COP26:ultima chiamata per l'ambiente.

.

La lotta al cambiamento climatico segna un’altra data fondamentale che è quella che va dal primo al dodici novembre  quando a Glasgow ci sarà la Conferenza sui cambiamenti climatici. L’evento noto con l’acronimo COP 26 segnerà un passaggio fondamentale non solo per rafforzare la sensibilità sulle tematiche ambientali dei principali stati della comunità internazionale ma anche per ridare impulso alla lotta contro il cambiamento climatico.

Esigenza quest’ultima divenuta d’importanza decisiva all’indomani della pubblicazione del Global Risk Report 2021, il rapporto sui rischi globali, ad opera del World Economic Forum, nel quale si conferma ancora una volta il cambiamento climatico come la principale minaccia esistenziale dei prossimi 5 anni. L’evento di Glasgow, del prossimo autunno, arriva nel momento più opportuno proprio quando lo stesso Rapporto denuncia una sorta di indebolimento della cooperazione globale sul rischio climatico. Un appuntamento, quindi, che per il bene dell’intero genere umano dovrà segnare necessariamente  un punto di svolta in grado d’invertire questa tendenza rilanciando attraverso una fortebrisposta multilaterale quella lotta che  negli ultimi tempi aveva prodotto qualche buon risultato.

 

A Glasgow il rilancio dell’accordo di Parigi.

L’evento del prossimo novembre sarà, forse, l’ultima occasione per dotare di un qualche contenuto efficace l’insieme degli orientamenti emersi nell’accordo di Parigi, e quindi per salvaguardare l’operatività di quell’accordo come documento guida nella  lotta al cambiamento climatico. Il compito che attende il COP26, a presidenza britannica, si presenta come particolarmente impegnativo essendo finalizzato alla stesura del cosidetto “libro delle regole di Parigi” espressione con il quale s’indica il compito di delineare gli aspetti tecnici essenziali per dare attuazione concreta all’accordo  e soprattutto per realizzare l’obiettivo concordato a quell’epoca: mantenere l’aumento massimo della temperatura di 1,5 gradi centigradi riducendo contestualmente le emissioni globali di CO2.

 

Gli elementi di preoccupazione

Superata la pandemia ci troveremo, secondo l’analisi dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, a una sensibile crescita della domanda di energia frutto della ripresa economica. L’Agenzia, sul punto stima un +4,6%  di domanda energetica , costituto da un incremento del 70% di domanda  proveniente dai mercati emergenti e dalle economie in via di sviluppo. Quest’ultima circostanza induce a ritenere più che probabile un incremento  anche la domanda di combustibili fossili responsabili di gran parte delle emissioni pregiudizievoli per l’ambiente. Una situazione che preoccupa nella misura in cui si stima che molto probabilmente determinerà un incremento del 5% delle emissioni complessive invertendo la tendenza al calo delle stesse che aveva caratterizzato gli ultimi anni.

 

L’attivismo di Biden e la necessità di misure multilaterali

Se le previsioni non sono ottimistiche la lotta al cambiamento climatico potrà, tuttavia, avvalersi dell’impegno attivo degli Stati Uniti, mai come oggi pronti ad assumere, con la presidenza Biden, un ruolo centrale nelle tematiche ambientali mondiali.

L’attivismo di Biden sarà sicuramente un’arma in più da sfruttare per poter tirare fuori dalla conferenza di novembre un risultato deciso e meno timido da ognuno dei partecipanti per riportare, anche nelle contigenze del momento, l’intero discorso ambientale su quella scia virtuosa faticosamente assunta negli ultimi anni.

Quello che sembra evidente tuttavia che per vincere questa battaglia, da cui dipendono le sorti del nostro pianeta, è indispensabile un deciso sforzo collettivo perché l’impegno isolato di singoli stati non basta a realizzare alcun effetto apprezzabile così come ha dimostrato il sostanziale fallimento della COP25. La sfida ambientale è quindi una sfida che si vince insieme e attraverso uno sforzo multilaterale comune.

Non avrebbe, così, particolarmente senso confidare in risultati positivi senza tirare in maniera convinta nella lotta almeno 5 soggetti che risultano essere davvero indispensabili e dalla cui capacità di spogliarsi degi interessi particolari, in nome dell’interesse generale e comune, dipendono gli esiti della sfida stessa.

Soltanto il pieno e sincero coinvolgimento dell’Unione Europea, della Cina, della Russia e del Brasile oltre a quello scontato degli Stati Uniti può attribuire, infatti, alla difesa delle istanze ambientali quella forza necessaria per scongiurare gli effetti  pericolosi delle contigenze del momento e per dare a quanto disposto nell’accordo di Parigi qualche speranza di concreta realizzazione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

....

Raccontiamo nuove storie
Com

Commenta

Top