plug-in. In fase di ultimazione da parte del ministero della transizione energetica  i due pilastri che dovranno funzionare da ausilio alla sviluppo delle stazioni di ricarica elettrica: il Piano nazionale delle infrastrutture di ricarica elettrica e la Piattaforma unica nazionale su cui dovranno convergere le informazioni relative alle colonnine presenti sul territorio nazionale.Altra problematica per dare un senso compiuto al tutto è quella relativa all’energia utilizzata per il sistema di ricarica che dovrà logicamente essere pulita e cioè proveniente da fonti rinnovabili. Di qui la necessaria installazione prevista di una quantità di fotovoltaici ed eolici in grado di generare almeno 70 GW.

 

I costi della transizione energetica.

Una volta preso coscienza che la transizione energetica necessaria per arrivare al risultato delle   0 emissioni di CO2 non sarà né semplice e né indolore e per certi versi anche notevolmente dispendiosa bisognerà  anche considerare in termini di costi quanto sarà necessario per il segmento della mobilità. Purtroppo tra i costi  è giusto tener in considerazione oltre agli  investimenti economici  necessari, peraltro già stanziati,  quello ulteriore  rappresentato dalla ricaduta sul fronte occupazionale.A tal proposito si stima che la transizione energetica nel settore della mobilità comporterà un sacrificio  occupazionale  di 70.000/100.000 posti di lavori nell’automotive in meno di 14 anni, circa il 25% degli occupati nel settore.

 

 

 

 

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