Clima, economia e politica internazionale: il bilancio del 2021

Il mondo si prepara a festeggiare e a chiudere il capitolo in corso: un anno difficile per lemergenza sanitaria e pieno di trasformazioni politiche, economiche e sociali.

Il 2021 volge al termine e porta con sé un anno denso di importanti cambiamenti a livello globale, che sono stati alimentati da tante problematiche legate all’imprevedibile variante Covid.

In effetti, lo schema che si riconosce osservando i grandi temi e problemi del 2021 è a forma di raggiera con al centro un nucleo comune, in cui risiedono le questioni economiche e politiche già conosciute, e caratterizzato da un filo rosso che attraversa e influenza tutti i raggi: l’emergenza sanitaria.

 

Ma quali sono le questioni che si irradiano da questo nucleo?

 

Cambiamenti climatici

Un tema che ha attraversato tutto il 2021 e che anzi, proprio in questo periodo, ha conosciuto grande condivisione sociale e mediatica è quello legato ai cambiamenti climatici e all’attivismo green. La pandemia ha sicuramente permesso una maggiore riflessione sulle questioni ambientali, ma nonostante ciò anche quest’anno è stato "tutto fumo e niente arrosto": come spesso già si è verificato, la predisposizione dei grandi governi a intervenire concretamente sulla questione inquinamento, attraverso le proposte a sostegno di alternative ecosostenibili, c’è ma non si trasforma mai in azione diretta e determinante. E quindi, come purtroppo afferma il WWF, questo 2021 che secondo le previsioni sarebbe stato «l'anno della transizione ecologica, della ripresa green indotta dal Pnrr» è solo un altro fantasma pronto a scomparire, soprattutto se si pensa ai grandi propositi della COP26, riunitasi a novembre, e degli altri summit organizzati riguardo le contromisure per rallentare i cambiamenti climatici.

 

Crisi economica

Siamo diretti verso un altro tracollo economico? Difficile prevederlo, ma senza dubbio l’alone di incertezza, dovuto alla crisi sanitaria che avvolge il mondo, non favorisce un’interpretazione facile: la variante Covid è imprevedibile e un altro lockdown sostenuto dalla diffusione di altri ceppi del virus potrebbe effettivamente danneggiare decisivamente le tendenze economiche a livello globale. Ma tralasciando il grande caso Covid, il noto imprenditore e guru dell’economia, Ray Dalio, è sicuro: il 2022, sulle riserve del 2021, sarà l’anno di un grosso tracollo economico e le sue convinzioni si fondano su un’attenta osservazione della scacchiera politica globale. Oggetti esclusivi delle osservazioni del grande scrittore sono, da una parte, gli Stati Uniti e Biden, e, dall’altra parte, l’asteroide vagante con il nome Cina, che nel 2021 ha saputo come dire la propria nel panorama politico globale. Per Dalio questo scontro potrebbe assestare un colpo determinante all’economia globale, scontro che in tanti stanno sottovalutando. E in effetti, secondo i dati dell’Istituto per gli studi di Politica Internazionale, gli Italiani ritengono che la maggiore minaccia al momento a livello globale sia propria la Cina e questo è un valore abbastanza eloquente.

 

I grandi cambiamenti politici

Il 2021 è stato il primo anno da Presidente per Joe Biden, che sicuramente ne è stato grande protagonista; in primis, sul piano della politica interna statunitense, ma anche, e forse soprattutto, su quello della politica estera: Biden è stato spesso in Europa, dialogando e avvicinandosi pacificamente all’UE; poi, contro le critiche dei conservatori cristiani americani, ha fatto visita al Papa, omaggiandolo, l’unico insieme a Kennedy; ed è stato, è e sarà protagonista dello scontro politico ed economico con la Cina: entrambe le potenze si contenderanno nel 2022 il ruolo di Paese egemone a livello globale. In Europa è stato l’anno delle grandi trasformazioni: in Italia, con i cambi al Parlamento, Conte e Draghi, e le amministrative e la vittoria della sinistra a tavolino contro una destra quasi non pervenuta; la Germania, protagonista quest’anno di una grande corsa elettorale, da poco ha il suo nuovo cancelliere, Scholz che sostituisce Angela Merkel; la Francia, invece, si è preparata alle prossime elezioni: tanti i candidati per le prossime presidenziali, tra una destra sempre affermata con Macron, Le Pen e Valérie Pécresse e una sinistra che fatica a farsi notare. Il 2021 è stato anche l’anno dell’ufficializzazione della Brexit, che nata come una manovra necessaria per i cittadini inglesi, ora invece è considerata da 6 elettori su 10 forse come un errore.

 

Insomma, il 2021 si chiude e il bilancio oscilla tra un "risultato" positivo e negativo. Le conseguenze dei cambiamenti, che quest'anno si porta dietro, si proiettano già verso il 2022: sarà quindi l'arrivo del nuovo che ci darà lo spunto di riflessione decisivo per guardarci indietro e rendere nitido questo "vecchio" 2021.

 

 

 

 

 

 

 

 

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