Contagi da variante Delta anche per i vaccinati

Uno studio americano lancia l’allarme: la trasmissione dagli immunizzati potrebbe essere più frequente di quanto ipotizzato

Secondo un rapporto redatto dai Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) e diffuso dal Washington Post e dal New York Times la variante Delta del Coronavirus causerebbe una malattia più grave delle altre variazioni scoperte in precedenza e si diffonderebbe facilmente come la varicella. I dati mostrerebbero come il contagio avverrebbe sia da parte dei non vaccinati che dei vaccinati, seppur in misura minore.

I CdC raccomandano quindi a tutti l’uso della mascherina in ambienti pubblici e in determinate circostanze. Lo studio evidenzia, inoltre, che con la variante del virus in circolazione il rischio per gli anziani di finire in ospedale o morire rispetto ai più giovani è maggiore indipendentemente se si è vaccinati o meno. La trasmissione dagli immunizzati potrebbe essere, dunque, più frequente di quanto ipotizzato finora.

Per questo, secondo i CdC, anche i vaccinati devono indossare le mascherine al chiuso dove la trasmissione del virus è maggiore. Le persone con un sistema immunitario debole dovrebbero invece metterle sempre. Così come bisognerebbe vaccinare quella fetta di popolazione che è a contatto quotidianamente con bambini, anziani o persone vulnerabili.

Il documento si basa sull’analisi di un focolaio a Provincetown nel Massachussets. Nello studio si afferma che le persone infettate dalla variante Delta hanno enormi quantità di virus nel naso e nella gola, indipendentemente dalla vaccinazione. E l’infezione con la Delta ha maggiori probabilità di portare a malattie gravi e ricoveri in ospedale, anche in terapia intensiva. Ma la vaccinazione protegge ancora dagli esiti peggiori: i vaccini sono altamente efficaci nel prevenire malattie gravi, ospedalizzazione e morte.

Anthony Fauci, consigliere della Casa Bianca sulla pandemia di Covid, ha detto che nessun vaccino mette al riparo al 100% dal contrarre l’infezione, ancor più perché il virus è cambiato. La protezione è infatti stimata all’88,5% dopo due dosi dall’Istituto superiore di sanità. I vaccini prevengono però le forme gravi della malattia.
I dati sulla mutazione Delta che abbiamo a disposizione oggi mostrano che il livello di infezione nelle mucose in una persona vaccinata è lo stesso di quello in una persona non vaccinata, ma in chi è vaccinato il rischio che la malattia si manifesti in forma grave è più basso. È estremamente raro che una persona vaccinata, se pur contagiata, finisca in ospedale. Per questo gli immunologi insistono nel richiedere che le persone facciano il vaccino.

In Italia la prevalenza della variante Delta è in forte aumento, con valori oscillanti tra le singole regioni tra 80% e 100% secondo l’ultima indagine sulle varianti dell’Iss. Calano drasticamente invece i casi di variante alfa (detta “inglese”). Contro la variante Delta il primo e più importante antidoto è completare il ciclo vaccinale. La vaccinazione riduce, infatti, in modo significativo il rischio di ospedalizzazione e morte e questo vale per tutte le fasce di età e per tutti i vaccini.

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