Che ne sanno loro

La “Lettera di uno studente universitario ai genitori” che attentano alla sua autostima, sono figli degli anni d'oro della DC, della Milano da bere e del debito pubblico alle stelle. L’istruzione è l’arma più potente che abbiamo per cambiare il mondo.

Alcuni studi hanno dimostrato che ogni qual volta siamo vittime di epidemie, crisi economiche, emergenze internazionali e cataclismi, assistiamo anche ad un incremento dei casi di auto-soppressione. Secondo i dati della Fondazione BRF, Istituto per la Ricerca in Psichiatria e Neuroscienzeogni anno in Italia assistiamo in media a circa 4mila suicidi e dal primo gennaio 2021 vi è un Osservatorio Suicidi (generale) che monitora, in base ad un’attenta analisi delle notizie di cronaca (locali e nazionali), gli atti suicidari, tentati e tragicamente conclusi.

Il periodo che stiamo vivendo mostra quanto sia utile un supporto psicologico per gli studenti, utile per affrontare problematiche inerenti gli insuccessi, manifestazioni di ansia eccessiva o difficoltà nelle relazioni interpersonali. L’Università rappresenta una tappa decisiva per la crescita e la maturazione, essendo una fase di cambiamento. Molte Università offrono servizi di consulenza sui temi della motivazione, del metodo di studio e  dell’ansia da esame in modo da imparare a gestire i dubbi sulle proprie capacità personali. Un punto di ascolto può essere salvifico per fronteggiare questi problemi.

In un centro d’ascolto potremmo ascoltare questa “Lettera di uno studente universitario ai genitori”.

«È difficile avvicinarsi ai trent’anni oggi.

Siamo figli delle generazioni che con la terza media avevano accesso a tutti i concorsi. Che ne sanno loro che ci urlano in faccia che siamo dei falliti. Per lo stesso concorso che loro hanno superato con la licenza media, oggi devi avere una laurea magistrale, qualche master, essere giovane, studiare per la preselettiva, superare prove scritte e prove orali, avere conoscenze di informatica e parlare inglese fluente.

Che ne sanno loro che, con un diploma serale, hanno attività commerciali mantenute da giovani sottopagati, a nero, che studiano nelle ore libere (e, se non ci sono, se le inventano).

Che ne sanno loro che “i giovani di oggi stanno sempre con il cellulare in mano” e mandano i buongiornissimo e gli Amen con la Madonna di Fatima glitterata.

Oggi viviamo di ansie, di paure, di umiliazioni e di mancata educazione proprio da parte di coloro i quali sono i principali responsabili del degrado culturale che ha generato tutto ciò.

Ci hanno condannato e, non contenti, ci puntano il dito contro perché “io a 25 anni lavoravo e tenevo due figli”.

Nel 2021 è difficile essere giovani perché, se gli “adulti” non comprendono le tue ansie, o te le tieni per conto tuo o te le fanno venire».

L’ansia è una brutta bestia. E può portare a gesti estremi, come è accaduto qualche settimana fa presso la Facoltà di Lettere e Filosofia della Federico II di Napoli, quando uno studente non ce l’ha più fatta. Quel giorno doveva discutere la tesi, almeno per quanto aveva riferito ai familiari. In realtà raccontava ai suoi, da anni, di un percorso universitario diverso dal reale, che mai aveva compiuto. E prima o poi il castello di sabbia si sgretola davanti alle pressioni di chi non riesce a guardare nel vuoto degli occhi. La fragilità, talvolta, si nasconde dietro ingenue fantasticherie.

Poi, non potendo più sostenere le bugie e il peso delle storie inventate, invece di discutere la tesi o di avere un colloquio di lavoro o l’agognata promozione, può accadere l’impensabile.

Ogni volta che un giovane si trova di fronte a un “alla tua età io ero”, è un attentato alla sua autostima. Ogni volta che “non volete fare niente voi giovani”, bisogna ricordare gli anni d'oro della DC, la “Milano da bere” e il debito pubblico che si ingrossava. Ogni volta che “studi e studi ma a che serve” occorre ricordare le parole di
Nelson Mandela
, leader sudafricano e vincitore del premio Nobel per la Pace nel 1993, che una volta disse: «L’istruzione è l’arma più potente che abbiamo per cambiare il mondo».

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